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Ue, nessuna concessione a Londra

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Ue, nessuna concessione a Londra

  • –Beda Romano

BRUXELLES

È una Gran Bretagna isolata quella che si è presentata ieri qui a Bruxelles per partecipare a una due-giorni di vertice europeo. I Ventisette sono tornati a mettere sotto pressione il Regno Unito perché faccia nuovi sforzi per trovare un pre-accordo sul divorzio dall’Unione. In compenso, sul fronte economico è riemersa una ormai classica divisione tra i Paesi più dirigisti e i Paesi più liberisti, mentre l’Unione non vede «spazio di mediazione» nel difficile contesto indipendentista catalano.

Il capo-negoziatore Michel Barnier «ci aggiornerà sugli ultimi sviluppi che sono sì incoraggianti ma non abbastanza per cominciare con la seconda fase del negoziato, che dovrebbe iniziare solo a dicembre», ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel prima dell’inizio dei lavori. Dello stesso avviso, il presidente francese Emmanuel Macron: «Siamo tutti uniti sulle constatazioni, sugli interessi, e sulle ambizioni, intorno a un solo negoziatore: Michel Barnier».

La strategia comunitaria prevede che una discussione sul futuro accordo di partenariato possa iniziare solo dopo che un primo accordo si sarà trovato su tre nodi: i diritti dei cittadini residenti in Gran Bretagna e nell’Unione, la frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda e gli impegni finanziari che Londra ha sottoscritto con i suoi partner. Per ora, non sono stati compiuti sufficienti progressi su questi tre fronti, e i Ventisette hanno rinviato a dicembre la decisione se passare alla seconda fase del negoziato.

A sorpresa la frustrazione sull’andamento delle trattative è giunta anche dai Paesi del Nord Europa, più vicini agli interessi britannici. Il premier olandese Mark Rutte ha spiegato: «Theresa May deve essere più chiara. Finora non lo è stata abbastanza». Il premier finlandese Juha Sipila si è detto «un po’ frustrato dal limitato progresso». Lo scoglio maggiore riguarda gli impegni finanziari. Il Regno Unito si è rifiutato finora di chiarire la sua posizione.

La signora May ha tentato di distogliere l’attenzione da questo nodo, cavalcando invece una lettera aperta ai cittadini europei pubblicata mercoledì sera nella quale ha assicurato che una intesa sulla questione è «vicina». Mentre lo sguardo di Bruxelles è concentrato sul divorzio, l’attenzione di Londra è rivolta al futuro partenariato, tanto da aver chiesto una transizione di due anni prima dell’uscita definitiva dal mercato unico.

L’idea della transizione piace ai Ventisette, ma questi non sono pronti a discuterla prima che sia trovata una intesa sul divorzio. Oggi, nella seconda giornata di lavori, i leader approveranno una dichiarazione che rinvia a dicembre una decisione sul futuro del negoziato, ma chiede a Bruxelles di prepararsi già ora «internamente» a tale evenienza. Unità, i Paesi membri l’hanno mostrata anche nel respingere qualsiasi «mediazione o intervento» dell’Unione per risolvere la crisi causata dalle tensioni catalane.

Intanto ieri i Ventotto hanno discusso di migrazione, economia digitale, energia. Sul primo aspetto, hanno reso merito all’Italia per il suo ruolo in Libia e ribadito l’importanza del Fondo fiduciario per l’Africa nell’arginare il numero di emigrati. L'impegno è di trovare un accordo su una riforma del diritto di asilo da qui a metà del 2018. Bruxelles ha poi preso atto che non vi è unanimità per negoziare con Mosca il progetto di gasdotto Nord Stream 2, ma intende premere perché se ne discuta con la Russia.

Sul fronte economico, è emersa ancora una volta la divisione tra Paesi più liberisti e Paesi più dirigisti. I Ventotto sono spaccati sull’opportunità di tassare unilateralmente l’industria digitale. Nella dichiarazione finale si dà mandato di studiare le varie ipotesi sul tavolo, ma non vi è impegno a prendere decisioni definitive. Sul versante commerciale, si è espresso il presidente Macron, ricordando che «i buoni accordi commerciali sono quelli che proteggono lavoratori e consumatori».

Undici Paesi – tra cui la Francia, non l’Italia - si sono uniti nello scrivere una lettera alla Commissione, criticando il negoziato con il Mercosur (il mercato comune dell’America latina). Temono l’invasione in Europa di carne bovina, in particolare. Per tutta risposta al presidente Macron, il premier svedese Stefan Löfven ha spiegato: «Non amo l’approccio di principio secondo il quale dovremmo rallentare i negoziati di libero scambio. Non è la nostra posizione. Abbiamo bisogno di intese commerciali».

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