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La Merkel, le coalizioni e i fantasmi di Weimar

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La Merkel, le coalizioni e i fantasmi di Weimar

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I sondaggi pubblici erano cos tranquillizzanti da sembrare inutili. Tutte le maggiori societ di rilevazione delle intenzioni di voto indicavano per la Cdu della cancelliera Angela Markel un risultato del 36-37% e per il suo sfidante socialdemocratico Martin Schulz un deludente ma sopportabile 22%. In realt, la Merkel il 22 settembre, due giorni prima del voto, sapeva che le rilevazioni pi affidabili erano ben diverse. I sondaggisti pi esperti stimavano che gli elettori vicini al partito xenofobo “Alternativa per la Germania” fossero reticenti nel confessare le loro intenzioni di voto.

I sondaggi corretti che erano arrivati sul tavolo della cancelleria vedevano Alternativa non al 9-10, ma al 13-15%, sottraendo voti sia alla Cdu sia all’Spd. Non solo per la prima volta una formazione neo-nazionalista sarebbe tornata al Parlamento tedesco, ma sarebbe diventata di colpo il terzo partito del Bundestag.

In quelle ore, Schulz si trovava vicino alla citt natale di Wurselen, nel Nord-Vestfalia, per concludere la campagna elettorale. Solo un mese prima Schulz si era presentato alla televisione pubblica Zdf pieno di fiducia dichiarando: Sar cancelliere, ma da tempo ogni speranza era caduta. Il clima attorno al candidato socialdemocratico era esausto e deluso. Fu allora che l’ex presidente del Parlamento europeo ricevette la telefonata della cancelliera. Con toni come sempre cordiali, nonostante l’inasprimento inferto da Schulz alla campagna elettorale, Merkel inform lo sfidante del peggioramento delle prognosi elettorali per entrambi i partiti. Un collaboratore descrive le parole della cancelliera in questi termini: dobbiamo prepararci a fare dichiarazioni concilianti appena si chiuderanno le urne, cos da preparare tutti all’unica soluzione possibile, la Grande coalizione tra i nostri partiti. Schulz si sent in un angolo. Aveva condotto per oltre sei mesi una campagna serrata contro la Cdu e contro la Grande coalizione. Ma se la volont della cancelliera era un’alleanza, avrebbe potuto sbatterle la porta in faccia?

Dopo 48 ore i risultati elettorali confermarono i timori della cancelliera. La Cdu era scesa al 33%, la Spd al 20,5% e Alternativa al 12,6. Merkel e il pi carismatico tra i politici tedeschi, il ministro delle Finanze Wolfgang Schuble, fecero il punto di una situazione politica inedita: la Cdu aveva perso rispetto al 2013 ma non rispetto le tre elezioni precedenti e in buona parte la debolezza era del partito bavarese (Csu); l’Spd, il pi antico partito politico europeo, era sotto il minimo storico; il partito liberale (Fdp) era risorto energicamente col 10,6% spostandosi per alla destra della Cdu. Infine la frammentazione dei partiti aveva reso ancora pi ingombrante la presenza di Alternativa, terzo partito al Bundestag. Merkel ricord una frase che le aveva ripetuto un suo venerando predecessore socialdemocratico, Helmut Schmidt: fu il disordine e il fallimento della Grande coalizione ad aprire la strada al nazismo.

Da mesi, la cancelliera stava elaborando una strategia per contrastare il rischio di una nuova Weimar. Il primo passo era consolidare il quadro politico, formare una grande coalizione e allineare l’azione politica di Berlino con quella francese del nuovo presidente Emmanuel Macron. Avrebbero avuto tre anni almeno per governare insieme e rafforzare l’Europa prima che i populisti ne minassero le fondamenta. Il secondo passo era ancora pi sofisticato: modificare le procedure parlamentari, rafforzando la presa sull’attivit legislativa e sul dibattito pubblico grazie alla nomina del pi potente uomo politico tedesco, Wolfgang Schuble, a presidente del Bundestag, in modo da ridimensionare la visibilit di Alternativa. Quindi, bisognava incoraggiare e sostenere il ruolo di antagonista da destra del partito liberale in modo da convogliare le pulsioni dei nazionalisti, rifugiatisi in Alternativa, verso un voto conservatore ma democratico. Infine porre le basi per la riproposizione del tradizionale bipolarismo destra-sinistra alle future elezioni, con un lavoro sotterraneo di alleanza tra le forze pi giovani della Cdu e dei liberali. A quel punto il quadro politico tedesco sarebbe stato di nuovo perfettamente stabile.

Sulla strada di questa straordinaria strategia c’era un solo ostacolo: Martin Schulz. Il 24 settembre sera, comunicato l’esito delle elezioni, il leader socialdemocratico, confermato alla guida dell’Spd con il 100% dei consensi, si present alle telecamere visibilmente alterato. Nel corso del “giro degli elefanti” la tradizionale trasmissione post-elettorale che vede i leader di tutti i partiti confrontarsi pubblicamente sul risultato, Schulz attacc frontalmente la cancelliera: lei la sconfitta; la SPD non sar disponibile a rinnovare la Grande coalizione.

L’attacco personale e la porta sbattuta in faccia ricordarono a Merkel una situazione analoga verificatasi nel 2005, nel corso della stessa trasmissione dopo la sua prima vittoria alle elezioni federali. Allora, il cancelliere uscente Gerhard Schrder l’aveva trattata come una scolaretta inadeguata. Poche cose sono tanto indigeste per Angela Merkel quanto il machismo politico. Lo aveva imparato Schrder, lo avrebbe imparato Schulz.

Il giorno dopo, la cancelliera cerc al telefono una rappresentante di vertice dell’Spd con cui aveva la giusta confidenza, la ministra del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Nahles di cui aveva constatato un crescente realismo politico dopo le iniziali posizioni radicali. Alla Nahles, Merkel spieg che era suo unico interesse replicare il governo di grande coalizione, nonostante gli ostacoli opposti da Schulz. Nahles concord, ma chiese tempo per costruire il necessario consenso nel partito per aggirare la contrariet del segretario. Solo due giorni dopo, Nahles si dimise da ministro e fu eletta presidente del gruppo parlamentare dell’Spd. Merkel e Nahles si diedero appuntamento per met novembre. Il lungo e insolito negoziato per il varo di una coalizione Giamaica, composta da Cdu-Csu, Liberali e Verdi, si rivel in gran parte solo un escamotage per guadagnare tempo mentre l’Spd metteva in un angolo il proprio segretario.

In effetti, le trattative del gruppo Giamaica procedevano complesse ma volenterose. Gran parte delle linee rosse di Verdi e Liberali erano state attenuate. Come conferma la documentazione disponibile, anche le politiche europee erano state fonte di molti e ragionevoli compromessi. Dalle dodici voci iniziali del negoziato si era arrivati a discutere circa 130 argomenti, incluso l’umano trattamento delle galline nei pollai industriali tedeschi. Certo alcuni ostacoli erano stati pi alti: i liberali avrebbero dovuto rinunciare al ministero delle Finanze e il leader dei Verdi, di origini turche, non avrebbe potuto diventare ministro degli Esteri e negoziare con il pi ostico e pericoloso tra gli antagonisti diplomatici di Berlino, il leader turco Recep Tayyip Erdogan. Ma a detta della stampa tedesca e quindi agli occhi del pubblico, tutto sembrava convergere verso una conclusione possibile e verso il varo dell’inedita coalizione Giamaica.

Il 15 novembre, dall’Spd arriv il segnale che la cancelliera aspettava. Nei sondaggi personali, condotti dietro le quinte, tre quarti dei parlamentari socialdemocratici si erano detti favorevoli a formare una grande coalizione contro il parere di Schulz e nel timore di dover tornare alle urne e perdere il seggio parlamentare appena conquistato. L’Spd avrebbe richiesto posizioni importanti nel nuovo governo, in particolare al ministero delle Finanze. Ufficialmente per rappresentare la propria scelta come un sostegno alla linea europeista del partito e all’alleanza con Macron. Ma in realt anche perch il successore di Schuble avr a disposizione nella prossima legislatura un surplus fiscale da spendere e investire, stimato in circa 55 miliardi di euro. Merkel inform della situazione i vertici del suo partito, di cui aveva gi previsto una riunione per la sera stessa.

Passarono solo due giorni e il leader liberale Christian Lindner rovesci a sorpresa il tavolo della trattativa per un governo Giamaica. Non ci furono vere spiegazioni, i Verdi vennero colpiti alla schiena dal comportamento dei liberali. La Cdu finse una sorpresa di facciata. Lo stesso Lindner addusse in pubblico motivi generici sull’impossibilit di concordare sulla modernizzazione del Paese. Di fronte alle telecamere lesse una dichiarazione che era stata preparata alcuni giorni prima, proprio il 15 novembre: meglio non governare che governare male.

Da pochi giorni il giovane leader liberale aveva cambiato casa a Berlino e si era trasferito in affitto in una bella penthouse nel quartiere di Schneberg, arredata con mobili e decorazioni moderne. La casa gli era stata affittata da un buon amico personale, anch’egli una personalit molto nota della politica tedesca: Jens Spahn, sottosegretario e proteg di Wolfgang Schuble, uno dei giovani politici in maggiore ascesa, spesso indicato come possibile leader della Cdu e candidato a succedere alla cancelleria a capo di una futura coalizione conservatrice.

Quanto a Nahles, che ha assunto giorno dopo giorno toni pubblici da leader dell’opposizione e perfino da antagonista della cancelliera, si starebbe costruendo la possibilit di lavorare direttamente al fianco di una Merkel concentrata sulla politica europea, come ministro del Kanzleramt, la cucina del governo tedesco. Quindici anni pi giovane di Angela Merkel, Nahles prenderebbe cos le misure per un proprio governo futuro, a capo di una coalizione tutta di sinistra. Il bipolarismo tedesco ritroverebbe cos entrambe le sue gambe.

La strada non ancora aperta. Ci sono ancora ostacoli e molti possibili incidenti dietro ogni svolta. Ma i lineamenti della strategia Merkel-Schuble per sconfiggere i fantasmi di Weimar sono quasi completati.

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