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Il Pil turco cresce dell’11% a settembre trainato da consumi interni…

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Il Pil turco cresce dell’11% a settembre trainato da consumi interni ed export

Il presidente turco Erdogan
Il presidente turco Erdogan

Dopo il rallentamento visto nel 2016 (Pil +3,2%) conseguente alla caduta dell'attività economica registrata nel 3° trimestre 2016 e dovuta agli effetti del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, l'economia della Turchia ha ripreso un passo di crescita record. L'economia turca è cresciuta più rapidamente nel terzo trimestre rispetto a qualsiasi altra delle 20 maggiori economie mondiali, trainata dai consumi interni delle famiglie e dalle esportazioni, alimentando l'aspettativa che la Banca centrale turca possa aumentare i tassi per frenare l'incremento dell'inflazione.
Il Pil ha registrato un aumento dell'11,1% nel trimestre da luglio al 30 settembre rispetto a un anno prima, il ritmo più veloce in oltre sei anni, secondo i dati ufficiali rilasciati lunedì. La stima media degli economisti in un sondaggio Bloomberg era dell'8,5%.

Il Fmi nel World Economist Outlook di ottobre e la Bers nel rapporto previsionale di novembre vedevano il Pil della Turchia aumentare del 5,1% nel 2017 per poi frenare al 3,6% nel 2018. La Turchia intanto ha aumentato le spese su tutto, dagli stipendi agli investimenti, e ha esteso il credito agevolato con fondi di garanzia alle aziende per contrastare l'impatto del fallito colpo di stato dello scorso anno sull'economia. Ma con una crescita trainata principalmente dai consumi interni in un momento in cui l'inflazione è ai massimi dal 2003, la banca centrale turca con molta probabilità dovrà rendere più restrittiva la politica monetaria quando si riunirà giovedì, secondo Inan Demir, economista alla Nomura International di Londra. «Anche se i tassi di crescita del titolo mostrano un quadro molto positivo, la composizione della crescita è stata un fattore che ha indebolito la lira negli ultimi mesi», ha detto Demir a Bloomberg.

Aumentare i tassi di interesse metterebbe la banca centrale in rotta di collisione con il presidente Recep Tayyip Erdogan, che a novembre aveva dichiarato senza mezzi termini che la banca era sulla “strada sbagliata” nella sua lotta contro l'inflazione e ha ribadito la sua opinione, peraltro non ortodossa, che i minori costi di finanziamento favorirebbero il calo dei prezzi.
Il vice primo ministro Mehmet Simsek, un ex dipendente di una banca d’affari americana, ha detto lunedì che la crescita economica basata unicamente sulla domanda interna non sarebbe sostenibile e che è necessario un maggiore equilibrio. Parole sagge ma che non avrannno molto peso nella pratica governativa dove è la linea degli aiuti fiscali e dei tassi bassi voluta di Erdogan a prevalere.

La crescita del terzo trimestre «è una cifra eccezionale», ha detto Simsek in un'intervista alla televisione pubblica Trt. «Si basa sulla bassa crescita del terzo trimestre dello scorso anno. La Turchia deve portare avanti più riforme strutturali per avere una crescita del 5,5% - 6,5% sostenibile».
Il ministro dell'Economia, Nihat Zeybekci, aveva annunciato, già il 26 novembre, che la Turchia sarebbe stato il paese in più rapida crescita al mondo nel terzo trimestre.
A far correre l’economia c’è il dato della produzione industriale destagionalizzata che è aumentata dell'1,2% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre le esportazioni sono aumentate del 17,2% nel periodo, rispetto a un calo del 9,2% un anno prima. Le importazioni sono aumentate del 14,5% rispetto al 2,4 per cento.
Ma a far la parte del leone sono stati i consumi: la spesa per consumi finali delle famiglie, che pesa per circa i due terzi dell'economia, è infatti cresciuta dell'11,7% rispetto a un anno prima. Ora bisognerà vedere se questa volatilità in qualche modo si stabilizzerà.

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