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Draghi convince i banchieri tedeschi: servono ancora gli stimoli Bce

BANCA CENTRALE EUROPEA

Draghi convince i banchieri tedeschi: servono ancora gli stimoli Bce

Da sinistra, il presidente di Bnp Paribas Jean Lemierre con Mario Draghi (Epa)
Da sinistra, il presidente di Bnp Paribas Jean Lemierre con Mario Draghi (Epa)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE - Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, è ottimista sulla crescita dell'economia dell'eurozona, ma sostiene che la ripresa non è ancora in grado di sostenersi da sola, ma ha ancora bisogno dello stimolo monetario. Nel frattempo, con le sue recenti decisioni, la Bce ha mandato un segnale che il primo rialzo dei tassi d'interessi ufficiali è più lontano.
Draghi ha difeso le scelte della Bce davanti alla platea, abitualmente ostile, dell'establishment finanziario tedesco, ma alla ventesima edizione dello European Banking Congress, l'accoglienza è stata molto più favorevole del solito.

Deutsche Bank «promuove» la Bce
Persino John Cryan, amministratore delegato di Deutsche Bank, una delle istituzioni che ripetutamente hanno criticato nel modo più aspro la banca centrale, ha dovuto ammettere che «l'approccio della Bce è stato calibrato con attenzione» e questo spiega il modesto impatto sui mercati finanziari del recente annuncio di una riduzione degli acquisti di titoli. «L'uscita dallo stimolo deve essere condotta con molta prudenza, ma finora tutto è andato molto bene». Non sarà facile, ha detto l'amministratore delegato di Commerzbank, Martin Zielke, il quale a sua volta ha riconosciuto che la politica della Bce è stato «un grande successo» nell'affrontare la crisi. In un voto fra i partecipanti, solo il 5% ha indicato le scelte della Bce come il maggior rischio potenziale per l'economia.

L’effetto del Qe sugli asset finanziari
Negli anni passati, analoghi sondaggi avevano costantemente espresso posizioni molto critiche dei banchieri tedeschi nei confronti della Bce.
Draghi, del resto, non ha mancato di ricordare ai banchieri, i quali spesso, soprattutto in Germania, si lamentano dei tassi d'interesse troppo bassi della Bce, che «tutte le banche hanno beneficiato di una tendenza al rialzo dei prezzi delle attività finanziarie dall'inizio dell'allentamento della politica monetaria nel 2014». Per quanto riguarda la redditività delle banche, ha detto il banchiere centrale italiano, studi della Bce mostrano scarsa evidenza che la politica monetaria stia facendo dei danni. Il margine netto d'interesse è rimasto piuttosto stabile negli ultimi due anni e «se ci fossero effetti negativi dei bassi tassi in futuro, sarebbero largamente compensati dagli effetti positivi dello stimolo monetario sulle altre componenti della redditività, come la qualità del credito e quindi sugli accantonamenti».

L’estensione del Qe
Il discorso di Draghi è stato dedicato in larga parte a descrivere il miglioramento dell'economia dell'Eurozona («Sono più fiducioso», ha detto) e a spiegare le decisioni di politica monetaria adottate il mese scorso, come la riduzione da 60 a 30 miliardi di euro al mese degli acquisti di titoli, il cosiddetto Qe, e la sua estensione per altri nove mesi. Dietro la ripresa, il presidente della Bce vede il cambiamento di tre elementi che l'avevano frenata in passato. Il primo è l'attenuazione del necessario processo di riduzione del debito delle imprese e delle famiglie. Draghi ha ricordato fra l'altro che le imprese italiane hanno ridotto del 30% il rapporto fra debito e valore aggiunto da fine 2012 a oggi, riportandolo agli stessi livelli di metà 2007, prima dell'esplosione della crisi finanziaria globale. Il secondo elemento è l'aumento della domanda interna, fra consumi, favoriti da un'occupazione a livelli record e una forte riduzione della disoccupazione, e ora finalmente anche investimenti. Il terzo, la maggiore resilienza a nuovi shock, grazie alla convergenza fra i diversi Paesi dell'eurozona e al rafforzamento del settore finanziario.

“Tutte le banche hanno beneficiato di una tendenza al rialzo dei prezzi delle attività finanziarie dall'inizio dell'allentamento della politica monetaria nel 2014”

Mario Draghi, presidente della Bce 

Serve pazienza sull’inflazione
Il compito della Bce tuttavia non è completo, ha affermato, in quanto la banca centrale vuole vedere un aumento dell'inflazione verso l'obiettivo che sia durevole e si sostenga da solo senza lo stimolo monetario. «Dobbiamo essere pazienti e persistenti», ha detto, ripetendo il mantra degli ultimi mesi. Ha spiegato che a questo punto, con la normalizzazione delle condizioni di mercato e il miglioramento del quadro economico, non è così importante l'importo dei titoli che la Bce acquista ogni mese, ma la dimensione del portafoglio dei titoli già comprati, insieme ai reinvestimenti che verranno, e la forward guidance, le indicazioni prospettiche sui tassi. «L'allungamento dell'orizzonte degli acquisti – ha affermato Draghi – e l'affermazione che ci si attende che i tassi restino agli attuali livelli ben oltre la fine degli acquisti netti influenzano meccanicamente la tempistica del primo rialzo dei tassi atteso, fornendo un'àncora al percorso dei tassi ufficiali attesi per tutta la durata del programma di acquisti e oltre». L'effetto di segnalazione del Qe, quindi, secondo Draghi, ha guadagnato importanza rispetto alla durata. «Questo spiega – ha concluso compiaciuto – perché le nostre decisioni tre settimane fa hanno lasciato le condizioni finanziarie in larga misura inalterate».

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