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Giappone alle urne: Shinzo Abe gioca le carte Borsa e Pyongyang

IL VOTO

Giappone alle urne: Shinzo Abe gioca le carte Borsa e Pyongyang

Afp
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Non i due scandali che l'hanno toccato, relativi a presunti favoritismi per la nascita di nuove istituzioni educative. Non il primo voto alla Camera bassa (prima occorreva l'eta' di 20 anni per votare) ai diciottenni, che paiono allergici alla politica, e pero lo piu' indifferenti e persino conservatori (mentre ben il 30% dei votanti ha almeno 65 anni). Non il - di solito quasi inevitabile - logorio di consensi dopo cinque anni di governo. E nemmeno le minacce nordcoreane, che anzi e' riuscito a trasformare in un argomento in favore di una continuita' politica nel segno di una dura linea diplomatica di appoggio pieno agli Usa.

Il primo ministro Shinzo Abe, secondo i sondaggi, non dovrebbe incontrare troppi ostacoli a vincere le elezioni di domani per la Camera Bassa, che lui stesso ha convocato in anticipo di oltre un anno ovvero nel momento che ha ritenuto piu' favorevole (il che, per alcuni osservatori critici, e' parso vicino a una forzatura costituzionale). La maggiore incognita della giornata sembra il tifone Lan, che comincerà' domani a investire l'arcipelago per arrivare lunedi' mattina, indebolito, a Tokyo.

VENTI FAVOREVOLI AD ABE. L'economia da un lato e le intemperanze del leader nordcoreano Kim Jong Un dall'altro, sembrano aver favorito la scommessa di Abe sul voto anticipato, mentre gli errori tattici di quella che e' emersa come la sua principale avversaria, la governatrice di Tokyo Yuriko Koike, hanno fatto perdere slancio al “Partito della Speranza” da lei frettolosamente lanciato. Secondo gli ultimi sondaggi, la coalizione oggi al governo (Partito Liberaldemocratico presieduto da Abe e il Komeito) dovrebbe confermare una larghissima maggioranza parlamentare, vicina ai due terzi (sui 300 seggi su 465), anche se dovrebbe perdere un po di seggi. Peraltro in oltre il 20% dei 289 collegi uninominali e per il 15% circa delle 176 assegnazioni su base proporzionale i vincintori non appaiono scontati.

EMERGENZA PYONGYANG. I due missili lanciati dalla Corea del Nord di recente sopra lo spazio aereo giapponese sono stati l'occasione per Abe di accreditarsi come il leader in grado di gestire con decisione la percepita sempre piu' grave minaccia alla sicurezza nazionale, anche in vista dell'arrivo di Donald Trump a Tokyo ai primi di novembre. Il fattore Corea del Nord potra' probabilmente rendere piu' vicino un obiettivo molto importante per il premier: avviare le procedure per una revisione della Costituzione ultrapacifista, che anzitutto “costituzionalizzi” l'esistenza e il ruolo delle forze armate.

PIL IN RIPRESA. Sei trimestri consecutivi di crescita del Prodotto interno lordo – favorita da una politica monetaria ultra-espansiva che ha agevolato uno yen debole e quindi l'export, oltre che la Borsa – ha inoltre delineato un contesto che consente al premier di rivendicare il successo di varie iniziative di politica economia da lui promosse, anche se i critici ritengono che la crescita resti debole e a beneficio piu' delle grandi aziende esportatrici e immobiliari (e piu' in generale dei detentori di consistenti asset) che dei consumatori o dei lavoratori stipendiati. In piu', Abe ha aggiunto una dose di populismo, annunciando che il futuro rialzo dell'Iva dall'8 al 10% (previsto per l'ottobre 2019, dopo due rinvii) non andra' solo a ridurre il debito pubblico, ma per meta' andra' a finanziare capitoli di welfare, dall'educazione a misure in favore delle famiglie con bambini. Le opposizioni si dichiarano invece contrarie al rincaro dell'ipossia sui consumi.

BORSA SUGLI SCUDI. Per una fortunata coincidenza, Wall Street ha inanellato nuovi record, agevolando la recente performance eccezionale della Borsa di Tokyo: dall'inizio della campagna elettorale il 10 ottobre (e dopo i primi sondaggi favorevoli al premier), il Nikkei ha guadagnato il 5,4%. Fino a ieri, l'indice-guida del mercato azionario ha registrato 14 sessioni consecutive con il segno piu', cosa che non accadeva dal 21 dicembre 1960 all'11 gennaio 1961, i tempi del primo boom economico. La finanza tifa Abe quantomeno perche' la sua permanenza al potere significa continuazione delle politica monetaria ultraespansiva che agevola i prezzi azionari e i corsi immobiliari, mentre le grandi imprese hanno visto con il fumo negli oggi la proposta della Koike di tassare l'eccesso di liquidita' che non viene investito. Il Partito della Speranza dovrebbe diventare il primo partito di opposizione, ma più' o meno sui livelli dell'altrettanto nuovo Partito Democratico Costituzionale, schieramento di centro-sinistra che ha raccolto gli esponenti del Partito Democratico (principale schieramento di opposizione nell'attuale parlamento, ora praticamente disciolto)) che non sono confluiti nel Partito della Speranza. Anche perche' la Koike ha posto barriere all'ingresso che hanno cosi' finito per regalare ad Abe la solita opposizione frammentata e inefficiente.

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