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Draghi: garanzia Ue sui depositi solo dopo riduzione degli Npl

AUDIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO

Draghi: garanzia Ue sui depositi solo dopo riduzione degli Npl

Mario Draghi. Afp
Mario Draghi. Afp

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - Il presidente della Banca centrale europeaMario Draghi ha esortato oggi qui a Bruxelles a “sforzi congiunti” tra vigilanza bancaria, istituzioni comunitarie e governi nazionali per risolvere la questione delle sofferenze creditizie e in particolare lo stock dei crediti di cattiva qualità. La presa di posizione giunge mentre l'istituto monetario ha provocato tensioni in alcuni paesi presentando nuove norme per imporre maggiori accantonamenti sul versante delle nuove sofferenze.

Il legame tra garanzia unica e Npl
In vista della nascita di una garanzia in solido dei depositi bancari, così come previsto dall'unione bancaria, «la riduzione dei rischi e la condivisione dei rischi vanno di pari passo e le sofferenze creditizie fanno parte di questo processo, è un problema che deve essere risolto e richiede sforzi congiunti di banche, supervisori, legislatori e governi», ha detto in una audizione parlamentare il banchiere centrale, rispondendo alla domanda di una eurodeputata, la popolare olandese Esther de Lange.

Mario Draghi ha quindi esortato i governi a introdurre la necessaria legislazione per consentire la compravendita di titoli in sofferenza sul mercato, liberando così i bilanci bancari. Il banchiere centrale ha messo oggi l'accento soprattutto sullo stock dei crediti in sofferenza e non tanto sulle nuove sofferenze. In questo senso, il presidente della BCE ha aggiunto un tassello alla strategia dell'istituto monetario, che finora si era focalizzato sui nuovi crediti di cattiva qualità. La linea si conferma inflessibile.

In ottobre, la BCE ha proposto nuove norme di vigilanza bancaria che prevedono accantonamenti particolari per le nuove sofferenze. L'iniziativa è stata criticata dall'Italia, preoccupata da regole ritenute costose per il sistema creditizio e per l'economia reale. A inizio mese, in una audizione parlamentare, la presidente del consiglio di vigilanza bancaria Danièle Nouy ha difeso la scelta, ma si è detta pronta a discutere la data di entrata in vigore delle nuove norme (si veda Il Sole/24 Ore del 10 novembre).

Le nuove norme sono attualmente in consultazione a livello europeo fino all'8 dicembre. La BCE ha già detto che terrà in conto i suggerimenti delle istituzioni private e pubbliche, chiamate a dare la loro valutazione. La scelta finale è tutta nelle mani di Francoforte. Il presidente Draghi non ha voluto oggi entrare nel merito delle proposte della signora Nouy, anche se le ha fatte proprie. Più importante, si è espresso sullo stock, finora lasciato in disparte dall'istituto monetario, confermando una linea dura.

Interpellato da un eurodeputato, Marco Valli del Movimento Cinque Stelle, il banchiere centrale ha assicurato che la vigilanza bancaria continuerà a monitorare “con significativa attenzione” anche l'eventuale presenza rischiosa di derivati nei bilanci bancari, ammettendo che i derivati possono essere oggetto di sovravalutazioni. In Italia, l'establishment finanziario considera che la BCE è troppo attenta alle sofferenze bancarie, e non sufficientemente attenta agli strumenti derivati.

Nella sua audizione, il banchiere centrale si è poi espresso sul futuro della politica monetaria, confermando l'intenzione di mantenere stabile il costo del denaro «per un periodo esteso di tempo» e «ben oltre l'orizzonte segnato dall'acquisto di titoli sui mercato». Mario Draghi ha parlato di ripresa «solida». In questo contesto, “le differenze tra le crescita economiche nazionali nella zona euro sono scese al livello più basso dal 1997, a causa di un balzo in avanti della convergenza”.

«Nonostante la ripresa solida, le dinamiche dell'inflazione devono ancora mostrare segni convincenti di un andamento al rialzo che sia sostenibile – aggiunto il banchiere centrale -: l'inflazione era all'1,4% a ottobre ed è attesa in declino temporaneo verso la fine dell'anno o all'inizio dell'anno nuovo, principalmente a causa di una componente energetica più debole». In questo contesto, il presidente dell'istituto monetario ha confermato che la politica monetaria rimarrà accomodante.

La strategia si baserà su due pilastri. Da un lato, Mario Draghi ha confermato che i tassi d'interesse resteranno stabili «per un esteso periodo di tempo», e comunque «ben oltre l'orizzonte previsto per i nostri acquisti di titoli». Dall'altro, il consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha deciso di ridurre gli acquisti di allentamento quantitativo. Da gennaio, gli acquisti saranno pari a un valore di 30 miliardi di euro al mese, almeno fino alla fine di settembre 2018.

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