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intervista con il premio sacharov ledezma

«Così lottiamo in Venezuela: Maduro più pericoloso di Chavez, non ha il suo carisma e non sa fingere»

L’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, a destra il presidente del Venezuela Nicolas Maduro
L’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, a destra il presidente del Venezuela Nicolas Maduro

STRASBURGO - Quando è iniziata la rivolta in Venezuela, l’account Instagram del Parlamento europeo ha iniziato a ricevere foto. Chi si ribellava al regime del presidente Nicolas Maduro bussava a questa porta per mostrare la repressione. «Se scrivi un post su Twitter - racconta Antonio Ledezma - appena hai finito te li trovi in casa, poi vai in in galera. Solo quest’anno, ci sono stati seicento prigionieri politici, la metà è ancora in prigione. In Venezuela hanno chiuso trasmissioni radio e tv, giornali che non hanno più carta per stampare. È una vera e propria persecuzione della libertà di pensiero e di espressione».

Antonio Ledezma, 62 anni, sindaco di Caracas fino al 2015, è a Strasburgo per ricevere il premio Sacharov 2017 dal Parlamento Ue. Assieme a lui Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale e altre persone premiate come «opposizione democratica del Venezuela». Questa opposizione sono famiglie, i genitori ricevono il premio per il figlio Leopoldo Lopez, la sorella per il fratello Andrea Gonzales, la moglie per il marito Daniel Ceballos, la madre per il figlio Lorent Saleh. Chi è assente è morto, ai domiciliari o in carcere. Ledezma così duro durante l’incontro con IlSole24Ore saluterà con un sorriso e un hola solo il giorno dopo, a premiazione conclusa, quando andrà via con la nipote in braccio e l’altra accanto. Ecco cosa ci ha raccontato.

Un colpo in testa alla ragazza di San Cristobal
«Se su Youtube cerchi “repressione in Venezuela”, se non ti fidi delle mie parole, vedrai le immagini della repressione ad aprile o a maggio quando più di 130 persone sono state assassinate per strada. Sparavano a uno studente nel centro di Caracas, sulla Avenida Francisco De Miranda, i poliziotti hanno mirato al petto. Oppure a una ragazza, le hanno sparato in testa a San Cristobal. Sono violenze che smascherano la vera natura, la carica aggressiva di questo regime».

Ledezma ha guidato le proteste nel 2014, mesi di violenze e 43 morti, è stato rimosso dalla carica di sindaco nel 2015, si è fatto alcuni mesi di prigione accusato di golpe, poi ai domiciliari per motivi di salute. Un mese fa è fuggito in Colombia attraverso il ponte Bolivar.
«Sono scappato perché mi sono convinto che non avrei avuto un processo giusto con questa dittatura che ha già fatto più di mille prigionieri politici. Ho deciso che non volevo più sopportare il carcere; è stata una scelta non priva di rischi, avevo il 20 o 30 per cento di possibilità che andasse bene. Quando ho chiuso la porta del mio appartamento, sono sceso in strada e ho preso una macchina sapevo che rischiavo di essere beccato. Era un azzardo ma se avessi vinto sarei tornato libero, così è stato».

Perché Maduro è più pericoloso di Chavez?
«Più è debole più diventa pericoloso. Perché Maduro non ha né il carisma di Chavez né la sua capacità di essere un impostore. Allo stesso tempo però i due si somigliano, sono due coccodrilli che nuotano nella stessa pozza. Difendono il retaggio della rivoluzione, hanno in testa la stessa idea del paese, piena di anacronismi. Tutti e due vogliono controllare i prezzi, il cambio della moneta, fino ad arrivare alla svalutazione e all’aumento dei prezzi. Sia Maduro sia Chavez sbandierano giustizia sociale, in realtà i poveri sono sempre più poveri, l'85 per cento dei venezuelani vive sotto la soglia della povertà e il salario di un lavoratore come te, per esempio, non supera i cinque euro al mese».

Chi aiuta Maduro fuori dal Venezuela?
«È un’alleanza diabolica di narcotrafficanti, terroristi, gente che viola i diritti umani. Fuori dal Venezuela Cuba, ma Maduro ha relazioni commerciali con la Cina e con la Russia, a cui abbiamo venduto future sul petrolio, e con l’Iran. Maduro ha anche alcuni clienti in America Latina come Morales in Bolivia e Ortega in Nicaragua».

Come è peggiorata la situazione da Chavez a Maduro?
«Maduro ha ereditato l’acuirsi della crisi economica iniziata con Chavez. Chavez era riuscito a nascondere questa crisi col prezzo alto del petrolio. Con la caduta del prezzo del petrolio, che ha portato a uno smantellamento dell'impresa petrolifera venezuelana, è crollata anche la produzione. Quattro anni fa le importazioni in Venezuela equivalevano a 62 miliardi di dollari, l’anno scorso sono crollate a 18 miliardi. Abbiamo vissuto sotto un regime che ha nazionalizzato terre e imprese, non si è prodotto più nulla; più aumentava la crisi più si importava ogni cosa, carta igienica, olio, farina di grano, riso. Ora che non riusciamo più a importare perché non possiamo più pagare si è creata l’inflazione più alta del mondo. Oltre a questa iperinflazione abbiamo affrontato una crisi devastante (il Pil venezuelano è crollato del 40% dal 2013 ndr), più grave della Grande Depressione del 1929 negli Stati Uniti».

Come spiegherebbe la situazione agli europei?
«Rispondo con il numero di prigionieri politici ora in prigione. Per il regime di Maduro avere un’opinione è un reato. Chiunque può rappresentare una sfida per il regime. In Venezuela non si perseguitano solo i dirigenti politici ma qualunque cittadino, che sia un giornalista come te o uno che semplicemente usa i social media».

In cosa devono sperare i venezuelani?
«La speranza è recuperare la nostra libertà, resistendo, resistendo, resistendo. Non c'è alternativa alla resistenza. Le cose non cambieranno dalla notte al giorno, non cambieranno per opera del Padreterno dal cielo né pregando Dio con un Padre Nostro. Questo è quello che stiamo facendo noi venezuelani, lottiamo fuori e dentro il nostro paese per porre fine a questa dittatura».

Mi indica il nome di un leader, un politico possibile alternativa democratica a Maduro?
«Il popolo, tutti insieme devono andare nella stessa direzione, occorre coerenza e unità di proposito».

Il premio Sacharov all'opposizione in Venezuela

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