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Il piano di Trump per silurare Tillerson

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Il piano di Trump per silurare Tillerson

  • –Marco Valsania

NEW YORK

Il cambio della guardia ai vertici dell’amministrazione Trump e della sua politica estera è pronto: il Segretario di Stato Rex Tillerson verrà presto sostituito dal direttore della Cia Mike Pompeo, una scelta a sorpresa che rischia di gettare nello scompiglio il mondo diplomatico americano e internazionale già scosso dalle intemperanze della Casa Bianca. La poltrona di Pompeo alla guida dell’agenzia spionistica per eccellenza dovrebbe essere affidata un nuovo arrivato, il senatore repubblicano dell’Arkansas Tom Cotton.

Il terremoto in arrivo, che dovrebbe essere formalizzato a cavallo del nuovo anno, è stato portato alla luce dal New York Times. Secondo il quotidiano il piano di transizione è stato messo a punto dal capo di staff della Casa Bianca, il generale John Kelly. Donald Trump ha ricevuto ieri Tillerson e si è limitato a dire «Rex è qui». La portavoce Sarah Huckabee Sanders ha a sua volta nicchiato affermando che «Rex Tillerson sta continuando a realizzare l'agenda del presidente... quando il presidente perde la fiducia in qualcuno, costui non servirà più nell’amministrazione. Al momento non abbiamo annunci sul personale».

Non era un mistero che i rapporti tra Trump e Tillerson fossero avvelenati da tempo, con il presidente che aveva denigrato o sminuito pubblicamente gli sforzi diplomatici del suo Segretario di Stato, persino sulla delicata crisi con la Corea del Nord. Altro grave scontro interno era avvenuto sull’accordo nucleare internazionale con l’Iran come su quello climatico di Parigi, difesi da Tillerson e avversati da Trump. Tillerson avrebbe apostrofato Trump come un «moron», un imbecille, davanti ai collaboratori; Trump ha definito Tillerson un «perditempo». Ma la caduta in disgrazia non era necessariamente vista come un’anticamera di immediata defenestrazione. Tillerson si era prestato all’agenda di repulisti della diplomazia orchestrata dall’amministrazione entrante, che ha falciato i ranghi dei funzionari senior, che richiedono nomina politica, lasciando il Dipartimento di Stato svuotato e fragile davanti alle sfide globali. Con lui il budget di Foggy Bottom è stato decimato e duemila diplomatici di carriera sono stati cacciati. Tillerson offriva inoltre a Trump una dose di latitante “gravitas”, volto di correnti moderate e pragmatiche in un governo spesso parso sulla scena mondiale in stato confusionale e con strategie capaci di scuotere anche Paesi amici: veterano amministratore delegato del colosso petrolifero Exxon Mobil, aveva una dimostrata abilità nel gestire rapporti con capi di Stato stranieri ostici oltre che alleati.

Ancor più imprevisto appare il suo successore designato. Un clima che preoccupa operatori politici ed economici oltre che interi Governi, viste le fitte agende sul tavolo a Washington, dal commercio al terrorismo, dai rapporti con Cina e Russia al Medio Oriente, dall’immigrazione alla sicurezza, dal clima alla Nato. L’iniziale successore di Tillerson era stato identificato nell’ambasciatore all’Onu Nikki Haley. Ma le sue quotazioni sono scese nonostante l’alto profilo al Consiglio di Sicurezza. Pompeo è diventato una scelta sicura per una Casa Bianca assediata da scandali e critiche e a caccia anzitutto di fedeltà, di un rapporto personale e di fiducia come quello che Trump avrebbe stabilito con l’ex deputato repubblicano.

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