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Ue e Netanyahu, dialogo tra sordi su Gerusalemme capitale

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Ue e Netanyahu, dialogo tra sordi su Gerusalemme capitale

(Ap)
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - È un incontro teso quello che si sta svolgendo oggi tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i ministri degli Esteri dei Ventotto. Al centro dei colloqui la controversa decisione americana di trasferire l'ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo la città quale capitale di israele. Ancora oggi non sono mancate critiche europee alla scelta dell'amministrazione Trump, che ha già provocato nuove violenze.

Il premier israeliano è arrivato questa mattina qui a Bruxelles nel palazzo del Consiglio europeo, particolarmente combattivo prima dell'incontro con i Ventotto. Parlando alla stampa della decisione americana, Benjamin Netanyahu ha spiegato: «È una scelta che rende possibile la pace perché riconosce la realtà dei fatti e quest'ultima è la sostanza della pace, il fondamento della pace». Ha poi aggiunto: «Vi è ora la possibilità di avere una nuova proposta di pace da parte americana».

A proposito delle critiche europee alla scelta dell'amministrazione Trump, il premier israeliano ha affermato: «È giunto il momento per i palestinesi di riconoscere lo Stato di Israele e anche di riconoscere il fatto che questo abbia una capitale: Gerusalemme (…) Credo che se anche non abbiamo un accordo per il momento lo avremo in futuro. Credo che, se non tutti, certo una maggioranza di paesi dell'Unione europea sposterà la sua ambasciata a Gerusalemme».

In origine la città-simbolo delle tre religioni abramitiche doveva essere secondo le intenzioni delle Nazioni Unite una città internazionale. Nel 1950 la Knesset la proclamò capitale di Israele. Nel 1967, con la Guerra dei Sei Giorni, il governo israeliano ne occupò la parte Est, trasferendovi molti organismi pubblici, e lasciando che la parte Ovest fosse abitata prevalentemente da musulmani. La comunità internazionale non riconobbe la scelta israeliana e preferì lasciare le sue ambasciate a Tel Aviv.

Con la sua scelta, l'amministrazione Trump mette a repentaglio un delicato equilibrio. Il mondo arabo ha già protestato, così come molti paesi europei. L'Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini ha parlato oggi della necessità di far convivere in Palestina due stati, quello palestinese e quello israeliano. Lo stesso hanno detto l'Olanda, l'Italia, la Francia e anche la Repubblica Ceca che in un primo momento aveva annunciato il trasferimento della sua ambasciata.

«Da partner e amici di Israele, pensiamo che sia nell'interesse di sicurezza di Israele di trovare una soluzione durevole e globale» al conflitto israelo-palestinese, ha detto la signora Mogherini, accogliendo qui a Bruxelles il premier Netanyahu. Giovedì scorso, l'Alta Rappresentante aveva affermato che, per l'Unione Europea, Gerusalemme deve essere la capitale «sia dello Stato di Israele sia dello Stato palestinese». Oggi ha ribadito la sua preoccupazione per la sicurezza della regione.

La signora Mogherini ha poi condannato gli attacchi contro gli ebrei “in Medio Oriente, ma anche in Europa”. A Goteborg, sabato sera alcuni giovani hanno gettato bombe molotov contro la sinagoga della città svedese. Violenze vi sono state anche in Palestina. Nel tentativo di rilanciare il processo di pace, la signora Mogherini ha già detto che accoglierà il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas in gennaio, sempre qui a Bruxelles.

Da tempo, il rapporto tra Israele e i Ventotto è difficile. In passato, incomprensioni vi sono state anche a proposito della scelta comunitaria di specificare sui prodotti provenienti dai territori occupati l'origine precisa di questi beni. Fin dalla Guerra dei Sei Giorni, l'Europa non riconosce l'occupazione israeliana delle Alture del Golan, di Gerusalemme Est e della Cisgiordania. La visita di Benjamin Netanyahu è la prima di un premier israeliano nella sede della Ue da 22 anni a questa parte.

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