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«Misha l’americano» arrestato e liberato a Kiev. Spinge…

scontro tra due ex alleati (nemici di putin)

«Misha l’americano» arrestato e liberato a Kiev. Spinge Maidan alla protesta pacifica

Scontri a Kiev fra polizia e sostenitori di Mikheil Saakashvili
Scontri a Kiev fra polizia e sostenitori di Mikheil Saakashvili

A Kiev Mikhail Saakashvili, ex presidente della Georgia, è fermato stamane con l’accusa di aiutare un’associazione criminale. I servizi segreti rovistano nella sua casa, lui fugge sul tetto e minaccia di buttarsi giù. Fuori, in strada, i suoi sostenitori si scontrano con la polizia, poi lo liberano dalla camionetta che sta per portarlo via. Saakashvili, ex leader georgiano che in questi anni ha ottenuto e perso la cittadinanza ucraina, chiede oggi alla folla di radunarsi nella piazza centrale di Kiev, quella Maidan Nezaležnosti che fu centro e simbolo della rivolta del 2014 e portò alla destituzione del presidente filorusso Yanukovich e all’elezione dell’attuale presidente Petro Poroshenko.

Attuale presidente Poroshenko che è ora nemico numero uno di Saakashvili, ampiamente ricambiato. I due uomini politici, guida di due ex Repubbliche sovietiche in due diversi momenti negli ultimi dieci anni, uniti nella battaglia per affrancarsi dall’ingombrante Madre Russia, fino a qualche tempo fa alleati, oggi sono avversari.

Saakashvili, detto «Misha l’americano» per gli anni da studente passati negli Stati Uniti, ex presidente della Georgia che nel 2008 si oppose a Putin invasore, è accusato di «associazione criminale» dall’ex sodale Poroshenko, attuale presidente dell’Ucraina anche lui volto dell’opposizione a Putin e alle interferenze militari russe nella regione orientale del paese dal 2014 a oggi.

Nel 2015 il rapporto fra i due era iniziato in un altro modo. Per quegli stravolgimenti così abituali in quell’Est ex sovietico mai davvero europeo, l’uomo della provvidenza e della rivoluzione delle rose, il nome pulito della resistenza a Putin, diventa il nemico del popolo, additato come corrotto quindi costretto a fuggire. Saakashvili ripara così in Ucraina, accolto da Poroshenko che gli dà la cittadinanza e dal 2015 una carica: governatore della regione di Odessa, città portuale sul Mar Nero di fronte alla penisola di Crimea annessa da Putin nel 2014 fra le proteste europee e americane; l’alleanza dura un anno.

L’ex leader georgiano diventa presto oppositore del presidente ucraino nonostante l’amicizia fra i due, studenti negli anni 90 all’università a Kiev, e il comune proposito di «fermare l’aggressione russa» come da copertina del Twitter di Saakashvili e da programma di Poroshenko.

Saakashvili abbandona la carica di governatore nel novembre 2016. Inizia una lotta che ha oggi la sua scena madre e in estate il prologo. A luglio Poroshenko toglie la cittadinanza ucraina a Saakashvili in quel momento negli Stati Uniti. Due mesi dopo, lo scorso settembre, Saakashvili torna in Ucraina dalla Polonia scortato dai suoi sostenitori, centinaia di persone che domenica scorsa hanno chiesto l’impeachment di Poroshenko e oggi si scontrano con la polizia.

Stamane il governo di Poroshenko ordina il fermo di Saakashvili il quale si vede perquisire la casa dai servizi segreti e reagisce scappando sul tetto del palazzo di Kiev in cui vive; da lì minaccia di suicidarsi.

Sotto, davanti al palazzo, i sostenitori dell’ex leader georgiano, campione dell’anticorruzione in Ucraina che accusa il suo ex alleato Poroshenko di essere un ladro e un traditore, protestano, cercano di bloccare l’auto della polizia che avrebbe dovuto portar via l’accusato eccellente; i testimoni assistono a scene di caos. Il tutto è documentato dai giornalisti stranieri su Twitter che postano scene di tensione e qualche ironia («Almeno Saakashvili non ha fatto la fine di Escobar») .

Le autorità quindi Poroshenko non hanno circostanziato più di tanto le accuse contro Saakasvili. L’ufficio stampa dei servizi segreti ucraini (Sbu), fa sapere che Saakasvili è stato fermato perché sospettato di «assistenza a membri di organizzazioni criminali e copertura della loro attività criminosa». Pavel Bogomazov, avvocato citato dalla testata online Meduza, parla invece di un’accusa ben più pesante «tentato abbattimento del regime costituzionale» .

La Russia pare cadere dalle nuvole, nella dichiarazione che arriva da Mosca non si può non scorgere una certa soddisfazione di Dmitri Peskov, l’onnipresente e puntuale portavoce di Putin.

Peskov fa sapere che il Cremlino sta seguendo gli eventi « con interesse e meraviglia», «per Kiev - nota - questo è un vero e proprio mal di testa, cose del genere non si augurano nemmeno a un nemico» riporta la solita Interfax.


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