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Ultimo test all’Eurogruppo: la Grecia verso la fine della crisi

in vista l’uscita dal piano di aiuti

Ultimo test all’Eurogruppo: la Grecia verso la fine della crisi

Ricostruzione. Atene cerca di rialzarsi dopo anni di crisi e austerity
Ricostruzione. Atene cerca di rialzarsi dopo anni di crisi e austerity

L’uscita della Grecia del premier Alexis Tsipras dal suo ultimo piano di aiuti è ormai in vista. L’Eurogruppo di lunedì a Bruxelles confermerà gli ultimi progressi della maggiore operazione di salvataggio della storia moderna e il ritorno alla normalità con l’accesso ai mercati dei capitali. E da autorevoli fonti finanziarie di Atene arriva il messaggio rassicurante che «la liquidità nelle banche greche sta andando molto bene».

Il solito falso annuncio destinato a venir smentito da vecchie abitudini? No, questa volta è diverso: i greci possono vedere la fine del tunnel dopo otto anni di durissima austerità sul fronte dei tagli al welfare e dell’incremento della pressione fiscale che, come ha attestato l’Ocse di recente, ha toccato il record di aumento negli ultimi cinque anni. Certo, i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo riuniti a Bruxells non convalideranno questo lunedì la “revisione” definitiva delle riforme strutturali del Paese e non erogheranno la sospirata tranche di aiuti prevista di 5,5 miliardi di euro; gli esperti della troika a cui si sono aggiunti i tecnici dello Esm, il fondo salva stati europeo di Klaus Regling, sono ancora negli uffici dei ministeri di Atene a controllare i dossier e il governo Tsipras non ha ancora messo in atto i due terzi delle cosiddette 95 “azioni prioritarie” richieste alla Grecia entro la fine dell’anno nell’ambito del terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro. Mancano ancora pezzi importanti sulla riforma della pubblica amministrazione e sulla concorrenza nel settore strategico dell’energia e delle privatizzazioni. Gli esperti comunque prevedono il via libera per il prossimo Eurogruppo che si terrà in Belgio il 22 gennaio. Ma poi sarà una strada finalmente in discesa e nulla dovrebbe ostacolare la chiusura dell’ultimo programma di sostegno per la Grecia entro il prossimo agosto.

In una recente intervista rilasciata al quotidiano “Efimerida Syndakton”, il premier Alexis Tsipras ha detto che «tra dieci mesi, nell’agosto 2018, la Grecia uscirà dai Memorandum of Understanding che l’hanno di fatto commissariata negli ultimi sette anni, e diventerà nuovamente un Paese normale». Ma Tsipras è preoccupato dei sondaggi che lo vedono soccombere rispetto a leader di Nea Dimokratia, Kyriakos Mitsotakis, ex studente di Harvard, e sostenitore di politiche liberiste. «Il mio mandato è chiaro: espansione e rinnovamento - ha detto Mitsotakis - per offrire una soluzione alternativa di governo al Paese».

Dopo aver messo sul piatto 240 miliardi di euro dal 2010 in un Paese senza accesso ai mercati dei capitali, i creditori ora sperano che la Grecia sia in grado di liberarsi dalla tutela e di tornare a finanziarsi nonostante un debito pari 180% del Pil e il taglio del 25% del Pil. Dopo una stagione di austerità senza precedenti, i fondamentali dell’economia sono tornati sotto il segno positivo: il governo della sinistra radicale ha continuato a fare il lavoro “sporco” rimettendo in ordine i conti pubblici devastati da anni di clientelismo e corruzione ma perdendo consensi. Oggi Atene vanta un surplus primario (prima del rimborso del debito) che dovrebbe permettere di allentare un po’ l’austerità. Gikas Hardouvelis, economista ed ex ministro delle Finanze nel governo Samaras, stima una crescita dell’1,3% quest’anno. La Commissione europea prevede un Pil al 2,5% nei prossimi due anni.

È con questa ritrovata crescita che il governo di Syriza intende finanziarsi a prezzi convenienti sui mercati. L’Agenzia del debito pubblico greco spera di raccogliere 10 miliardi nel 2018 e 15 miliardi nel 2019 per coprire il suo fabbisogno di finanziamento e uscire dal pesante giogo esercitato dalla troika.

Naturalmente i creditori internazionali di Atene (tra cui l’Italia sotto varie forme) intendono continuare a monitorare il mantenimento della disciplina finanziaria e l’avanzamento delle riforme. Infine, dopo che la Germania avrà formato il nuovo governo, insieme al recalcirante Fondo monetario, bisognerà affrontare il tema spinoso del taglio del debito. La soluzione di allungare la durata del debito dipenderà proprio dalla ritorno della crescita in Grecia, senza ricadere però nei «vecchi vizi» clientelari.

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