Mondo

Bruxelles difende il suo ruolo e cerca una difficile sintesi

focus

Bruxelles difende il suo ruolo e cerca una difficile sintesi

Raccogliere il consenso. È questa la sfida che la Commissione e il suo presidente, Jean-Claude Juncker, hanno lanciato con la proposta di riforma dell’Unione monetaria. Un compito arduo: la “nuova” Francia di Macron ha ambizioni che la Germania - priva di un Governo e quindi di linee guida precise sul tema Europa - potrebbe in ogni caso non condividere. Senza contare che l’intesa dovrà comunque coinvolgere anche gli altri 25 Paesi dell’Unione. Lo sforzo per creare un compromesso, però, è evidente.

Il Fondo monetario

La trasformazione dell’Esm in un Fondo monetario europeo è così un’idea tedesca. Compare nel non-paper diffuso dall’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble prima di abbandonare il suo incarico e rispecchia probabilmente una posizione abbastanza condivisa, in Germania, che preferisce affidare a un organismo diverso dalla Commissione e a un bilancio separato il compito di fare da “backstop” dell’Unione bancaria. Il nuovo Fondo, quindi, affiancherà al compito di sostenere i Governi con un ridotto accesso ai mercati, quello di finanziatore di ultima istanza - se il Fondo Srf si rivelasse insufficiente - nei casi di chiusura o fallimento delle banche.

L’organismo sembra avere natura prevalentemente intergovernativa: ciascuno Stato ha poteri pari alla sua partecipazione al capitale, le decisioni saranno prese all’unanimità sui temi importanti, o con una maggioranza qualificata dell’85% che potrebbe dare a diversi Paesi un diritto di veto. È previsto un ruolo di controllo da parte dei parlamenti nazionali anche se l’organismo dovrà dare conto del suo operato anche all’Europarlamento. A differenza della proposta Schäuble al Fondo non sarà affidato il monitoraggio dei rischi Paese e quindi, in prospettiva, sul rispetto del Patto di stabilità.

Un patto più rigido

La Commissione - che non godeva di troppa fiducia da parte di Schäuble - intende infatti conservare il proprio ruolo nel controllo dei conti pubblici. Vuole così rafforzare - in un senso che però non può non piacere alla Germania - il suo mandato, integrando nel diritto comunitario il fiscal compact, introdotto nelle legislazioni nazionali in base a un accordo intergovernativo a 25, nel corpo del diritto comunitario, in modo da rafforzare il monitoraggio da parte di Bruxelles. È un passaggio che potrebbe non piacere ai Paesi che, se non altro per ragioni culturali, prediligono la flessibilità nei conti: l’Italia, ma anche la Francia. Il presidente Emmanuel Macron ha promesso una maggiore attenzione sui conti pubblici ma nel suo discorso sull’Europa di settembre non ha mai pronunciato la parola rigore, mentre ha sottolineato la necessità di investimenti in Eurolandia.

La «linea di bilancio»

Macron, per soddisfare questo bisogno di interventi pubblici, aveva proposto un bilancio dedicato alla zona euro, finanziato con un’imposta ad hoc. È una proposta che potrebbe trovare molto scettica la Germania: Schäuble aveva ammesso questa possibilità, ma solo alla fine di un percorso che prevedeva la realizzazione di tutte le riforme strutturali necessarie nei Paesi membri. Juncker è rimasto fermo nella proposta di una linea di bilancio per Eurolandia che sostenga ovunque le riforme strutturali e l’adesione all’euro dei Paesi che non hanno ancora adottato la moneta comune.

Il ministro delle Finanze

A sorpresa, però, la proposta di una figura istituzionale più forte in materia di conti pubblici ha trovato spazio nel progetto della Commissione. Era stato Macron che, per completare l’idea del bilancio di Eurolandia, aveva parlato di un ministro delle Finanze unico. La Commissione propone ora di affidare, da novembre 2019, a un suo commissario, magari un vicepresidente, anche il ruolo di presidente dell’Eurogruppo. La sovrapposizione dei ruoli è possibile anche sulla base dell’attuale legislazione. L’obiezione è proprio la sovrapposizione di una funzione super partes, il controllo da parte della Commissione, con la leadership di un organismo intergovernativo, dove domina l’intesa tra gli Stati.

Quale sia la posizione tedesca, al di là delle esternazioni di un suo ex ministro, non è però ancora chiaro: il Governo non c’è e potrebbe mancare ancora per molto tempo.

© Riproduzione riservata