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Spinta a Corporate America

L'Analisi|La riforma Trump

Spinta a Corporate America

il gruppo parlamentare repubblicano ha annunziato le linee guida di un’ampia riforma tributaria che si articola in due grandi direttrici. Da un lato il riordino della corporate tax e dall’altro una serie di interventi di rilievo anche per la individual income tax.

È arduo - in attesa dell’annunciato documento in centinaia di pagine con il blueprint della riforma – comprendere appieno la ratio sistematica dell’intervento e gli impatti economici e sociali. Vi è certo da rimarcare che una caratteristica della corrente amministrazione – in tutti i campi, non solo quello fiscale – è il difficilmente intellegibile affastellarsi di notizie e smentite, di contese politiche e tensioni tra l’entourage del Presidente e la base del partito repubblicano, e di annunci mediatici volti a rinforzare la base elettorale di Trump, piuttosto che a delineare con chiarezza le policy dell’Amministrazione.

Ma partiamo dalla corporate tax. Le novità importanti sono tre, strettamente correlate. In primo luogo è annunciata una riduzione dell’aliquota dal 35 al 20% che porta anche gli Usa a un livello verso cui stanno convergendo vari Paesi. In secondo luogo, è prospettata una sostanziale esenzione strutturale in futuro per i redditi societari prodotti fuori degli Stati Uniti (la cosiddetta “territorial taxation”). In terzo luogo, nell’immediato sarà introdotta un’imposta – annunciata al 12% - per affrancare i redditi societari prodotti fuori degli Stati Uniti e non rimpatriati sotto forma di dividendi (se questi redditi fossero stati rimpatriati sarebbero stati tassabili negli Usa al 35%).

Come si correlano queste tre dimensioni? Il sistema fiscale americano, fino a oggi, rappresentava un notevole disallineamento rispetto agli altri sistemi fiscali Ocse che prevedono, attraverso la cosiddetta participation exemption o sistemi similari la sospensione di imposizione nel Paese della capogruppo dei dividendi non distribuiti e la loro esenzione al momento del rimpatrio, salvo che non provengano da low tax jurisdictions. Il disallineamento era rappresentato dal disincentivo fiscale a rimpatriare i dividendi, pena la tassazione al 35%, un’aliquota decisamente superiore a tutte le altre, e questo aveva come conseguenza un massiccio mantenimento all’estero di utili non distribuiti. Con la riduzione dell’aliquota e l’introduzione della territorial taxation viene, da un lato, eliminato il divario tra aliquote Ocse e Usa, riguadagnando tax competiveness al sistema, e, dall’altro, viene stabilizzata la de-tassazione dei profitti societari esteri eliminando le cause principali del lock-out effect. Inoltre il prelievo una tantum sui pregressi profitti non distribuiti sana – seppur solo in parte - un’anomalia. Facile affermare che è la montagna che partorisce il topolino: nulla di particolarmente originale o competitivo, semplicemente quello che fanno ormai da quasi due decenni tutti i Paesi Ocse. E pensare che si era partiti da un progetto di cosiddetta “Destination Based Tax”, un tributo che avrebbe sostituito l’imposta societaria sui redditi netti, determinando la tassazione di un valore aggiunto Usa e sostanzialmente ponendo gli Stati Uniti in rotta di collisione con l’assetto fiscale bilaterale dei trattati e l’assetto multilaterale del commercio internazionale. Ulteriore novità – peraltro nota ai sistemi europei – è la tassazione del 25% sui redditi d’impresa dei soggetti fiscalmente trasparenti, in sostanza piccole imprese, società di persone e associazioni professionali: una misura che impedisce alle persone fisiche socie di tali entità di usare la trasparenza per ridurre le proprie aliquote.

Per quanto riguarda le persone fisiche, viene mantenuta l’aliquota massima del 39,6%, ma viene elevato lo scaglione di reddito a cui essa si applica. Inoltre viene rimodulata la curva delle aliquote e degli scaglioni che passano da sette a quattro. A questo si aggiungono il raddoppio di alcuni sconti standard (per famiglie o single) e un taglio alle deduzioni su spese mediche e mutui.

Mentre l’intervento corporate è intellegibile lungo le linee appena delineate, quello sulle persone fisiche è di più difficile comprensione. La prima ragione è che saranno i dettagli veri e propri della normativa a far comprendere come esattamente si sposti il carico fiscale. La seconda ragione è che uno dei fini principali della corrente amministrazione è mantenere il consenso e la mobilitazione della base elettorale di Trump, mediante una campagna elettorale continua con la conseguenza che il sostegno fiscale (tutto da verificare) a quel ceto elettorale viene occultato o coperto da altri e altisonanti annunci in materia corporate. Sarà quindi necessario attendere il tortuoso cammino della proposta al Congresso, prima di potere sciogliere la riserva interpretativa, ponendo bene a mente che, poiché lo smantellamento della Obamacare è fallito, la riforma fiscale è divenuta la linfa vitale per assicurare a questa amministrazione la visibilità politica.

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