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Ue, solo un salvagente politico a May

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Ue, solo un salvagente politico a May

  • –Beda Romano

BRUXELLES

In un vertice per molti versi sottotono, i Ventisette hanno deciso ieri di maneggiare il bastone e la carota nei confronti del Regno Unito. Hanno rinviato in dicembre qualsiasi decisione su un negoziato dedicato al futuro partenariato, in attesa di un pre-accordo sul divorzio del Paese dall’Unione. Nel contempo, riuniti a Bruxelles, hanno però accettato di dare mandato alla Commissione europea perché si prepari già da ora alle trattative sulla futura relazione tra i due blocchi.

Nei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione «è molto chiaro che devono essere fatti passi avanti» sugli impegni finanziari della Gran Bretagna, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, al termine di un vertice europeo di due giorni qui a Bruxelles. «Speriamo che entro dicembre abbiamo fatto abbastanza progressi per permettere alla seconda fase di iniziare, ma questo dipende dal Regno Unito», ha aggiunto la signora Merkel in conferenza stampa.

Altrettanto chiaro è stato il presidente francese Emmanuel Macron: la Gran Bretagna – ha spiegato - è ancora «lontana dal conto sugli impegni finanziari» di Londra nei confronti dell’Unione europea. Serve, ha aggiunto, «uno sforzo importante da parte del Regno Unito» su quello che Bruxelles considera una delle priorità, oltre a quelle sui diritti dei cittadini e sul confine in Irlanda. Ciò detto, i Ventisette hanno voluto lanciare un messaggio accomodante a Londra.

Nelle conclusioni del vertice, i partner della Gran Bretagna hanno chiesto alla Commissione «di avviare discussioni preparatorie interne» dedicate alla seconda fase del negoziato,relativa al futuro partenariato tra i due blocchi. Mentre l’attenzione di Bruxelles è rivolta soprattutto al divorzio, Londra guarda più al futuro del suo rapporto con l’Unione. Il tentativo quindi è venir incontro alla signora May, in evidente difficoltà in patria nel gestire le diverse anime del suo governo conservatore.

È legittimo chiedersi se dietro a questa apertura di maniera (si deve presupporre che internamente le preparazioni relative alla seconda fase del negoziato siano già iniziate da settimane, se non mesi) non si nasconda il timore della caduta della signora May, di elezioni anticipate, e più in generale di pericolosa incertezza politica nel Regno Unito. Per la cronaca, diplomatici a Bruxelles hanno spiegato che l’approvazione del comunicato dedicato a Brexit ha avuto bisogno di appena 90 secondi.

Una decisione se aprire la seconda fase delle trattative verrà presa dai Ventisette in dicembre, solo dopo che si sarà trovato un pre-accordo su tre aspetti: il conto finanziario, il rapporto tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda e i diritti dei cittadini. May ha ammesso che il nodo irlandese ha bisogno di «specifiche soluzioni». I Ventisette, tuttavia, aspettano novità soprattutto sul fronte finanziario in modo da chiudere la partita in tempo per un Brexit ordinato nel 2019.

Curiosamente, la Ue ha usato il bastone e la carota anche sul versante turco. Su richiesta tedesca, i Ventotto hanno tenuto una discussione sulla deriva autoritaria ad Ankara. Non vi è stata la volontà dei Paesi membri di lasciare il tavolo delle trattative sull’adesione all’Unione, ma come ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk i Ventotto hanno deciso di avviare «una riflessione» su una eventuale riduzione dei fondi finanziari di pre-adesione.

A questo proposito, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha detto in una conferenza stampa che l’esecutivo comunitario presenterà «varie opzioni». L’Unione è dinanzi a un dilemma: si sente di dover lanciare un messaggio alla Turchia e alle proprie opinioni pubbliche sulla deriva autoritaria turca; ma non vuole neppure mettere a repentaglio l’accordo tra Bruxelles e Ankara che sta servendo ad arginare i flussi migratori in provenienza dal Vicino Oriente.

Infine,i Ventotto hanno approvato ieri il calendario di vertici – 13 in due anni – proposto da Tusk per affrontare nodi che l’Unione stenta a risolvere: la sfida migratoria, il futuro dell’unione monetaria, il completamento dell’unione bancaria. Sulla riforma del diritto d’asilo è stata confermata la scelta di rinviare un possibile accordo al 2018, scavalcate le elezioni italiane attese nel marzo prossimo.

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