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Trump si allea con l’Unione europea contro l’acciaio cinese

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Trump si allea con l’Unione europea contro l’acciaio cinese

Michel Temer,  presidente del Brasile alla cerimonia di apertura della conferenza Wto
Michel Temer, presidente del Brasile alla cerimonia di apertura della conferenza Wto

BUENOS AIRES - Nulla unisce più di un “nemico” comune. Vale anche per Usa e Ue che, sebbene ormai ai ferri corti su tutto, sono riusciti a trovare un punto d’intesa nel contrasto alle politiche di dumping della Cina. Come già accade sulla questione del suo mancato riconoscimento come economia di mercato.
Oggi, Unione europea e Stati Uniti, insieme al Giappone, ai margini del vertice Wto di Buenos Aires, sottoscrivono una dichiarazione congiunta che li impegna ad affrontare la sovracapacità produttiva - alimentata da sussidi illegali, finanziamento pubblico e società di Stato - in settori chiave come l’acciaio.

La notizia è stata anticipata dal Fianacial Times ieri e confermata da una fonte vicina ai negoziati. Bruxelles e Tokyo fanno così un passo verso Washington e cercano di tirarla fuori dall’isolamento in cui si sta chiudendo, almeno su temi sui quali è facile una convergenza d’interessi. La dichiarazione condanna anche quelle discipline nazionali che, come in Cina, costringono gli investitori esteri a condividere la propria tecnologia con partner locali.
Nel suo intervento alla plenaria di lunedì, il rappresentante Usa al Commercio, Robert Lighthizer, aveva appunto fatto riferimento alla sovraproduzione di alcuni Paesi e al ruolo distorsivo dei mercati giocato dalle società di Stato. Non aveva citato espressamente la Cina, come non lo fa la dichiarazione congiunta a tre. Ma non ce n’è bisogno. L’export di alluminio e acciaio cinese “sottocosto” è uno dei cavalli di battaglia preferiti dalla Casa Bianca.
Finora l’amministrazione Trump aveva affrontato la questione con una salva di azioni antidumping unilaterali e criticando la Wto. Ora Bruxelles cerca di ricondurre gli Usa nell’alveo della Wto, all’interno di una cooperazione trilaterale.

È un segnale importante, dopo il coro di critiche che nei giorni scorsi si è levato contro gli Usa da Buenos Aires. Un segnale che potrebbe anche preludere a un miglioramento del clima dei lavori della conferenza, anche se fino a lunedì sera le parti restavano molto distanti. Ed è uno schiaffo alle ambizioni di Pechino di proporsi come nuovo campione del multilateralismo.

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