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Brexit, l’accordo con la Ue sfuma sul nodo del confine irlandese

negoziati in bilico

Brexit, l’accordo con la Ue sfuma sul nodo del confine irlandese

Theresa May con Jean Claude Juncker (Reuters)
Theresa May con Jean Claude Juncker (Reuters)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – È terminato con un drammatico nulla di fatto il tanto atteso incontro tra il presidente dell'esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker e la premier britannica Theresa May a Bruxelles. Le parti non sono riuscite a trovare una intesa preliminare in vista del divorzio della Gran Bretagna dall'Unione. La speranza rimane di trovare una intesa entro il vertice europeo di metà mese, anche se nei fatti la complessità della trattativa sta mettendo a rischio l'unità britannica.

«Non è stato possibile trovare una intesa completa», ha ammesso in un brevissimo punto-stampa il presidente Juncker, con al suo fianco la premier May. «Nuove trattative e nuove discussioni si sono dimostrate necessarie. Queste si terranno entro la fine della settimana. Le posizioni si stanno avvicinando. Sono ancora fiducioso che potremo segnalare ai Ventisette a metà mese che abbiamo fatto sufficienti progressi» sulla via del divorzio in modo da aprire le trattative su un futuro partenariato.

I tre nodi cruciali
Bruxelles ha imposto che prima di parlare del futuro rapporto tra l'Unione europea e il governo britannico, le parti dovranno trovare una pre-intesa su tre aspetti: il rapporto tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord; gli impegni finanziari di Londra nei confronti dei suoi partner; e i diritti dei cittadini europei e britannici residenti nel Regno Unito e nell'Unione. Le parti non sono riuscite oggi a trovare un pre-accordo su tutti e tre questi aspetti. A influenzare le trattative anche commenti e reazioni in diretta.

La pre-intesa su Dublino
Fonti governative irlandesi spiegavano nel pomeriggio - a incontro in corso tra la signora May e il presidente Juncker - che sul futuro rapporto tra Dublino e Londra una pre-intesa era stata raggiunta, con l'impegno di mantenere «l'omogeneità regolamentare» nell'Ulster, anche dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione. Qui a Bruxelles non vi è mai stata conferma ufficiale da parte comunitaria di questo accordo preliminare, anche se l'intesa è da ritenere plausibile.

Scozia: anche noi vogliamo lo status del Nord Irlanda
Le voci irlandesi hanno provocato l'immediata reazione dell'establishment britannico, alle prese con un controverso processo di decentramento regionale. Da Edimburgo, su Twitter, la premier scozzese Nicola Sturgeon ha spiegato: «Se una parte del Regno Unito può avere un allineamento della regolamentazione con l'Unione e restare effettivamente nel mercato unico, che è la giusta soluzione per l'Irlanda del Nord, non c'è una ragione pratica perché altri non possano farlo».

Ha commentato dal canto suo il sindaco di Londra, Sadiq Khan: «I londinesi hanno votato a maggioranza per restare nell'Unione e un accordo simile potrebbe proteggere decine di migliaia di posti di lavoro». Reazioni simili anche dal Galles. Le maxi-regioni britanniche hanno visto nell'eventuale intesa irlandese possibili soluzioni per se stesse. È la paura di scatenare nuove richieste nel processo di devolution ad avere frenato la signora May nelle trattative con Bruxelles? È possibile.

La protesta degli unionisti alleati della May
Non si può escludere neppure che il Partito unionista democratico (DUP), in Irlanda del Nord, abbia protestato perché ha visto nell'accordo con Dublino un primo tassello verso una eventuale unificazione dell'isola (il DUP appoggia dall'esterno il governo conservatore della premier May). Ciò detto, anche sul fronte finanziario e sul versante dei diritti dei cittadini, le difficoltà non mancano. Sul primo aspetto, si tratta su un versamento inglese al bilancio comunitario di 50-60 miliardi di euro.

Quanto ai diritti dei cittadini, Londra continua a non voler accettare il ruolo della Corte europea di Giustizia nel dirimere le cause relative ai cittadini comunitari per paura di mettere a rischio la sua sovranità. Rifiuta poi l'automatico ricongiungimento delle future famiglie, vale a dire dei nuovi membri della famiglia di un cittadino comunitario attualmente residente nel Regno Unito. Il presidente Juncker si è detto comunque “fiducioso” ieri di un accordo entro fine settimana.

Non sarà facile, tanto il negoziato è complesso. Comunque, se accordo vi sarà, la trafila prevede un benestare politico dei ministri per gli affari europei e infine l'intesa dei Capi di Stato e di governo in occasione del vertice di metà mese. In questa occasione i leader sarebbero chiamati a sancire che sono stati fatti “sufficienti progressi” sulla via del divorzio. In questo modo, le parti potrebbero iniziare il negoziato per mettere a punto un futuro accordo di partenariato, post Brexit.

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