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Tre possibili vie d’uscita per evitare il caos al Paese

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Tre possibili vie d’uscita per evitare il caos al Paese

Sono tre le possibili vie d’uscita nella crisi - delle istituzioni, della politica, del sistema democratico - tra lo Stato spagnolo e la Generalitat catalana. L’avvio di un dialogo, sempre più difficile. Il commissariamento dell’autonomia regionale, oggi apparentemente inevitabile, con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione. Le elezioni anticipate in Catalogna, un’ipotesi che viene fatta sottovoce sia a Madrid che a Barcellona, seppure con motivazioni e obiettivi diversi. Del tutto impossibile invece immaginare una resa di Madrid di fronte alle rivendicazioni catalane, cioè la secessione con l’assenso del governo spagnolo.

In nessun caso ci saranno vincitori e comunque vada lo scontro tra la Spagna e la Catalogna, o meglio tra la Spagna e una larga parte della società catalana che vuole la secessione, lascerà ferite profonde. Ammesso che si arrivi a una soluzione in queste settimane, ci vorranno comunque anni prima di ritrovare un equilibrio, e decenni per arrivare a una vera pacificazione.

Dialogo sempre più difficile

Restano poche ore per tentare di avviare un dialogo tra Madrid e Barcellona. La lettera, in risposta all’ultimatum, del governatore catalano Carles Puigdemont è stata respinta dal premier spagnolo Mariano Rajoy nonostante affermasse che una dichiarazione di indipendenza non c’è mai stata. Domani mattina il governo spagnolo ufficializzerà l’applicazione dell’articolo 155. Puigdemont ha chiesto con insistenza la mediazione internazionale per intavolare una trattativa, e anche ieri ha rinnovato il suo appello all’Unione europea. Da Bruxelles hanno tuttavia sempre dichiarato il pieno sostegno al governo spagnolo, alla legalità e all’azione di Rajoy in difesa della Costituzione, chiamandosi fuori da «una questione interna a uno Stato membro». Anche i capi di governo europei hanno sempre appoggiato Madrid: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e anche il premier italiano Paolo Gentiloni non hanno avuto dubbi. A proporsi per una mediazione - per il momento in modo discreto e informale - sono stati i governi di Svizzera, Svezia e Slovenia. «Ma finché non si muove una grande cancelleria - dicono da Barcellona - il governo spagnolo continuerà a considerare la crisi catalana come una questione interna e non accetterà intromissioni».

«Senza dubbio, io credo che si debba cercare il dialogo fino alla fine e senza mai desistere. Il problema è - spiega Alberto Lopez Basaguren, professore di Diritto costituzionale all’Università dei Paesi baschi - che il dialogo proposto da Puigdemont è una trappola: vuole dialogare e negoziare sul processo verso l’indipendenza. Questo è il problema della lettera di Puigdemont: chi conosce cosa è uno Stato non può pensare che Madrid possa accettare che il suo diritto, la sua legge, non vengano applicate in una parte del suo territorio».

L’articolo 155

Le dichiarazioni ufficiali di Rajoy non lasciano molti dubbi. Il governo spagnolo si è sempre attenuto strettamente ai termini di legge, a volte nascondendosi dietro le norme per evitare di affrontare il nodo politico della questione catalana. Fino ad arrivare alle cariche violente della polizia in tenuta antisommossa contro i catalani ai seggi, per difendere la Costituzione da un referendum «illegale».

Dopo avere minacciato più volte il commissariamento, domani Rajoy attiverà l’articolo 155 della Costituzione, avrà quindi inizio il progressivo intervento in Catalogna per togliere funzioni e potere alla Generalitat. Ma anche l’applicazione dell’articolo 155 - e sarebbe una prima volta per la Spagna - è da definire nei modi e nei tempi. Fino a dove potrà spingersi il governo spagnolo? Potrà arrivare ad azzerare le autorità catalane e a indire nuove elezioni? I Socialisti che tengono in vita il governo Rajoy, premono per un’applicazione soft. «Tutti gli Stati federali hanno nella Costituzione gli strumenti per imporre coattivamente il loro diritto. Il dialogo potrà essere avviato solo se la Generalitat smette di infrangere il diritto vigente», dice ancora Basaguren, il massimo esperto spagnolo dei processi indipendentisti, anche per avere studiato a lungo i casi di Scozia e Quebec.

Nuove elezioni per ripartire

Fonti vicine al governo spagnolo, dicono che Rajoy due giorni fa aveva proposto a Puigdemont una tregua in cambio di elezioni anticipate in Catalogna. È forse questa l’unica via che potrebbe scongiurare l’applicazione dell’articolo 155: i due fronti si sfiderebbero in una campagna elettorale tesissima ma restando comunque dentro le regole democratiche. Puigdemont potrebbe anche decidere di andare al voto dopo aver dichiarato in modo unilaterale l’indipendenza, alzando ancora il livello dello scontro. «Gli indipendentisti - dice Basaguren - chiedono l’indipendenza senza avere dimostrato di avere una maggioranza, anche se dietro di loro c’è una parte qualitativamente molto rilevante della società catalana». Per Basaguren, «l’unica soluzione è una profonda modifica della Costituzione, in senso federale. Non ci si può accontentare - dice - di un patto tra élites di partito che avrebbe durata breve»

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