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La Fed porta i tassi all’1,50%, previsti altri tre rialzi nel…

POLITICA MONETARIA

La Fed porta i tassi all’1,50%, previsti altri tre rialzi nel 2018

Foto Reuters
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I mercati non sono stati delusi. La Federal Reserve, come ampiamente anticipato dagli investitori, ha alzato i tassi di 0,25 punti base portando il loro corridoio all’1,25-1,50 per cento. Una decisione che - secondo il comunicato - lascia la politica monetaria «espansiva». La decisione è stata presa a maggioranza: due governatori - Randal K. Quarles, contrario anche al rialzo di giugno, e Charles L. Evans, che finora aveva preferito non esprimere il proprio dissenso - avrebbero preferito lasciare i tassi fermi.

Un mercato del lavoro solido
Poche variazioni sono state apportate all’analisi della situazione economica attuale rispetto a novembre, a parte la conferma - ancora prematura il mese scorso - che gli uragani dell’estate hanno avuto un effetto temporaneo. L’inflazione, in particolare, resta bassa e attentamente monitorata dalla Banca centrale, mentre il rialzo legato all’aumento della benzina non ha avuto effetti sull’inflazione core. L’aumento dei consumi resta moderato, e gli investimenti sono in ripresa.
Una piccola novità è stata introdotta solo aA proposito del mercato del lavoro: a novembre si notava soltanto che «il tasso di disoccupazione è calato ulteriormente», mentre nell’ultimo comunicato la Fed ha aggiunto che «l’aumento del numero dei posti di lavoro è stato notevole» a sottolineare - ha poi spiegato la presidente Janet Yellen in conferenza stampa - le «ampie opportunità per i lavoratori e per l’aumento dei salari».

Un rialzo in meno nel 2019, uno in più nel 2020
Poche anche la variazioni nelle aspettative sull’andamento dei tassi nei prossimi anni: a fine 2018 sono previsti, come a settembre, tra il 2 e il 2,25% (la mediana è al 2,125%). La Fed continua quindi a immaginare, per il prossimo anno, altri tre rialzi dei tassi da 0,25 punti. Nel 2019, però, i banchieri centrali di Washington immaginano solo due altre “strette”, fino al 2,50-2,75% mentre a settembre sembrava probabile, ma non scontata, una terza, che è stata spostata al 2020: se tre mesi fa si puntava al 2,75-3%, ora le proiezioni indicano il 3-3,25%, corrispondenti a due rialzi in un anno e non più uno solo. L’obiettivo di lungo periodo, il tasso neutrale, è stato confermato al 2,75%, che dovrebbe quindi essere raggiunto entro due anni.

Migliorano le prospettive di crescita
È nel 2019, infatti, che la Fed immagina di poter toccare l’inflazione (core) all’obiettivo, pari al 2%. Le proiezioni macroeconomiche, per quanto riguarda i prezzi non sono cambiate. Si punta però a un’accelerazione della crescita: per l’anno prossimo è previsto un pil in aumento del 2,5%, contro il 2,1% di settembre, nel 2019 del 2,1% (contro il 2,0%) e nel 2020 del 2% (contro l’1,8% di tre mesi fa). La disoccupazione dovrebbe intanto ulteriormente calare, fino al 3,9% nel 2018 e nel 2019.

Più stimolo dalla riforma fiscale...
Le migliori prospettive sull’andamento del pil sono legate al nuovo sistema di imposte introdotte del presidente Donald Trump, anche se «le dimensioni e i tempi degli effetti macroeconomici della riforma fiscale restano incerti», ha spiegato Yellen che ritiene quindi «difficile» quel 4% di aumento del pil promesso dal presidente. La Fed in ogni caso, non esclude - e si augura - che il pacchetto fiscale voluto dall’Amministrazione possa aumentare la crescita potenziale, spingendo gli investimenti e aumentando la produttività, finora piuttosto bassa. Un simile effetto permetterebbe agli Stati Uniti di godere di una più intensa attività economica senza che diventi necessaria una politica monetaria più restrittiva.

...ma attenzione al debito pubblico
Allo stesso tempo Yellen ha sottolineato che il livello del debito pubblico Usa, destinato ad aumentare con il pacchetto fiscale, è preoccupante: «Non è che al momento sia straordinariamente alto, ma non è neanche molto basso». È inoltre destinato ad aumentare via via che la generazione del baby boom andrà in pensione. Dall’aumento del debito, soprattutto, risulterebbe una forte limitazione dello spazio fiscale per intervenire nel caso in cui una recessione, «per qualunque motivo», dovesse arrivare.

Il rischio (lontano) di un rimbalzo dei prezzi
La revisione delle previsioni sul mercato del lavoro (e sul pil) e la stabilità di quelle sull’inflazione fanno pensare che la Fed si sia convinta che il legame tra le due variabili si è ulteriormente allentato, o che siano in gioco fattori anche più potenti destinati a rallentare il loro nesso. «La nostra conoscenza delle forze che guidano l’inflazione è imperfetta», ha detto Yellen, che ha anche sottolineato come le pressioni al rialzo sui salari siano leggermente aumentate.
Il rialzo dei tassi e l’aspettativa di una graduale stretta sono allora legate, più che altro, al rischio di un improvviso rimbalzo dei prezzi: «Permettere che il mercato del lavoro si surriscaldi aumenterebbe il rischio che la politica monetaria debba irrigidirsi improvvisamente, in futuro, danneggiando l’espansione economica»., ha detto Yellen.

Nessuna preoccupazione da azionario e Bitcoin
La Fed non ritiene inoltre che i bassi tassi stiano creando distorsioni sui mercati, e in particolare sull’azionario. Rispondendo, in modo molto cauto, a una domanda dei giornalisti, ha spiegato che «quando si guardano agli indicatori di rischio sulla stabilità finanziaria, non si vedono luci rosse accendersi, e neanche gialle». Oltre alla politica monetaria, ha aggiunto, incidono sulla Borsa le migliori prospettive di crescita e il riequilibrarsi dei rischi nell’economia globale. Su Bitcoin e il suo forte rialzo, Yellen ha più volte spiegato che «oggi gioca un piccolo ruolo sul sistema dei pagamenti», anche se è un asset molto speculativo, che può quindi generare perdite per alcuni «individui». Difficile in ogni caso che eventuali turbolenze possano avere effetti sistemici: «Non lo vedo come una minaccia alle istituzioni finanziarie» più importanti.

L’addio della Yellen e il benvenuto a Powell
All’ultima conferenza stampa del suo mandato, la presidente non ha voluto ammettere delusione per la fine dell’incarico. «Sono molto positiva su quanto siamo stati in grado di fare, e sento un’enorme lealtà verso questa istituzione. Sono giunta alla conclusione che questo è il momento giusto per lasciare», ha detto. Ha inoltre sottolineato che il nuovo presidente Jeremy Powell «condivide i valori» della Fed e ha sempre condiviso le decisioni del board: «Ho fiducia che sarà molto capace di guidare la Federal reserve». Sui timori che il nuovo presidente possa essere troppo favorevole alla deregulation, Yellen ha fatto però riferimento all’intero board che «ha espresso un forte impegno a mantenere quelle riforme chiave che hanno dato vita a un sistema finanziario più forte». Quasi un accenno, è sembrato, al fatto che Powell non può decidere da solo.

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