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Fronda contro Theresa May, cade la sterlina

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Fronda contro Theresa May, cade la sterlina

Theresa May durante la commemorazione dei caduti britannici nelle due guerre mondiali (Epa)
Theresa May durante la commemorazione dei caduti britannici nelle due guerre mondiali (Epa)

Inizio settimana difficile per Theresa May: la premier britannica è sotto assedio, stretta tra le richieste dell’opposizione e le pressioni dei deputati conservatori, costretta dall’ultimatum dell’Ue a scoprire le carte ma troppo debole politicamente per fare concessioni a Bruxelles. Domani intanto la legge su Brexit torna in Parlamento, dove si rafforza la coalizione tra deputati filo-europei di diversi partiti per presentare emendamenti e rallentare la sua approvazione.

Oltre alla concreta prospettiva di voti contrari, la May deve gestire gli attacchi sempre più aperti del suo ministro degli Esteri Boris Johnson, leader del fronte pro-Brexit e candidato alla successione alla premier. Johnson e il ministro dell'Ambiente Michael Gove hanno inviato una lettera privata alla May, che è stata diffusa ieri, nella quale con tono perentorio invitano il Governo a spingere per una rottura netta con l’Ue e criticano la mancanza di progresso nei negoziati. Il periodo di transizione, intimano i due ministri, non deve durare oltre due anni.

Secondo fonti di stampa inoltre, la lista di deputati conservatori ribelli pronti a forzare un cambiamento al vertice del partito comprende ora quaranta persone, solo otto in meno del minimo necessario per andare al voto, segnale del calo di popolarità della May all'interno dei Tories.

I dubbi sulla stabilità del Governo May stanno pesando sulla sterlina, che è in calo stamani sia sul dollaro (-0,74% a $1,309)sia sull'euro (-0,52% a €1,124).
La May spera di ottenere oggi sostegno dai rappresentanti delle maggiori associazioni imprenditoriali europee, che ha invitato a Downing Street per un incontro sui futuri rapporti commerciali tra la Gran Bretagna e i Paesi Ue.
L'incontro con quindici gruppi imprenditoriali, tra i quali la Cbi britannica, la Confindustria italiana, la francese Medef e BusinessEurope, l’organizzazione presieduta da Emma Marcegaglia, è stato richiesto dalla May, che vuole il loro sostegno per convincere i rispettivi Governi ad avviare i negoziati commerciali il prima possibile.

Le aspettative della premier potrebbero essere deluse, però, dato che le organizzazioni imprenditoriali europee sono unite e concordi nel voler inviare un messaggio diverso a Londra. La parola chiave è chiarezza: il business europeo chiede al Governo britannico di chiarire i suoi obiettivi sui rapporti futuri tra Gran Bretagna e Paesi Ue e vogliono certezza sul periodo di transizione che permette alle imprese di programmare i loro investimenti.

Aumentano infatti i timori che senza progressi sulle tre questioni-chiave – conto del divorzio, diritti dei cittadini e confine tra le due Irlande – non sia possibile procedere ai negoziati commerciali in dicembre, come Londra spera. Il negoziatore capo Ue Michel Barnier ha dato due settimane di tempo al Governo britannico per specificare quanto intende versare per saldare il conto del divorzio.

La Marcegaglia il mese scorso aveva inviato una lettera a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, per esprimere la preoccupazione degli imprenditori europei per la lentezza dei negoziati e insistendo sulla necessità di progressi concreti sulle tre questioni chiave prima di poter procedere con i negoziati commerciali.
Usando un tono molto aspro che riflette la frustrazione delle imprese per la lentezza dei negoziati, la Cbi ha chiesto al Governo di concludere la “telenovela” il prima possibile.

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