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Centro-sinistra, il duello sulle priorità

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Centro-sinistra, il duello sulle priorità

  • –Emilia Patta

Roma

Dal minor peso fiscale sulle famiglie, come chiedono i centristi, alle misure contro la precarizzazione del lavoro, come chiede Campo progressista di Giuliano Pisapia. Passando per i diritti - in primis i provvedimenti sullo ius soli e sul biotestamento cari a Pisapia e Radicali e mal visti dai centristi. Il lavoro di cucitura che il Pd dovrà fare per delineare un programma di massima per la coalizione che si presenterà insieme nei collegi non è proprio semplice. A cominciare dal fatto che i Radicali della lista Più Europa - come spiega Benedetto Della Vedova - pongono una condicio sine qua non per la costruzione stessa dell’alleanza: ossia un decreto, come per altro è stato già fatto nel 2013, per superare l’annoso problema della raccolta delle firme (50mila in tutto il territorio) per la presentazione delle candidature dal momento che nella scorsa legislatura i Radicali non hanno avuto eletti in Parlamento. Per il resto la lista “europea” pone al centro un problema non da poco: «Chiarire il modo in cui staremo in Europa, abbandonando cioè la tentazione di usare Bruxelles come capro espiatorio cominciando dal fatto che dobbiamo occuparci del nostro debito pubblico con conseguente riduzione della spesa».

Quanto ai centristi, il loro mantra è «la riduzione della pressione fiscale sulle imprese in funzione della crescita e dell’occupazione - spiega Fabrizio Cicchitto -. E per farlo in modo credibile, anche per contestare in sede europea alcuni aspetti del fiscal compact, è indispensabile tagliare la spesa pubblica a partire da quella regionale e degli enti locali». Dopo la riduzione della pressione fiscale sulle imprese i centristi mettono la formazione e la famiglia. Ricette, queste ultime sul taglio della spesa pubblica, che non si sposano proprio bene con il rilancio degli investimenti pubblici propugnato da Campo progressista. Il partito di Pisapia pone poi l’accento sull’”integrazione” del Jobs act con «misure di stabilizzazione che favoriscano i contratti a tempo indeterminato, il rafforzamento delle azioni di tutela e di protezione dei lavoratori di situazioni fragili e in crisi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile». Inoltre «la stabilizzazione pluriennale delle risorse per il Fondo sanitario nazionale (e in questo contesto rientra la richiesta di superare il superticket già parzialmente accolta in legge di stabilità, ndr) costituisce una scelta essenziale di rilancio di un sistema universale di welfare». Tutti punti che sono stati accettati da Piero Fassino a nome del Pd durante la trattativa delle scorse settimane. Ma l’insistere di Matteo Renzi sull’importanza di continuare sulla riduzione della pressione fiscale, anche tramite l’estensione della misura degli 80 euro in busta paga in favore delle famiglie con figli a carico, rende problematico il nodo del reperimento delle risorse a fronte della richiesta degli alleati centristi e radicali di tenere sotto controllo il debito pubblico tramite la riduzione della spesa.

A sinistra del centrosinistra che si sta formando attorno al Pd, ormai da antagonisti al Pd e in corsa solitaria in tutti i collegi previsti dal Rosatellum, i dirigenti del neonato movimento Liberi e uguali puntano tutto sulla discontinuità con le politiche renziane e non solo: a cominciare dalla cancellazione del Jobs act con la reintroduzione dell’articolo 18 e dalla revisione della riforma Fornero e dell’innalzamento dell’età pensionabile. E ancora: forte rilancio degli investimenti pubblici e privati da finanziare con una stretta sull’evasione fiscale, stop alla politica dei bonus e ripristino di una vera progressività fiscale con l’aumento degli scaglioni. Comprensibile che una formazione nata con l’apporto fondamentale di chi dal Pd è uscito, come Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, voglia distinguersi dal Pd. Ma questo mettere l’accento sulla “netta discontinuità” rende praticamente impossibile un incontro in Parlamento dopo il voto.

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