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Continente più stabile, integrazione possibile

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Medio Oriente

Continente più stabile, integrazione possibile

  • –Rossella Bocciarelli

Basterebbero i numeri dell’esplosione demografica, insieme a un’occhiata alla carta geografica, per spiegare perché lo sviluppo del continente africano sia una questione strategica, Italia ed Europa. Non è un caso che sia il G7 italiano sia il G20 tedesco abbiano ritenuto centrale la necessità di potenziare gli investimenti in Africa, mentre il recente vertice di Abidjan ha rilanciato strumenti basati su fondi pubblici e privati. Già oggi, con una popolazione di 1,2 miliardi di persone, siamo di fronte a un gigante; ma le proiezioni dicono che nel 2050 un quarto degli abitanti del pianeta sarà africano e a fine secolo lo sarà addirittura il 40% (4,5 miliardi).

Al boom demografico si accompagna una tendenza al miglioramento dello sviluppo: sembrano lontani gli anni del “quarto di secolo perso”, cioè l’ultimo scorcio del Novecento, quando un Pil pro-capite, già molto basso, continuava a diminuire inesorabilmente. Negli anni Duemila la crescita africana è stata intorno al 5%. Se entro il 2050 il Pil pro-capite raggiungesse quello della Cina, l’economia africana avrebbe una dimensione cinque volte superiore a quella di oggi. Certo, nonostante il miglioramento degli indicatori economici e sociali, in Africa vivono 544 milioni in condizioni di povertà estrema e 645 milioni senza accesso all’elettricità.

Senza contare, le recenti difficoltà congiunturali legate alla caduta dei prezzi delle materie prime; o il fatto che, nonostante i conflitti in diminuzione, l’Africa sia ancora il luogo dove si trovano 11 dei 20 paesi con la più alta probabilità di scoppio di una guerra. Ma il suo sviluppo resta cruciale, anche per le grandi opportunità connesse a energia e minerali: lo sanno bene i cinesi, oggi principale partner commerciale del continente, seguiti da India, Francia, e Stati Uniti; l’Italia è settima per interscambio, ma è il terzo investitore, con 11,6 miliardi di dollari, dopo Cina ed Emirati arabi. Sono molte, quindi, le considerazioni di natura ambientale, migratoria, geografica, demografica che consigliano il rafforzamento delle relazioni: per questo Confindustria propone un piano per l’Africa, basato sulla formazione linguistica, tecnica e manageriale di giovani africani; sulla diffusione di scuole superiori per dirigenti industriali e bancari; sul finanziamento di start-up industriali. E sulla necessità di considerare l’immigrazione africana in Italia veicolo di conoscenza e sviluppo dei mercati d’origine.

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