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Heineken, Puigdemont e il sogno dei 75 Stati-regione

L'Analisi|euro-utopie

Heineken, Puigdemont e il sogno dei 75 Stati-regione

A questo punto della storia sarebbe interessante poter leggere nel pensiero i separatisti catalani più convinti. Oppure poter vedere i loro sogni,ammesso che davvero sognino l’indipendenza di notte, a occhi chiusi. Nelle ultime ore sono invece costretti a vivere un incubo a occhi aperti: nel suo slancio secessionista, Barcellona ha finito per perdere l’autonomia. Forse non era esattamente ciò che voleva Carles Puigdemont, accusato dalle autorità spagnole di disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole.

Di fronte a uno Stato centrale la cui Costituzione non permette strappi all’unità del Paese e a un’Europa che istituzionalmente non può riconoscere la sovranità nazionale autoproclamata da una regione in territorio Ue, la Catalogna ha le spalle al muro ed è isolata, ma continua la sua battaglia politica. C’è anche un sogno, un’aspirazione europeista dietro tanta disperata determinazione? Il tempo delle piccole patrie sembrava tramontato, soprattutto nell’Unione a 28(presto a 27)Paesi che aveva accolto al suo interno nuova eterogeneità etnica, storica e geopolitica, ma è un rischio insito nelle aspirazioni catalane e nei possibili effetti imitativi.

Ci fu un momento in cui qualcuno teorizzò un’Unione più efficiente e coesa attraverso la nascita degli Stati-regione, 75 in tutto, ognuno popolato da non più di 5-10 milioni di abitanti. Il magnate olandese della birra, Freddy Heineken, si fece aiutare all’inizio degli anni 90 da due storici dell’Università di Leida (Henk Wesseling e Wim vand den Doel) per formulare una teoria secondo la quale la frammentazione europea in queste entità medio-piccole avrebbe potuto contenere meglio le diverse pulsioni etniche e separatiste.

Disinnescate le più importanti tendenze centrifughe e le derive identitarie, gli Stati-regione avrebbero avuto una più agevole e pacifica interazione con le istituzioni europee. Non molto tempo prima della firma del Trattato di Maastricht, queste considerazioni vennero sistematizzate in un pamphlet dal titolo “Gli Stati Uniti d’Europa (Un’Eurotopia?)”. Nel 1994 venne istituito il Comitato delle regioni, ma da allora in avanti la nuova ragion d’essere dell’integrazione europea sarebbe stata progressivamente riconducibile agli Stati-nazione. Nemmeno l’idea di Freddy Heineken, animata da un sincero eurofederalismo, deve dunque albergare nella testa di Puigdemont, che invece dovrebbe trarre qualche insegnamento dall’appello che gli rivolse alcuni giorni fa, proprio dal Comitato delle regioni, il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk. Un invito a desistere dalla dichiarazione d’indipendenza da parte di chi viene da una minoranza etnica, i casciubi, slavi occidentali che vivono nella Pomerania orientale,oggi Polonia; e da parte di chi – sempre Tusk – aveva conosciuto il peso delle manganellate quando da attivista di Solidarnosc si era opposto a qualcosa/qualcuno di veramente autoritario e brutale.

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