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Christine Lagarde: «L’Italia tagli il debito ora che…

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intervista al direttore fmi

Christine Lagarde: «L’Italia tagli il debito ora che c’è crescita»

Signora Lagarde, due mesi fa, all'assemblea annuale del Fondo monetario, Lei ha fatto un appello a “riparare il tetto mentre spende il sole”. La frase ha avuto successo: da allora è stata ripetuta spesso da commentatori e autorità, compresa la Commissione europea questa settimana quando ha presentato le sue proposte di riforma dell'eurozona. Partiamo dalle previsioni del tempo, che da allora sono forse migliorate ancora.

Negli ultimi due mesi, la crescita economica ha certamente continuato a migliorare e continua a essere diffusa, consolidandosi in Asia, Europa, Stati Uniti e Canada. La nostra previsione per la crescita globale, 3,6% quest'anno e 3,7% il prossimo, è, semmai, più solida di quanto fosse in ottobre. Nei mercati emergenti, la crescita di alcune economie era a livelli molto bassi o addirittura negativa e ora sta risalendo. Ed è spinta da diversi motori: il commercio si sta riprendendo, i consumi continuano a essere forti e gli investimenti stanno aumentando. In base al prodotto interno lordo, il 75% dei Paesi sta beneficiando di questa ripresa.

Il sole non può splendere per sempre. Quali sono le nubi all'orizzonte?
Ce ne sono alcune. Primo, alcuni Paesi sono esclusi dalla crescita globale e dobbiamo ricordarcene. Sono una quarantina di Paesi, molti a basso reddito, per lo più nell'Africa sub-sahariana, che stanno soffrendo di una contrazione del reddito pro capite. Secondo, con il miglioramento della situazione, la politica monetaria verrà rivista. In alcuni Paesi, come il Giappone e l'eurozona, continuerà a essere accomodante, ma non per sempre. In altri Paesi, come gli Usa e il Regno Unito, è in corso una restrizione. Questo può provocare alcune delle nuvole, perché nel mondo abbiamo livelli di debito – delle imprese, delle famiglie e debito pubblico – che non vedevamo da lungo tempo. La combinazione di correzione dei prezzi delle attività, che sono sempre possibili, specialmente dato che molti mercati sono a livelli molto alti, e l'aumento dei costi di finanziamento, può essere un'altra nuvola. E i Paesi devono essere attrezzati contro questa possibilità. Questo è quel che voglio dire quando chiedo di riparare il tetto ora. Per non parlare delle nuvole geopolitiche, e ce ne sono parecchie, che possono avere un grosso impatto sull'evoluzione dell'economia.

I mercati sono troppo ottimisti, o addirittura irrazionali, sulle previsioni del tempo?
E' vero che su molti mercati le valutazioni sono a livelli molto alti, in alcuni casi. Come sempre, ci saranno correzioni. Nel mio Paese, diciamo: “Un albero non può crescere fino al cielo”. Attenzione, però, non sto facendo una previsione sul timing di quando questo potrà succedere.

Veniamo alle riparazioni del tetto che Lei ha sollecitato. Tutti sono d'accordo che vanno fatte. Ma verranno messe in pratica? Se guardiamo alla situazione europea, ci sono state proposte del presidente francese Emmanuel Macron, della Commissione europea e di altri. Ma che chance hanno di andare avanti?
A livello regionale in Europa è un'ottima cosa che le istituzioni e gli Stati membri stiano avendo questa discussione sul rafforzamento dell'architettura dell'eurozona. Può darsi che sia stata causata dal sole splendente, ma anche dal contesto creato da Brexit, che ha messo in dubbio la stessa ragion d'essere dell'Europa. La maggioranza delle persone è d'accordo che l'unione monetaria era incompleta allo scoppio della crisi ed è stata migliorata nel corso della gestione della crisi, ma dev'essere rafforzata ancora di più, in termini di unione bancaria, di istituzioni e anche di unione fiscale. Che forma prenderà devono deciderlo gli europei. E' un bene che ci siano sul tavolo numerose proposte.

Cosa suggerisce il Fondo monetario?
R. Nella nostra ultima revisione annuale dell'eurozona, abbiamo presentato raccomandazioni e continueremo a partecipare al dibattito. Per esempio, un'unione bancaria più forte richiede un supporto finanziario solido utilizzando l'Esm (il fondo cosiddetto salva-Stati, ndr), per avere abbondanti risorse se necessario. Ora, se ci debba essere un ministro delle Finanze dell'eurozona o l'Esm debba essere trasformato in un Fondo monetario europeo, tocca agli europei decidere.

E cosa dovrebbero fare i Paesi membri?
Ci sono Paesi che hanno realizzato riforme significative, Paesi che stanno considerando seriamente le riforme da fare e altri che si spera continuino ad approfondire le riforme. La Spagna è un Paese che ha fatto riforme notevoli negli ultimi cinque anni e si vede, in termini di crescita, di situazione dei conti pubblici, di rafforzamento del settore finanziario. Un Paese che sembra deciso a fare le riforme è la Francia. Il programma annunciato dal presidente Macron per riformare il mercato del lavoro, la formazione professionale, il sistema dei sussidi di disoccupazione, oltre alla completa ristrutturazione della pubblica amministrazione e la sua digitalizzazione, punta a rendere il Paese più efficiente. Sono riforme molto importanti. Nel terzo gruppo, metterei l'Italia, che ha iniziato alcune riforme. Per esempio, la legislazione sul lavoro è stata modificata, la riforma della giustizia è in corso. Ma è chiaro che bisogna fare di più. Vediamo ancora rigidità nel mercato del lavoro, con una struttura duale dell'occupazione. Il settore finanziario ha ancora bisogno di continuare a essere riformato. I crediti deteriorati (Npl) devono essere affrontati in modo appropriato. Il meccanismo dei negoziati salariali deve riflettere l'evoluzione della produttività. Sono alcuni esempi, ma ce ne sono altri.

Le riforme che i Paesi sono disposti a introdurre dipende anche dalla politica. La Germania è senza Governo e non si prendono decisioni in Europa senza un Governo nel pieno delle sue funzioni in Germania. Le elezioni in Italia potrebbero produrre uno stallo, che certo non favorirebbe le riforme. La preoccupa la situazione politica in Europa?
Quello che mi preoccupa è se le coalizioni o i Governi di minoranza dovessero portare alla paralisi delle decisioni in campo economico. Ne vediamo alcuni segnali nel Regno Unito. In Germania, la difficoltà nel formare una coalizione sta rallentando il processo decisionale. E' molto probabile che l'esito delle elezioni in Italia sia una coalizione, della quale non posso conoscere la natura. Se riducesse la capacità di riparare il tetto a causa di un'agenda politicamente motivata, certo, questo potrebbe essere un problema.

Lei ha citato gli Npl, un tema molto delicato in Italia, dove c'è molta resistenza a nuove regole proposte dalla Banca centrale europea e la convinzione che non si debbano forzare i tempi della riduzione degli Npl.
La nostra opinione è che affrontare il problema degli Npl è di importanza cruciale. Si può fare, compreso in un Paese come la Grecia, che li sta riducendo. La Bce è sulla nostra linea. Chiunque voglia la stabilità finanziaria sa che ripulire il sistema è un obiettivo necessario. Chiaramente, va fatto a un ritmo ragionevole, ma a un certo punto bisogna affrontare la questione con forza. E lo diciamo da molto tempo.

Una delle proposte presentate in Europa è la creazione di un Fondo monetario europeo. L'Fmi, che finora era accusato da alcuni Paesi membri di essere troppo coinvolto negli affari europei, sarà messo da parte? Gli europei non sembrano a proprio agio con la vostra presenza.
Prima di tutto, l'Fmi è coinvolto quando un Paese ce lo chiede. Non imponiamo la nostra presenza e collaboriamo sempre con le istituzioni della regione, sia nel Medio oriente, sia in Asia, sia in Europa. Siamo un po' come un medico del pronto soccorso: siamo chiamati quando il paziente sta male, l'economia è in serie difficoltà. Ma siamo anche, e vogliamo esserlo ancora di più, il medico di famiglia. Tutti i Paesi partecipano alle nostre valutazioni annuali, un check-up della loro salute economica. Siamo qui per aiutare e siamo felici di cooperare in base a regole precise, cercando di garantire indipendenza di giudizio, senza dipendere da punti di vista politici.

Il caso Grecia, tuttavia, mostra che siete in disaccordo con le istituzioni europee e la vostra posizione è in un limbo, in vista della fine del programma economico l'estate prossima.
Non direi che siamo in limbo. Abbiamo una posizione molto chiara: in base a specifici elementi, il consiglio dell'Fmi ha approvato l'accordo per un prestito stand-by “in linea di principio”. E l'elemento principale è che c'è bisogno di una ristrutturazione del debito perché il futuro dell'economia greca sia sostenibile. La revisione condotta dai tecnici, appena terminata, identifica una serie di azioni e di benchmark che devono essere rispettati. Dobbiamo affrontarli al fine di andare avanti. E prevedo che questo possa accadere all'inizio dell'anno nuovo.

L'Fmi è un pilastro dell'ordine internazionale che ha dato buoni risultati per l'economia mondiale dal secondo Dopoguerra, ma questo ordine ora è minacciato, non da ultimo dalla posizione della nuova amministrazione Usa, sul commercio, ma non solo.
Il sistema multilaterale si è evoluto nel tempo ma è più necessario che mai. La sua missione di migliorare la stabilità finanziaria e promuovere la prosperità economica non è scomparsa. La visione dei nostri padri fondatori, che avremo un mondo migliore e più sicuro se c'è discussione e dialogo fra Paesi, invece di guerre, è tuttora molto valida. L'Fmi stesso si è evoluto: non fissiamo più i tassi di cambio; abbiamo un repertorio molti diverso di programmi che possiamo offrire ai Paesi; e i nostri servizi, compresa l'assistenza tecnica, sono molto richiesti in molte parti del mondo. E' importante adattarsi, ma questo è sempre avvenuto.

La nuova amministrazione Usa, però, sta mettendo in discussione l'ordine costituito.
Gli Usa sono il nostro più grande azionista, hanno potere di veto e possono partecipare attivamente a elaborare molte politiche che sono state utili. Non ho sentito nessuno, compreso il presidente Trump, con il quale ho avuto numerosi contatti, negare il valore dell'Fmi. Recentemente, il presidente del Vietnam mi ha chiesto di partecipare al vertice dell'Apec con i leader di 21 Paesi, compreso il presidente Putin, il presidente Trump e il presidente Xi e il primo ministro Abe per discutere a lungo lo stato dell'economia mondiale.

Negli ultimi anni, ma specialmente sotto la sua guida, l'Fmi ha adattato la sua posizione su alcuni temi. Era soprannominato “It's Mostly Fiscal”, ma ha spinto il G-20 ad adottare uno stimolo fiscale dopo la crisi globale e ha riconosciuto l'impatto dell'austerità sulla crescita. Sta anche affrontando questioni che non facevano parte tradizionalmente dei suoi compiti, come la disuguaglianza, che è una delle cause del crescente populismo e dell'opposizione alla globalizzazione, e il ruolo delle donne nella creazione del benessere economico, un tema che l'ha vista fra i più forti sostenitori.
Considero la politica fiscale e monetaria degli strumenti, non un fine a se stessi. Possono essere usati per ristabilire la stabilità macroeconomica, che è necessaria per il flusso degli investimenti, la creazione di posti di lavoro e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone e dei redditi. Ma questi strumenti possono essere applicati anche a altri elementi, che sono decisivi per la situazione macroeconomica, come la disuguaglianza, che ha un effetto sulla sostenibilità della crescita; o i cambiamenti climatici, che possono avere un impatto devastante sulle economie, specialmente nei Paesi a basso reddito. Le regole fiscali possono anche determinare un miglior contributo delle donne all'economia. Non stiamo quindi abbandonando il nostro focus tradizionale, ma semplicemente accendendo un faro su altri aspetti ai quali finora abbiamo guardato sotto l'aspetto delle riforme strutturali, ma che non abbiamo messo al centro delle nostre azioni. Siamo anche più attenti all'impatto sociale dei nostri interventi, per esempio all'introduzione di reti di protezione sociale.

Pensa che questo possa influenzare un dibattito pubblico, in cui il populismo è in aumento e la globalizzazione viene sempre più respinta?
Il commercio internazionale e la trasformazione delle nostre economie continueranno, ma devono esser viste dal punto di vista sia delle persone che ne beneficiano, sia di quelle che ne sono colpite negativamente. Dobbiamo avere le politiche giuste per tenerne conto. Non possiamo discutere il commercio o la globalizzazione su vasta scala, dobbiamo guardare su quali settori della società ricadono vantaggi e svantaggi e come possiamo aiutare meglio e attrezzare le persone.

Pensa che la nuova posizione del Fondo sulla politica di bilancio abbia contribuito in Europa a spostare il baricentro della discussione dall'austerità?
C'è stata austerità in Europa. Ma francamente le discussioni sull'austerità sono servite anche a mascherare il fatto che non si sono affrontati altri problemi, come le riforme strutturali. Ci sono stati Paesi in cui non era stato fatto alcun risanamento dei conti e dove si sosteneva che l'austerità era terribile. Dobbiamo quindi attenerci ai fatti e analizzare i numeri e guardare all'impatto delle politiche economiche sulla distribuzione del reddito e non avere un approccio propagandistico. Abbiamo anche sempre detto che tutta la politica di bilancio deve essere favorevole alla crescita e che i Paesi che hanno spazio nei conti pubblici devono usarlo per investimenti in educazione, infrastrutture, digitalizzazione. Farebbe bene a quel Paese (sono le indicazioni rivolte da tempo dall'Fmi alla Germania, per esempio, ndr) e alla regione. Ma dove non c'è spazio in bilancio e il debito è alto, dev'esserci un impegno a ridurre il debito e quindi adottare regole fiscali che portino a quel risultato.

Si riferisce all'Italia.
Penso che il Paese debba farlo. Prevediamo che la crescita dell'economia italiana sia all'1,6% quest'anno e qualcosa di meno l'anno prossimo. E' un livello di crescita che l'Italia non ha avuto dal 2010. Quindi adesso è il momento di riparare il tetto. Dovrebbe adottare un risanamento dei conti a un ritmo appropriato per mettere l'economia su un chiaro trend di riduzione del debito e fare le riforme strutturali che aiuterebbero.

Lei ha infranto la barriera di genere diventando la prima donna a dirigere l'Fmi. Il suo successore ne infrangerà un'altra, diventando il primo non europeo?
Spero che la decisione venga presa in base al merito. Ma la mia preferenza è che sia un'altra donna!

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