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    Dossier | N. 6 articoliVietnam: nuove opportunità per il sistema-Italia nel contesto ASEAN

    INTERVENTO/ Complementarità di interessi e opportunità commerciali dell'industria italiana in Vietnam

    Claudio Dordi
    Claudio Dordi

    Numerose ragioni indicano il Vietnam, sede della recente visita di sistema del vice ministro Scalfarotto, quale futuro importante partner economico dell'Italia. Due sono gli elementi particolarmente rilevanti: la recente conclusione del negoziato per la creazione di una zona di libero scambio con l'UE, che, completate le procedure di ratifica dei due contraenti, dovrebbe entrare in vigore dopo l'estate del 2018, e la particolare struttura dell'economia vietnamita.
    L'accordo di libero scambio promuove l'eliminazione delle tariffe doganali applicate dal Vietnam per due terzi delle esportazioni europee sin dall'entrata in vigore, e progressivamente in 3, 5, 7 o 10 anni per i rimanenti prodotti. Il 70% dei prodotti vietnamiti potranno essere importati in franchigia di dazi sin dall'entrata in vigore, mentre il 99% delle esportazioni vietnamite saranno libere da tariffe entro 7 anni.

    INTERVENTO/ Complementarità di interessi e opportunità commerciali dell'industria italiana in Vietnam

    Gran parte delle riforme promosse dall'accordo di libero scambio interessano direttamente le esportazioni italiane: a parte l'eliminazione dei dazi (particolarmente elevati su prodotti alimentari, alcolici e autovetture) si ricordano la semplificazione delle procedure per l'ottenimento dei certificati sanitari e tecnici, l'impegno a migliorare l'efficacia di norme e istituzioni nella lotta all'utilizzo improprio della proprieta' intellettuale e l'eliminazione del regime preferenziale riservato alle imprese di Stato. In piu', l'apertura degli appalti pubblici in un Paese dove il 40% del reddito nazionale e' prodotto da imprese e agenzie governative aggiungera' importanti opportunita' per le imprese nel settore energetico ed infrastrutturale.

    Ma sono le particolari caratteristiche del sistema industriale del Paese asiatico che lo rendono particolarmente interessante per l'industria italiana. Le principali esportazioni vietnamite corrispondono, anche, ai punti di forza della nostra economia, a parte il settore dell'elettronica (che, nel caso del Vietnam, ha ricevuto un impulso decisivo dall'investimento della Samsung): tessile e abbigliamento, calzature, prodotti della pesca e altri prodotti agroalimentari e arredamento. In tutti questi settori il Vietnam si e' speciallizzato nelle fasi di produzione a piu' basso valore aggiunto e ad elevata intensita' di lavoro: in pratica, nelle operazioni di assemblaggio di tessili e abbigliamento e calzature, mentre le esportazioni nell'agroalimentare sono essenzialmente prodotti primari. Le autorita' vietnamite, nel timore di essere risucchiati dalla c.d. “middle-income trap” (crescita del costo del lavoro senza corrispondente avanzamento della catena di produzione nelle fasi a piu' elevato valore aggiunto e ad alta intensita' di capitale e tecnologia), hanno da tempo promosso numerose iniziative per promuovere gli investimenti stranieri in beni di capitali, know how e conoscenze tecnologiche in questi settori.
    Tale situazione, ulteriormente favorita dall'accordo di libero scambio, offre all'industria italiana notevoli opportunita' di fornire i propri macchinari nei settori chiave della nostra economia (tessile abbigliamento, calzaturiero, arredamento e trasformazione dei prodotti alimentari) e (in aggiunta) di investire direttamente nel Paese asiatico nei medesimi settori. L'obiettivo e' incrementare la presenza della nostra industria nella catena globale del valore, senza pregiudicare, tuttavia, gli investimenti nel mercato interno. Da un lato, infatti, non si tratterebbe di de-localizzazione, in quanto il know how, la tecnologia e le capacita' rimarrebbero nel nostro Paese, ma di duplicare modelli imprenditoriali che hanno avuto successo in Italia per soddisfare mercati stranieri che, altrimenti, rimarrebbero esclusi dal radar delle nostre imprese. L'output produttivo nel Paese asiatico servirebbe a soddisfare, infatti, il mercato locale e regionale, difficilmente raggiungibile dalle nostre imprese che, oltre a soffrire di dimensioni limitate (si tratta normalmente medie e piccole imprese), producono beni che potrebbero soddisfare solo una limitata nicchia del mercato. Il successo commerciale dell'iniziativa beneficerebbe anche dalla piena integrazione commerciale del Vietnam nell'area. Il Paese ha infatti concluso accordi di libero scambio con gli altri paesi dell'ASEAN e con tutti i principali mercati della regione (India, Cina, Giappone, Sud Corea, Australia e Nuova Zelanda), con la conseguenza di poter esportare da Hanoi a dazi praticamente nulli in un area di oltre tre miliardi di persone.
    La presenza italiana, che, in un paese culturalmente cosi' distante dal nostro, ha bisogno di una collaborazione con imprese locali, potrebbe essere decisiva per creare un “made in Italy” nella regione dell'Est Asia, l'area a piu' alto tasso di sviluppo mondiale. In piu', le notevoli competenze delle nostre imprese in tutte le fasi post-produzione (strategie di mercato basate su segni di riconoscibilita') potrebbero essere usate per sviluppare interessanti progetti in cooperazione con i produttori vietnamiti. Infine, tale soluzione potrebbe anche contribuire a difendere il c.d. “Italian Sounding” la cui ri-appropriazione non puo' prescindere da un'attiva presenza nell'area.

    Claudio Dordi (Universita' Bocconi - EU-Vietnam, Team Leader, Multilateral Trade Policy Project)

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