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Nasce la difesa comune, volàno industriale Ue

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Nasce la difesa comune, volàno industriale Ue

(Afp)
(Afp)

BRUXELLES, DAI NOSTRI INVIATI - A oltre 60 anni dal fallimento della Comunità di Difesa, bocciata nel 1954 dalla Francia, la nuova cooperazione rafforzata nel delicatissimo settore della difesa ha visto la luce ieri. In un contesto economico ancora fragile, la nuova cooperazione ha un’impronta tanto politica quanto industriale. Diciasette i progetti di collaborazione messi a punto in queste settimane. Quattro saranno a guida italiana.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha parlato di «un sogno che diventa realtà: la cooperazione rafforzata nel campo della difesa (nota con l’acronimo inglese Pesco, Ndr) è l’espressione pratica della nostra volontà di costruire una difesa europea. Una buona notizia per l’Unione e per i suoi alleati, una cattiva notizia per i nostri nemici». Il nuovo strumento politico si vuole compatibile con la cooperazione tra l’Unione e la Nato.

I 17 progetti di collaborazione spaziano dal controllo marittimo alle tecnologie radio, dalla gestione della logistica alle tecnologie anti-mine, dalle forze di intervento rapido alla lotta contro le minacce cibernetiche. In tutti i casi, l’obiettivo è di trasformare la collaborazione politico-militare in un volano economico-industriale. Secondo la Commissione europea, la mancanza di cooperazione in questo campo provoca eccessi di spesa pari a 25-100 miliardi di euro all’anno.

Nello stesso modo in cui la moneta unica ha dato slancio all’integrazione economica, l’interesse industriale deve rafforzare la collaborazione militare e quindi politica. Italia e Germania sono in prima linea nel guidare i 17 progetti di collaborazione selezionati da gruppi di lavoro tecnici. Ambedue guidano quattro progetti ciascuno. Alla guida di singoli progetti sono anche la Francia (due), la Grecia (due), l’Olanda, il Belgio, la Slovacchia, la Spagna e la Lituania.

Sui 28 Paesi dell’Unione, mancano all’appello solo Malta (per motivi costituzionali), Irlanda (per ragioni politiche) e Regno Unito che è in procinto di lasciare la costruzione comunitaria. Proprio Brexit permette oggi di perseguire la strada della cooperazione nella difesa, dopo che per decenni Londra l’ha ostacolata. Ha notato in un discorso mercoledì l’Alta Rappresentante Federica Mogherini: «Insieme i 25 Paesi hanno il secondo più importante bilancio militare del mondo». Ciascun Paese porterà le proprie specifiche competenze. I grandi Paesi poi possono contare su proprie imprese: tra le altre, Leonardo, Fincantieri, Piaggio Aero in Italia; Thales, Safran e Dassault in Francia; Rheinmetall, ThyssenKrupp e Daimler in Germania. Nel 2016, questi tre Paesi, insieme alla Spagna, hanno chiesto a Dassault e a Leonardo di mettere a punto un prototipo di drone. Collaborazioni ci sono anche nel settore navale tra Francia ed Italia, e in campo aeronautico tra Francia e Germania.

Nasce la difesa comune europea

«La politica di difesa comune è da sempre un nostro obiettivo. Rilevante che si decida di andare avanti con cooperazioni rafforzate con un gruppo di Paesi disponibili a fare dei passi avanti», ha dichiarato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, prima della riunione del Consiglio europeo. «Rilevante che si faccia in un momento in cui c’è una domanda geopolitica molto forte nel Mediterraneo e in Africa come emerso a Parigi» al vertice sul Sahel.

La nuova cooperazione rafforzata, che si basa sugli articoli 42 e 46 dei Trattati, potrà contare su un nuovo Fondo europeo per la Difesa, proposto in estate dalla Commissione europea. Questo strumento finanziario avrà una dotazione di 5,5 miliardi di euro all’anno provenienti dal bilancio comunitario. Due i filoni principali: il denaro per la ricerca militare e gli incentivi per lo sviluppo di armi e nuove tecnologie.

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