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Germania, la «coalizione Giamaica» si divide sul tetto ai migranti

TRATTATIVE DI GOVERNO

Germania, la «coalizione Giamaica» si divide sul tetto ai migranti

Angela Merkel (Afp)
Angela Merkel (Afp)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE - Ore decisive per la nascita della “coalizione Giamaica” che dovrebbe governare la Germania per i prossimi quattro anni. C'è tempo fino alle 18 di oggi, quando in ogni caso, di accordo o di rottura, «sarà tutto finito», come ha detto ieri il leader dei liberali della Fdp, Christian Lindner. E anche se, nelle parole di un altro partecipante al negoziato, le posizioni sono ancora distanti «anni luce», i quattro partiti coinvolti nella trattativa per la formazione del Governo (l'unione dei democristiani della Cdu del cancelliere Angela Merkel e dei suoi alleati cristiano-sociali bavaresi della Csu, i liberali e i Verdi) sanno che un fallimento potrebbe portare a nuove elezioni che non convengono a nessuno. Se non ad AfD, Alternativa per la Germania, il partito anti-euro e anti-immigrati che nel settembre scorso ha ottenuto oltre il 12% dei voti e 92 seggi in Parlamento e che verrebbe probabilmente premiato dall'insuccesso dei partiti tradizionali nell'assicurare una guida al Paese.

Il richiamo del presidente
Non a caso, la giornata di ieri ha visto un tentativo di stemperare il nervosismo e un richiamo al buon senso e alla responsabilità da parte del presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, che in un'intervista alla “Welt” ha esortato a evitare “il panico di nuove elezioni”. Nelle ultime battute di una trattativa, ha detto l'ex ministro degli Esteri socialdemocratico, la cui carica atttuale rappresenta soprattutto l'unità nazionale, ci sono sempre tentativi di alzare il prezzo dell'accordo. “Niente di nuovo rispetto ai negoziati del passato”, ha detto Steinmeier, che di questi negoziati è stato protagonista in molte occasioni.

In gioco la leadership di Angela Merkel
Per la prima volta, nel caso di fallimento, ed escludendo la possibilità di un'ulteriore proroga dei colloqui (dopo che è salata la scadenza auto-imposta di giovedì scorso) che durano da quattro settimane, verrebbe messa in discussione la stessa leadership della signora Merkel, come ha ammonito ieri il quotidiano popolare “Bild”. “Dov'è Merkel?”, si chiedeva un editoriale dello stesso giornale. E in effetti molti commentatori tedeschi attribuiscono in questi giorni lo stallo della trattativa al ruolo silente e quasi passivo del cancelliere, per la quale è in gioco uno storico quarto mandato. Sarebbe lei l'imputata numero uno di un fallimento. Altri osservatori ritengono invece che sia sbagliato sottovalutare le capacità di negoziatore della signora Merkel, in evidenza in innumerevoli trattative in Germania e in Europa. Tuttavia, a spingere verso un accordo dovrebbe essere più che altro l'interesse dei singoli partiti e la mancanza di una vera alternativa. Una maggioranza al Bundestag si può ottenere solo con la coalizione, senza precedenti a livello nazionale, che prende il nome dalla bandiera dell'isola caraibica e dai colori dei partiti coinvolti. I socialdemocratici della Spd si sono chiamati fuori da un possibile bis della grande coalizione dell'ultima legislatura nel giro di minuti dalla disfatta elettorale del 24 settembre, mentre un governo di minoranza democristiano o con uno solo dei due partner non è nella tradizione politica tedesca.

“I Verdi chiedono divieti per i motori diesel, ma soprattutto severe limitazioni all'uso delle centrali a carbone, misure che secondo gli altri danneggerebbero l'economia”

 

Ambiente e immigrazione nervi scoperti
I temi più controversi sono quelli dell'ambiente e dell'immigrazione, che rappresentano anche i nervi scoperti dei due partiti che hanno assunto le posizioni più intransigenti in queste settimane, i Verdi e la Csu. Quest'ultima è alle prese con una caduta vertiginosa dei consensi, in vista delle elezioni in Baviera del prossimo anno. Abituata a governare con la maggioranza assoluta, è data oggi dai sondaggi sotto il 40%. La leadership di Horst Seehofer è messa in discussione dall'ex ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt, l'uomo che non esitò a chiamare il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi “un falsario”, e che in questi giorni ha spesso alzato i toni. La linea rossa della Csu è l'immigrazione, della quale i cristiano-sociali vogliono impedire a tutti i costi un aumento, essendo nel mirino sul fianco destro da AfD. La Csu chiede un tetto di 200mila nuovi ingressi l'anno e vuole vietare la ricongiunzione delle famiglie dei rifugiati già arrivati in Germania. I Verdi, ma anche la Csu, sono più aperturisti.

Linea dura dei Verdi su diesel e carbone
Sull'ambiente, sono stati gli stessi Verdi, che a loro volta sono sempre in bilico fra un'ala più dogmatica e un'altra più pragmatica, e che il 25 novembre, in caso di accordo, dovrebbero comunque sottoporlo al voto del congresso del partito, a sposare la linea meno digeribile dai potenziali partner: divieti futuri per i motori diesel, ma soprattutto severe limitazioni all'uso delle centrali a carbone, misure che secondo gli altri danneggerebbero l'economia. Il compromesso di limitare a 7 gigawatt l'energia dal carbone non è stato finora ritenuto accettabile dai negoziatori ecologisti, che chiedono un taglio di 8-10 gigawatt.

Anche in caso di accordo entro stasera, i partiti si troverebbero comunque a dover affrontare la fase successiva dei colloqui, per fissare un programma dettagliato e la composizione dell'Esecutivo, una strada a quel punto obbligata. Difficilmente la Germania avrà un Governo stabile molto prima di Natale, tre mesi dopo il voto.

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