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Brasilia taglia i tassi per aiutare la ripresa

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Brasilia taglia i tassi per aiutare la ripresa

  • –Roberto Da Rin

Il Brasile fuori dal tunnel? È presto per dirlo ma la congiuntura economica dà segni di “ripresina” che si registrano un po’ dappertutto: da “elicotteropoli- San Paolo, la città al mondo con il maggior numero di eliporti, alle montagne di velluto verde di Rio de Janeiro, dall’Esplanada dos ministerios di Brasilia, a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia.

Le autorità di politica monetaria ci credono e la Banca centrale ha deciso di tagliare per la decima volta consecutiva il tasso d’interesse di riferimento (Selic), riducendolo di mezzo punto percentuale,dal 7,5% al 7% l’anno. È il livello più basso mai toccato nella storia monetaria del paese sudamericano.

La crescita economica,nel 2017, avrà il segno “più” davanti, diversamente da quanto registrato nel 2015 e nel 2016. Nei primi nove mesi di quest’anno il Pil è cresciuto dello 0,6% rispetto allo stesso intervallo del 2016; il contributo del settore agroalimentare è stato fondamentale, con una crescita nel periodo pari al 14,5%.

Il Brasile, va ricordato, continua a essere estremamente dipendente dall’andamento dei raccolti e dai prezzi delle commodities alimentari.

Ma qualche nota positiva arriva anche dal settore industriale, che vanta un mercato interno di grandi dimensioni con 207 milioni di abitanti. Ebbene sono stati inanellati risultati positivi: la produzione industriale è cresciuta del 5,3% a ottobre rispetto allo stesso mese dell’anno scorso: lo ha reso noto l’Istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge). Si tratta del sesto rialzo consecutivo e anche dell’aumento più significativo da aprile 2013, quando raggiunse quota 9,8 per cento.

A trainare il settore è stato soprattutto il comparto degli autoveicoli: la produzione di veicoli è cresciuta del 15,2% in novembre rispetto allo stesso mese del 2016. Il mese scorso sono stati fabbricate 249.089 unità, tra auto, veicoli commerciali leggeri, camion e autobus. Un dato incoraggiante che conferma un trend post-recessivo: da gennaio a novembre di quest’anno il salto nella produzione è stato del 27,1%, con 2,48 milioni di veicoli contro gli 1,95 milioni dello stesso periodo del 2016.

In compenso il quadro politico è sempre più frammentato e la popolazione, secondo i sondaggi, non esprime appoggio né al presidente Michel Temer né all’intera classe politica.

Gli occhi della comunità finanziaria brasiliana sono puntati sulle riforme che Temer dovrebbe avviare; è probabile che la mini-riforma delle pensioni venga votata nelle prossime settimane. Dopo il varo della riforma del Lavoro, le aspettative sono elevate.

In compenso le elezioni presidenziali, in programma nel 2018, sono ammantate di incertezze: l’inchiesta “Lava Jato”, autolavaggio, la Mani Pulite brasiliana, ha travolto l’intera classe dirigente del Paese.

Dal Pmdb (Partito del movimento democratico brasiliano) di Temer al Pt (Partito dei lavoratori) dell’ex presidente Lula, nessuno è stato risparmiato.

Tuttavia Lula rimane abbondantemente in testa ai sondaggi sulle intenzioni di voto, con il 34%, seguito da Jair Bolsonaro, 17%, un politico che si ispira a Donald Trump.

Si tratta comunque di una campagna elettorale senza esclusione di colpi tanto che nelle ultime settimane, alcuni settori della società hanno auspicato l’introduzione di una policy presentata dall’Istituto Lawfare dell’Università di Londra. Lawfare è un termine usato per definire un fenomeno diffuso, il cattivo utilizzo di leggi e procedure giudiziarie e giuridiche per fini politici.

L’idea di Lawfare è quella di controllare la giustizia a orologeria, l’apertura di diversi procedimenti e processi che, secondo la difesa, non hanno “materialità”. In altre parole, smontare le tattiche giudiziarie utilizzate dal sistema giudiziario per pregiudicare l’immagine pubblica di persone scelte come avversari o nemici e l’imposizione di restrizioni indebite ai loro diritti.

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