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Usa verso il rialzo dei tassi. La riunione Fed spiegata in cinque grafici

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POLITICA MONETARIA

Usa verso il rialzo dei tassi. La riunione Fed spiegata in cinque grafici

Un altro rialzo dei tassi. Dall’1-1,25% all’1,25-1,50%. La riunione di dicembre della Federal reserve non dovrebbe riservare sorprese: il nuovo passo avanti della politica di normalizzazione è ampiamente scontato dai mercati, e nulla lascia pensare che le cose possano andare diversamente. La stretta della Fed è anzi destinata probabilmente ad accelerare con la nuova leadership: la riunione del Fomc, l’organismo di politica monetaria, si concluderà con l’ultima conferenza stampa di Janet Yellen e la successiva, a marzo, sarà tenuta da Jerome Powell, l’avvocato scelto da Trump per guidare la banca centrale, che sembra avere un orientamento leggermente più restrittivo.

L’impatto della riforma fiscale
Difficile però che le intenzioni del nuovo presidente possano modificare troppo le previsioni sull’andamento dei tassi di ciascun governatore che saranno aggiornate come ogni tre mesi. È piuttosto la riforma fiscale di Donald Trump e la possibilità molto concreta di un deficit di bilancio ancora più ampio a far ipotizzare che i banchieri centrali possano irrigidire il percorso del costo del credito per i prossimi tre anni. A settembre il punto d’arrivo - la previsione di lungo periodo - era indicato nel 2,75% mentre per il 2018 erano attesi altri tre rialzi (sia pure con una crescente incertezza).

Il bilancio inizia a ridursi

IL BILANCIO DELLA FED
Dati in milioni di dollari. (Fonte: Federal reserve)

Sarà anche l’occasione per fare il punto, il primissimo, della politica di riduzione del bilancio della Fed, iniziato a ottobre. Il programma è lentissimo, per non risultare troppo aggressivo sui mercati: dal 4 ottobre al 6 dicembre la flessione è stata dello 0,5% e, su un orizzonte temporale ampio, il totale di bilancio è ancora praticamente stabile. Non mancheranno però, in conferenza stampa, domande e indicazioni sull’andamento del programma di mancato reinvestimento dei titoli in scadenza.

Rendimenti in rialzo

CURVA DEI RENDIMENTI REALI
Titoli di Stato Usa. (Fonte: U.S. Treasury)

Normalizzazione, politica fiscale e buone prospettive di crescita, insieme, hanno però avuto un impatto sui mercati, attraverso le aspettative. Le condizioni monetarie degli Stati Uniti si sono così sicuramente irrigidite. I rendimenti dei Treasury hanno infatti invertito la marcia verso il basso: dai livelli, piuttosto compressi, di agosto sono risaliti riportandosi ai livelli del 2016.

Il cambio si stabilizza

DOLLARO, CAMBIO EFFETTIVO
(Fonte: Federal reserve)

Analogamente, il cambio effettivo del dollaro ha ripreso lentamente a risalire dopo la riunione di settembre, anche se il rialzo ha via via perso slancio e, da fine ottobre, ha subìto una correzione. Anche questa modesta flessione si è però interrotta e, al momento, si può dire che la valuta Usa si sia stabilizzata dopo una lungo calo iniziato a dicembre 2016.

Inflazione ancora bassa

INFLAZIONE USA
Indice Pce trimestrale variazione annua. (Fonte: Fred - St. Louis Fed)

Resta irrisolto l’enigma dell’inflazione. Anche se la riunione della Fed coinciderà con la diffusione di un dato (mensile) previsto in rialzo a causa dell’energia, l’indicatore adottato dalla banca centrale usa come punto di riferimento, l’indice core trimestrale dei prezzi dei consumi personali Pce ( Personal Consumption Expenditures) mostra nella sua variazione annua una decelerazione: dall’1,9% toccato a dicembre, si è passati all’1,4% di settembre, al di sotto della media del dopo crisi e, in ogni caso, lontano dall’obiettivo del 2%. Anche l’indice complessivo - che a differenza del core comprende energia e alimentari - ha frenato dal 2% di marzo all’1,5% di settembre.

Una curva di Phillips invertita?

DISOCCUPAZIONE E INFLAZIONE
(Fonte: Fred - St. Louis Fed)

È molto probabile però che la Fed, più che all’inflazione, guardi ai dati sulla disoccupazione, che hanno toccato il 4,1% a novembre, il minimo da fine 2000. La Fed può argomentare di aver raggiunto almeno uno dei suoi obiettivi formali, quello relativo al mercato del lavoro, e di poter quindi continuare a irrigidire la politica monetaria. Nella speranza, più volte espressa dalla Yellen, che la forza del mercato del lavoro si trasformi in maggiore inflazione. La curva di Phillips, la”legge” che mette in relazione disoccupazione e prezzi e vale in genere solo nel brevissimo periodo, in questa fase sembra - nella sua versione più semplice - addirittura invertita: a una minore disoccupazione corrisponde una minore inflazione. Anche se i prezzi delle case - misurate dalla Banca dei regolamenti internazionali ai fini di valutare il ciclo finanziario - sono ormai, in termini nominali, molto vicini ai livelli raggiunti alla fine della bolle che ha preceduto la Grande recessione e invita quindi a un costo del denaro più elevato.

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