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Alibaba: «Un e-commerce a misura di piccole imprese»

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il commercio elettronico alla wto

Alibaba: «Un e-commerce a misura di piccole imprese»

Jack Ma, fondatore di Alibaba (a sinistra) con il direttore generale della Wto, Roberto Azevedo
Jack Ma, fondatore di Alibaba (a sinistra) con il direttore generale della Wto, Roberto Azevedo

BUENOS AIRES - «Che le regole ci siano o no, le imprese devono spingere sull’e-commerce, perché questo è il futuro e perché è un formidabile mezzo per aprire i mercati globali alle Pmi e rendere la globalizzazione più inclusiva». Così Jack Ma, fondatore del gigante cinese del commercio elettronico Alibaba, ha presentato lunedì il lancio dell’iniziativa Enabling E-commerce, in una conferenza a margine del vertice della Wto in corso a Buenos Aires. Jack Ma ha parlato nella duplice veste di imprenditore e di rappresentante della Electronic World Trade Platform. L’iniziativa vede come co-protagonisti la Wto e il World Economic Forum.

Il commercio elettronico è uno dei temi più “moderni” tra quelli che compongono l’agenda della Wto, ma è anche molto divisivo, bloccato nella distanza che separa i Paesi in via di sviluppo, che continuano a rivendicare la centralità dell’agenda di Doha del 2001 (con i suoi corollari dell’assistenza tecnica, del trasferimento tecnologico e dell’industrializzazione), dai Paesi che auspicano l’inizio di negoziati seri sul commercio digitale oltre che su investimenti e Pmi. «È il 2017, la gente da noi si aspetta risultati su questi temi», ha affermato lunedì il commissario Ue al Commercio Cecilia Malmström.

«Quello che si sta cercando di fare – spiega da Buenos Aires il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto - è costruire il consenso per formare un gruppo di lavoro che si occupi dell’e-commerce, ma bisogna superare le resistenze dei Paesi che antepongono temi diversi, a cominciare dall’agricoltura e dalla sicurezza alimentare. In questo contesto, il blocco dei negoziati sull’e-commercio è strumentale a ottenere concessioni su altri tavoli. Ma dal nostro punto di vista, pensare che un’organizzazione mondiale del commercio non possa occuparsi di e-commerce è un controsenso». A guidare questo blocco sono Sud Africa e soprattutto l’India, che nel 2013 ha ottenuto una moratoria sul divieto di erogare sussidi nell’ambito dei programmi di sicurezza alimentare della popolazione. Una moratoria che scade quest’anno e che New Delhi vuole sia confermata e rafforzata in via permanente. Per il ministro indiano del Commercio Suresh Prabhu trovare un accordo sui temi “nuovi”, come appunto l’e-commerce, «sarà molto complicato».

Sull’e-commerce, la Wto ha aperto un percorso di lavoro nel 1998 che ha prodotto la moratoria dei dazi sulle trasmissioni elettroniche (i download). Il risultato più probabile del vertice di Buenos Aires si fermerà alla sua riconferma.
In questa dicotomia vorrebbe inserirsi l’iniziativa presentata lunedì, che si propone di costruire una piattaforma di lavoro nella quale settore pubblico e operatori privati possano confrontarsi per definire politiche di sostegno per il commercio elettronico, in modo che non resti in mano a pochi giganti (come la stessa Alibaba), ma coinvolga anche le Pmi.

Con le nuove tecnologie, ha spiegato il direttore generale Roberto Azevedo, «basta un telefonino per essere connessi al mercato globale: può essere la più grande forza di inclusione nell’economia globale, a patto che si superi il digital divide che lascia ai margini miliardi di persone». «Non possiamo fermare la globalizzazione, dobbiamo renderla migliore e inclusiva», ha detto Ma. «Per questo – ha aggiunto - vogliamo condividere la nostra esperienza, far vedere come l’e-commerce può beneficiare le piccole imprese. Alibaba è stata lanciata in Cina 18 anni fa, quando non c’erano né regole, né infrastrutture. Le infrastrutture le abbiamo fatte noi e le regole hanno solo cercato di rallentarci».

Oggi Alibaba è la maggiore società del settore al mondo, ha creato 33 milioni di posti di lavoro e durante il Single Day, lo scorso 11 novembre, ha processato vendite per 25,4 miliardi di dollari. Jack Ma ha infine sottolineato l’importanza di avere regole certe sulla tutela della proprietà intellettuale. Dopo le critiche ricevute per la vendita sul suo portale di merci contraffatte, Alibaba ha recentemente siglato un accordo con circa venti marchi, tra i quali Louis Vuitton, Shiseido, Huawei e Samsung, per individuare i “falsi” online, grazie all’utilizzo dei big data e machine learning. C’è vita oltre i negoziati della Wto.

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