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Bruxelles dà a Londra due settimane per decidere il conto di Brexit

l’ultimatum del negoziatore ue

Bruxelles dà a Londra due settimane per decidere il conto di Brexit

David Davis, il negoziatore britannico
David Davis, il negoziatore britannico

Ultimatum Ue a Londra: il Governo britannico ha due settimane di tempo per chiarire quanto sia disposto a pagare per saldare il «conto del divorzio». Lo ha detto oggi Michel Barnier, il negoziatore capo dell’Unione, al termine del sesto round di negoziati con la sua controparte britannica David Davis.
«Questo è assolutamente vitale se vogliamo fare progressi in dicembre, - ha detto Barnier – si tratta di saldare i conti come si deve fare in ogni separazione». Serve ora una «interpretazione oggettiva» dell’impegno della premier Theresa May a rispettare gli impegni finanziari presi dalla Gran Bretagna e a non danneggiare alcun Paese Ue. La decisione di Londra deve essere chiara entro inizio dicembre per poter essere discussa al summit dei leader europei del 14 e 15 dicembre.
Il Governo britannico ha fretta di passare alla fase successiva dei negoziati per discutere dei rapporti commerciali post-Brexit, ma Barnier ha sottolineato oggi che questo non è possibile senza un impegno concreto a versare una cifra precisa e concordata. Davis si è limitato a dire che «entrambe le parti devono trovare una soluzione».
L’ultimatum di Barnier crea un ulteriore problema per la May, che oggi è stata accusata dall’architetto dell’articolo 50 di «trarre in inganno» gli elettori con la sua insistenza che la via verso Brexit è senza ritorno. John Kerr, ex ambasciatore britannico presso la Ue dal 1990 al 1995, che ha ideato e redatto l’articolo 50 dei Trattati che stabilisce le norme di uscita dall'Unione, ha dichiarato che «finchè i negoziati sul divorzio proseguono, le due parti sono ancora sposate e una riconciliazione è sempre possibile».

Kerr ha criticato la premier e i sostenitori di Brexit all’interno del Governo che continuano a dire che una volta invocato l’articolo 50 non è possibile tornare indietro. «Possiamo cambiare idea in qualsiasi momento - ha detto – gli elettori britannici hanno il diritto di saperlo e non devono essere tratti in inganno».
Per placare l’ala euroscettica del suo partito, la May ha dichiarato che non tollererà alcun tentativo del Parlamento di bloccare Brexit e che intende inserire la data di uscita del marzo 2019 in una legge ad hoc per non consentire possibilità di ripensamento.
In Parlamento si sta creando un’alleanza tra deputati filo-europei conservatori, laburisti e liberaldemocratici tesa a evitare una “hard Brexit” e a prolungare la fase di transizione, mentre diversi deputati parlano apertamente della possibilità di tornare indietro evitando Brexit del tutto.

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