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Venezuela, default di un solo giorno con «l’aiutino» di Russia e Cina

Cinquanta sfumature di grigio e cinque sfumature di default. “Selective”, “tecnico”, parziale, totale e forse …..”overnight”. Quest'ultimo è immaginario, ma dà l'idea di quanto accaduto in Venezuela nelle ultime 24 ore. Dentro e fuori dall'inferno in poche ore, dall'insolvenza alla solvenza. Sì, perché questa mattina il ministro della Comunicazione venezuelano, Jorge Rodriguez, ha annunciato che il governo di Nicolas Maduro ha iniziato i pagamenti degli interessi sul debito estero. I creditori non hanno smentito. L'aiutino a Maduro è arrivato da Russia e Cina.

Tutto ciò è avvenuto poche ore dopo che le agenzie di rating, Standard & Poor's, Fitch e Moody's, avevano dichiarato che il Venezuela era scivolato in default per un importo di 200milioni di dollari. Poca roba per i mercati finanziari, soprattutto dopo che Caracas aveva rimborsato un debito di 2miliardi di dollari, dieci giorni prima.

Ciò che pareva un inspiegabile scivolone finanziario si è trasformato in un default di un giorno che non arreca danni a nessuno ma consente a molti di “staccare” lucrosi dividendi: a tutti i creditori, Stati Uniti, Canada e allo stesso Venezuela. Insomma tutti pazzi per la speculazione, sensibili fluttuazioni dei prezzi delle obbligazioni e un invito a nozze per gli operatori. Enzo Farulla, analista, già Raymond James, ne è convinto: «Ne hanno guadagnato tutti, compreso il Venezuela che ha ricomprato il suo debito a prezzi stracciati». Mentre Claudia Calich, fund manager di M&G Investments ha dichiarato: «Il recente annuncio di una possibile ristrutturazione del debito o re-profiling delle obbligazioni del Venezuela è stato fatto prima di quanto ci si aspettasse. La maggior parte degli operatori di mercato non si aspettava un evento creditizio già quest'anno, ma per il prossimo anno, tenendo conto dei livelli a cui scambiavano i bond a breve scadenza. Di conseguenza, le obbligazioni a più breve scadenza, che avevano i prezzi più elevati, hanno registrato una performance debole, mentre le obbligazioni a più lunga scadenza a minor prezzo hanno sovraperformato».
Insomma, parrà surreale ma il presidente Maduro, proprio lui, il leader che ha spinto il Paese nel baratro di una grave crisi alimentare, prima che politica e sociale, è uscito dall'impasse finanziaria in meno di un giorno.

L’accordo con i creditori
Il ministro Rodriguez, in merito all'incontro organizzato a Caracas fra rappresentanti del governo e dei detentori privati di titoli pubblici o dell'azienda petrolifera statale Pdvsa, ha detto che è servito per «cominciare a rompere l'assedio brutale e la guerra economica» lanciati contro il suo paese da Washington e «dai suoi alleati genuflessi della destra venezuelana». E poi ancora: «Posso dire a quelli che pensavano che avrebbero ottenuto una vittoria attraverso le agenzie di rating, che non sono mai riusciti a prevedere nessuna delle crisi finanziarie che hanno scosso il mondo ma sono tanto bravi nel punire un Paese che ha sempre pagato, come noi. E posso dire che ancora una volta sono stati sconfitti», ha sottolineato Rodriguez. «Il presidente Maduro ha disegnato un meccanismo che ci permetterà di pagare il nostro debito estero in modo completo: siamo un esempio per il mondo», ha concluso il ministro.
Del resto la guerra di Maduro alle agenzie di rating è di lunga data. Il viceministro degli Esteri, Mario Giro, ha dichiarato al Sole-24Ore che «il dividendo politico di Maduro, al cospetto dei suoi elettori, di un atteggiamento frontale contro Standard & Poor's, è un fattore che potrebbe spiegare il default». E' il solito refrain di Maduro: acquisire credito di politica interna a fronte della “politica arrogante del nemico imperialista”.

Cina e Russia
Un altro fattore, tutt'altro che secondario e peraltro non nuovo, è l'appoggio politico e soprattutto finanziario di Russia e Cina al governo del Venezuela. Mosca ha dato luce verde alla ristrutturazione del debito da 3,15 miliardi di dollari del Venezuela. Lo fa sapere il ministero delle Finanze citato dalla Tass. Caracas, in base ai termini dell'accordo, ripagherà il debito “entro 10 anni”.
La Cina, che detiene 23 miliardi di dollari dei 150 del debito venezuelano, non ha rilasciato comunicazioni ufficiali, anche se il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang ha dichiarato che «il Governo e la popolazione del Venezuela sapranno gestire la situazione interna, inclusa quella inerente il debito». Nel linguaggio paludato della diplomazia cinese ciò si traduce in una dichiarazione di appoggio a Maduro o almeno di solidarietà. Non poco per Maduro che negli Stati Uniti, in Europa e in America Latina trova ben pochi alleati.

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