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Il 14 dicembre decisione della Fcc

Basta con la net neutrality: Trump rivoluziona le regole dell'economia digitale

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

NEW YORK - Net neutrality, addio. La Federal Communications Commission ha sollevato il sipario sul suo piano per le regole di Internet e ha prospettato una rivoluzione che dovrebbe lanciare con un voto al suo vertice del 14 dicembre. La Fcc di Donald Trump, che aveva già rilassato limiti alla proprietà dei media che potrebbero incoraggiare le concentrazioni, intende ribaltare norme di neutralità varate sotto l'amministrazione di Barack Obama e che finora governavano il web garantendo accesso senza discriminazioni a tutti i fornitori di servizi e contenuti. Una mossa che promette drammatici sommovimenti per consumatori e aziende nell'economia digitale.

Con la nuova deregulation, il mondo Internet immaginabile potrebbe sviluppare nuove gerarchie: i giganti delle piattaforme e delle connessioni - vale a dire in primis i re delle Tlc - potranno dar vita a un mondo online dove regna la diseguaglianza, fatta di molteplici velocità a seconda di chi può pagare di più per una qualità migliore. Non sono esclusi da parte dei protagonisti neppure ostracismi, emarginazioni o persino totale oscuramento di siti al fine di privilegiare desiderata o proprie opzioni di content.

Ajit Pai, il presidente della Fcc che si sta facendo fama di controverso alfiere della deregulation trumpiana nei media e telecomunicazioni, ha difeso il suo progetto come liberatorio. «Sotto la mia proposta - ha detto - il governo federale smetterà di avere un atteggiamento di micromanagement dell'internet». Pai ha sostenuto che le autorità «richiederanno ai service provider trasparenza nelle loro pratiche cosicché i consumatori potranno comprare il piano migliore per le loro esigenze e affinché imprenditori e altre piccole imprese abbiano le informazioni tecniche necessaria a innovare».

Ma la polemica infuria. Sono pressoché certi, dopo lo scontato voto del 14 dicembre probabilmente a maggioranza di “partito” con tre esponenti repubblicani della Fcc a favore e due democratici contrari al ribaltamento della net neutrality, denunce e ricorsi in tribunale per invalidare la nuova normativa. Tra i protagonisti minori del digitale sale la protesta contro il rischio di dare eccessivo potere a nuovi “guardiani” della rete, e di soffocare innovazione e nuovi concorrenti che hanno meno risorse iniziali per superare la nuova diseguaglianza. L'esempio classico in questo caso è Netflix: la qualità dello streaming di film e spettacoli sarà difficile da raggiungere per future startup che vogliano provare a sfidare il dominatore del segmento.

Accanto allo spettro della discriminazione contro società in ascesa, tuttavia, la rivoluzione minaccia di scatenare anche una dura battaglia tra colossi. Da un lato leader dei servizi hi-tech quali la stessa Google o Facebook o Amazon; dall'altra i giganti dell'infrastruttura di telecomunicazione che gestiscono gli accessi online da computer o smartphone. Il pericolo è che vengano comunque danneggiate dai “gatekeepers” in un settore sempre più integrato, dove cresce l'integrazione verticale tra proprietari di piattaforme e produttori di contenuto come gestori di servizi di commercio elettronico. Google ha fatto sapere di essere «delusa» dalla scelta, sottolineando che la presenti regole «funzionavano bene». Un'associazione di settore delle Tlc, la UsTelecom, ha espresso invece soddisfazione preannunciando una nuova era di espansione e investimenti e aggiornamenti dei network grazie alla deregulation.

Le aziende che dovrebbero avvantaggiarsi sono nomi quali Comcast, Verizon, Charter Communications. E la stessa AT&T, nonostante quest'ultima sia oggi invisa alla Casa Bianca per le sue mire su una fusione con Time Warner, casa madre dell'odiata - da Trump - Cnn (Trump ieri sera ha ribadito di giudicare il deal pessimo, inserendosi in prima persona nello scontro antitrust). Segno della

delicatezza del governo del digitale, tuttavia, Verizon in un comunicato ha indicato di essere incoraggiata dalla presa di posizione della Fcc ma ha aggiunto di essere convinta che l'authority saprà mettere in atto nuove regole per la protezione dei consumatori e il loro diritto all'accesso a un “Internet aperto”.

L'eliminazione delle regole esistenti, varate nel 2015 e che Ajit Pai, chairman della Fcc, aveva messo nel mirino fin da aprile, archiviano il concetto che il traffico web debba essere trattato in maniera eguale, omaggio alle persistenti preoccupazioni democratiche della rete. Ed è tecnicamente basata su un ripensamento del ruolo del broadband, dell'alta velocità Internet per il Paese. Non viene più definito alla stregua di una realtà essenziale e di interesse pubblico, quale la telefonia o l'elettricità. Per Pai, l'intervento della Fcc sotto l'ombrello della net neutrality rappresentava una eccessiva interferenza del governo. Un ruolo cruciale di controllo spetterà in futuro piuttosto alla Ftc, nel proteggere la privacy e promuovere la concorrenza.

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