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Dall’Alabama un campanello d’allarme per Trump e per i Repubblicani

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partito sempre più spaccato

Dall’Alabama un campanello d’allarme per Trump e per i Repubblicani

NEW YORK - Un voto, un ripudio. Di Trump. Un voto, uno specchio dei repubblicani in crisi. Di spaccature forse insanabili tra i conservatori americani.
Potrebbe sembrare poca cosa, un seggio al Senato dell’Alabama che cambia partito. Ma erano moltissimi anni - 25 per l’esattezza - che lo stato meridionale non eleggeva un candidato democratico. L’ultima volta nel 1992 era toccato a Richard Shelby, in seguito passato al partito repubblicano e tuttora il senatore senior dello stato e tra i più rispettati leader del partito.

Proprio Shelby questa volta ha simboleggiato la disfatta repubblicana: si è rifiutato di appoggiare Roy Moore, il candidato repubblicano estremista apertamente sostenuto da Trump, dal suo ex stratega e tuttora gran sostenitore Steve Bannon e anche dagli organismi ufficiali del partito. Era troppo anche per lui un personaggio oggetto di credibili accuse di molestie sessuali e pedofilia - avances a una ragazzina di 14 anni quando lui ne aveva oltre 30. Come è stato troppo per molti notabili repubblicani, che più silenziosamente lo osteggiavano imbarazzati. Soprattutto è stato troppo anche per gli elettori dell’Alabama, che pure avevano dato alle presidenziali dell’anno scorso la vittoria a Trump con 28 punti di vantaggio.

“La disfatta di Moore ha rivelato i limiti dell’appeal del presidente e le crepe nella coalizione repubblicana.”

 

La disfatta di Moore - un ex giudice che era stato rimosso due volte dal suo scranno per aver violato la legge con crociate ultra-religiose - è stata il successo di Doug Jones, il 63enne democratico ex procuratore federale che lo ha sfidato. E ha rivelato sia i potenziali limiti della presa populista del presidente dopo un anno al governo che la profondità delle crepe nella coalizione repubblicana. Tutto questo è emerso da un successo, quello di Jones, di 1,5 punti percentuali nei voti, abbastanza per evitare qualunque dubbio e riconteggio.
È una miscela che preoccupa il partito repubblicano mentre si prepara l’anno prossimo alle elezioni di mid-term per il rinnovo del Congresso, l’intera Camera e un terzo del Senato. Fin da subito, la vittoria di Jones già riduce ai minimi termini la maggioranza conservatrice al Senato: era di due seggi, ora diventerà di uno. Rendendo ancora piu’ incerta l’avanzata futura dell’agenda politica della Casa Bianca.

La prospettiva dell’erosione del consenso ai conservatori al cospetto dell’era Trump preoccupa tuttavia ancor di più. In Alabama si sono certo mobilitati gli elettori afroamericani e progressisti, tradizionale pilastro dei democratici. Ma decisive sono state altre constituencies: le donne nel loro insieme, protagoniste in questi mesi di un nuovo movimento contro discriminazioni e violenze sessuali che ha bruciato molte celebrita’ nel spettacolo, nel business e nella politica, hanno bocciato il candidato repubblicano, nonostante le donne bianche lo abbiano ancora premiato nel profondo Sud. Lo hanno bocciato soprattutto gli elettori più istruiti, anche nei sobborghi che erano stati una delle chiavi di volta della vittoria del movimento di Trump in passato. E lo hanno rigettato gli elettori più giovani, sotto i 45 anni. Il populismo radicale di destra ha perso e ha spaccato il partito repubblicano, precipitandolo come non mai verso una crisi d’identità. Nessun tweet presidenziale potrà negare questi fatti.

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