Mondo

Doping, Cio bandisce la Russia: niente Olimpiadi invernali

sport

Doping, Cio bandisce la Russia: niente Olimpiadi invernali

Doping di Stato: con questa accusa la Russia è stata esclusa dai Giochi invernali del febbraio prossimo a Pyeongchang, in Corea del Sud. È senza precedenti la decisione del Cio, il Comitato olimpico internazionale, che per la prima volta bandisce un Paese dall’intera manifestazione per doping. Porte chiuse ai dirigenti sportivi russi, alla cerimonia inaugurale non ci sarà il tricolore nazionale, non si potrà suonare l’inno russo.

La decisione presa a Losanna, ha detto il presidente del Cio Thomas Bach, segue indagini che nel corso di tre anni hanno raccolto le prove di «una sistematica manipolazione» del sistema anti-doping culminato a Sochi nel 2014, ed è dunque proporzionale a un «attacco senza precedenti all’integrità dei Giochi olimpici». Per attutire il colpo, il Cio ha sospeso con effetto immediato il Comitato olimpico russo, ma si è riservato il diritto di accettare gli atleti russi che verranno giudicati “puliti” - come ai Campionati mondiali di atletica di Londra, l’estate scorsa - che potranno gareggiare a titolo personale sotto il nome “Atleta olimpico di Russia”. Senza poter indossare una divisa nazionale. Le loro eventuali vittorie non andranno ascritte alla Russia, negli annali olimpici. Condizioni durissime, che nei giorni scorsi Vladimir Putin aveva già definito «un’umiliazione».

Una prima reazione da Mosca è stata l’annuncio che la tv di Stato non trasmetterà i Giochi sudcoreani, mentre Aleksandr Lebedev, vicepresidente della Duma, invoca il boicottaggio. Nei giorni scorsi il Cremlino aveva fatto sapere che avrebbe difeso i propri atleti, ma aveva ripetuto di voler collaborare con le autorità sportive internazionali per combattere l’utilizzo di farmaci proibiti. Tra le decisioni del Cio c'è anche il bando a vita contro l’ex ministro russo dello Sport, Vitalij Mutko, attualmente vicepremier. Non potrà mai più partecipare a un’Olimpiade. Il Comitato olimpico russo dovrà anche pagare una sanzione di 15 milioni di dollari.

«Intendiamo difendere gli interessi dei nostri atleti e della Federazione Russa - aveva dichiarato martedì alla stampa Dmitrij Peskov, portavoce di Vladimir Putin, prima dell’annuncio del bando - a continuare a seguire gli ideali olimpici e a mantenere tutti i legami con il Cio, e attraverso questi i problemi che sono sorti saranno risolti». Il giorno prima, lo stesso Peskov aveva precisato che Mosca non intende boicottare le Olimpiadi, anche nel caso di restrizioni imposte dal Cio.

Erano in molti, agenzie anti-doping e atleti, a volere dai 15 membri del consiglio esecutivo del Cio un segnale netto, un’esclusione totale, malgrado la Russia abbia sempre smentito con forza il coinvolgimento dello Stato e parli di «manipolazioni politiche». Una decisione alternativa avrebbe potuto deferire la scelta alle singole federazioni sportive, come avvenne nel 2016.

Due anni fa, la Russia si era infatti fermata a un passo dall’eliminazione dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro: il Cio aveva lasciato alle federazioni dei vari sport la possibilità di acconsentire alla partecipazione dei singoli atleti, e questo aveva portato all’esclusione dell’intera squadra di atletica e di sollvamento pesi. Rusada, l’agenzia antidoping russa, è stata sospesa quando nel 2015 un rapporto della commissione dell’Agenzia mondiale anti-doping (Wada) l’ha accusata di violare sistematicamente le regole anti-doping, affermando di avere ampie prove - test di laboratorio e numerose testimonianze - di una manipolazione sponsorizzata dallo Stato. Un rapporto successivo parlava di più di mille atleti russi, in più di 30 sport, coinvolti in una “cospirazione” che nell’arco di cinque anni aveva nascosto i test positivi ai farmaci proibiti.

«Doparsi è come rubare - aveva commentato Federica Brignone - e i ladri finiscono in prigione». Secondo la slalomista milanese, la decisione attesa da Losanna doveva servire a «mandare un messaggio». Anche a costo di coinvolgere tutti, compresi gli atleti puliti, nell’accusa di doping istituzionale.

Nel corso di quest’ultimo mese, in seguito a un’inchiesta il Cio ha bandito per sempre dalle Olimpiadi più di 20 atleti russi accusati di aver violato le norme anti-doping ai Giochi invernali di Sochi, nel 2014, mentre il Wada afferma che la Russia continua tuttora a non rispettare le regole. Sono 11 gli atleti, tra i 33 saliti sul podio a Sochi, che si sono visti togliere le rispettive medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Tra loro Evghenija Medvedeva, campionessa mondiale di pattinaggio artistico, ha lanciato un ultimo appello a Losanna contro il bando della Russia.

Ma come ha spiegato a Losanna Thomas Bach, presidente del Cio, ai Giochi di Pyeongchang ci sarà invece una cerimonia speciale che riassegnerà retroattivamente le medaglie tolte ai russi. Un’ulteriore umiliazione per un Paese che si considera una grande potenza sportiva. «Tutti parlano di come punire la Russia - aveva detto a Losanna, citato dal New York Times, Vitalij Smirnov, capo della nuova commissione nazionale antidoping istituita da Putin - ma nessuno si chiede come aiutare la Russia».

© Riproduzione riservata