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Imprenditori europei a May: «Preoccupati per lentezza negoziati…

Incontro a Londra

Imprenditori europei a May: «Preoccupati per lentezza negoziati Brexit»

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(Reuters/Peter Nicholls)
(Reuters/Peter Nicholls)

Il messaggio è molto chiaro, ed è stato recapitato a domicilio al numero 10 di Downing Street: servono azione, decisione e chiarezza. I rappresentanti di quindici organizzazioni imprenditoriali europee hanno incontrato oggi la premier britannica Theresa May per esprimere la loro «grave preoccupazione» per la lentezza con cui procedono i negoziati tra Londra e l'Unione Europea e per chiedere chiarezza sulle intenzioni del Governo britannico riguardo il periodo di transizione post Brexit.
Il business europeo ha presentato un fronte compatto e solidale, avanzando insieme le stesse richieste a Londra. Facevano parte della delegazione la Cbi britannica, la Confindustria italiana, la francese Medef, la tedesca Bdi e BusinessEurope, l'organizzazione presieduta da Emma Marcegaglia che rappresenta le imprese di 34 Paesi europei, Gran Bretagna compresa.

«Le imprese sono estremamente preoccupate per la lentezza dei negoziati e per la mancanza di progresso quando manca un solo mese al decisivo Consiglio europeo di dicembre, - ha dichiarato Marcegaglia dopo l'incontro. – Siamo stati lieti di avere avuto l'opportunità di incontrare Theresa May per spiegare che vogliamo evitare un salto nel buio e quindi chiediamo un meccanismo di transizione che preservi lo status quo, permettendo alla Gran Bretagna di restare nel mercato unico e nell'unione doganale, che è il sistema migliore per dare certezza sia ai cittadini che alle imprese».

La richiesta: proposte concrete su tre questioni chiave
La delegazione ha chiesto al Governo britannico di rispettare gli impegni presi nel discorso della May a Firenze e di avanzare proposte concrete sulle tre questioni-chiave che finora non hanno avuto soluzione, cioè gli accordi finanziari o “conto del divorzio”, i diritti dei cittadini Ue e il confine tra le due Irlande. Le organizzazioni imprenditoriali hanno anche espresso l'auspicio che le autorità europee accolgano positivamente le proposte britanniche.
La speranza, ha aggiunto Marcegaglia, è che ci siano progressi prima dell'anno nuovo, «per dare alle imprese la fiducia di cui hanno bisogno per creare ricchezza in tutta Europa in questi tempi incerti».
Al summit di metà dicembre i leader europei decideranno se sono stati fatti abbastanza progressi nei negoziati tra Ue e Londra da consentire il passaggio alla fase successiva, di discussione sui futuri rapporti commerciali post Brexit. I negoziati però segnano il passo e, senza una mossa decisa da parte di Londra, la prospettiva di un'intesa si fa più lontana.

In gioco 600 miliardi di euro ogni anno
Gli scambi tra la Ue e la Gran Bretagna valgono oltre 600 miliardi di euro all'anno, e sostengono milioni di posti di lavoro. La possibilità di un'uscita di Londra senza un accordo sarebbe quindi devastante, ha detto oggi Carolyn Fairbairn, direttore generale della Cbi: «Un periodo di transizione resta la priorità per le imprese su tutte e due le sponde della Manica. Bisogna passare alla fase successiva per discutere dei rapporti economici futuri. È nell'interesse di tutti che l'accordo finale rifletta la forza e la profondità dei nostri rapporti e della nostra integrazione».
Un recente sondaggio condotto dalla Cbi rivela la frustrazione delle imprese britanniche, il 60% delle quali è pronto a prevedere il peggio e ad attivare “piani di emergenza” se non ci saranno certezze sul periodo di transizione.

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