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La via stretta della Catalogna tra politica e diritto

l’ANALISI

La via stretta della Catalogna tra politica e diritto

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L’amministrazione catalana sarà esautorata. I poteri del presidente della regione saranno assunti dal premier Mariano Rajoy, attraverso un suo rappresentante. Saranno convocate elezioni anticipate. Il Governo di Madrid ha deciso: ha invocato l’articolo 155 della Costituzione, che scatta nel caso in cui una «Comunità Autonoma non rispetta gli obblighi che le impongono la Costituzione o altre leggi, o agisce in forma che attenti gravemente all’interesse generale della Spagna».

Il Governo, evidentemente, ha ritenuto che quanto avvenuto finora fosse sufficiente. Non è stata giudicata necessaria la dichiarazione di indipendenza, che formalmente non c’è stata: il presidente della Catalogna Carles Puidgemont in realtà ha preso tempo per decidere che valore dare al referendum. Non c’è stata però neanche - si potrebbe argomentare a sostegno delle posizioni di Barcellona - un fatto nuovo, recente e rilevante, al di là della convocazione e poi della contrastata esecuzione del referendum, in grado da permettere al governo di Madrid di far scattare l’articolo 155.

Il consiglio dei ministri di Madrid, non a caso, ha invocato - come elemento giustificativo dell’attivazione della procedura - una «disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole», da parte della Catalogna, che avrebbe «gravemente attentato» all’interesse generale dello Stato. Non un evento, quindi, ma una continuità di comportamenti. Qualche dubbio può emergere: tutta la questione è evidentemente politica, ma la strada percorsa è segnata da norme giuridiche di natura costituzionale e in quanto tale la forma e la logica del diritto diventano essenziali.

La procedura prevede ora che il provvedimento di Madrid sia approvato dal Senato, dove il Partito popolare ha la maggioranza dei voti, la prossima settimana. Si prevede che il presidente Puidgemont sia rimosso dall’incarico, insieme all’amministrazione regionale. L’assemblea catalana resterà invece in carica, - e questo permette a Madrid di argomentare che non è in gioco la democrazia in Catalogna - ma avrà, secondo le indicazioni del Governo centrale, funzioni solo rappresentative e non potrà nominare un nuovo presidente e una nuova amministrazione. Madrid potrà esercitare sulle sue decisioni un potere di veto entro 30 giorni.

Entro sei mesi saranno convocate nuove elezioni, che promettono di essere molto combattute. Il Partito di Puidgemont , il Pdecat, ha già parlato di un «colpo di Stato contro il popolo della Catalogna», gli attivisti invocano resistenza a ogni passo del governo e hanno invitato i catalani a ritirare denaro dai conti correnti. Anonymus, il gruppo di hackers, ha bloccato il sito web della Corte costituzionale spagnola lanciando l’Operazione Catalogna libera. Sembra che, in previsione della possibilità di uno stallo, il governo di Madrid abbia previsto la sospensione degli stipendi per i dipendenti pubblici catalani riluttanti a eseguire i nuovi ordini.

Il problema, tutto politico questo, è che il processo di indipendenza non ha il sostegno e il consenso di una maggioranza schiacciante di catalani. Quando la Norvegia si staccò dalla riluttante Svezia - l’esempio più simile, tra i tanti che propone la storia europea anche recente - il referendum del 1905 raccolse il 99,95% dei voti a favore, con una partecipazione al voto dell’85% dei maschi (le donne non erano ammesse). Se anche il voto catalano non fosse stato ostacolato dalla polizia spagnola, non si sarebbero mai raggiunte percentuali simili. Il 1° ottobre i «sì» sono stati il 92% dei voti espressi, ma ha partecipato al referendum solo il 43,3% degli aventi diritto, che rappresenta - secondo le rilevazioni statistiche - la quasi totalità dei favorevoli all’indipendenza.

Un recentissimo sondaggio mostra che il 68% della popolazione è favorevole a nuove elezioni, e il 66,5% è contrario al commissariamento di Madrid. Solo il 29,3% vorrebbe però che Puigdemont dichiarasse l’indipendenza lunedì, quando è prevista la risposta ufficiale catalana alle iniziative di Madrid.

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