Mondo

Giappone: le scuole dove si inneggia alla Corea del Nord

  • Abbonati
  • Accedi
Asia e Oceania

Giappone: le scuole dove si inneggia alla Corea del Nord

Scolari che fanno il segno di vittoria in aula verso i ritratti idillici del “Grande Leader” e Presidente eterno Kim Il Sung e del “Caro leader” Kim Jong-Il. Non succede solo in Corea del Nord, ma anche in Giappone. E fa impressione.
Ad esempio,alla scuola coreana di Shin Kemigawa, periferia di Chiba non distante da Tokyo, e' questa la normalita'. Si tratta di una della sessantina di istituti scolastici giapponesi promossi da coreani che sono in favore del Nord: nonostante tensioni e sanzioni, sembra che ancora ricevano finanziamenti da Pyongyang, mentre quelli che ottenevano dalle autorita' giapponesi sono per lo piu' sospesi.

Sono oltre mezzo milione i coreani in Giappone: non pochi mandano i figli in queste scuole autogestite che esaltano l'identità nazionale e supportano a distanza il regime di Kim Jong Un, dipinto in termini positivi. Le lezioni sono in coreano: il giapponese e' insegnato come seconda lingua al pari dell'inglese, anche se magari i bambini a casa parlano correntemente il giapponese.
Il preside non riceve uno stipendio: e' abbastanza benestante di famiglia e lo fa come una missione: “Vent'anni fa qui c'erano 400 alunni, ora sono 66, comprese le medie inferiori – afferma Kim Yusop - Finanziariamente , la situazione e' difficile. La scuola e' autogestita. Gli insegnanti ricevono uno stipendio molto basso, alcune mamme vengono a cucinare per la mensa. Credo sia importante mantenere questa che e' una scuola di popolo e preservare l'identita' nazionale dei coreani che vivono in questo Paese”.

Ma le tensioni politiche, missili che volano sopra il Giappone, i rischi di guerra? Come c'e' da aspettarsi, Kim sottolinea che “il programma missilistico e nucleare e' difensivo, non aggressivo”: l'obiettivo ultimo non e' certo quello di attaccare, dice, ma di farsi riconoscere dagli Stati Uniti come interlocutore per arrivare alla firma di un trattato di pace (quello del 1953, ancora in vigore, e' solo un armistizio). “Lo scopo e' firma la pace. Poi le truppe americane dovranno andarsene dalla Corea del Sud: non ci sara' alcun motivo perche' rimangano. E allora gradualmente potra' iniziare un processo di unificazione della nazione”. Anche le insegnanti della scuola appaiono molto motivate: nessun dubbio, non e' Pyongyang a essere aggressiva, lo sono gli Stati Uniti.

Giappone: le scuole dove si inneggia alla Corea del Nord

Anni fa le alunne venivano a scuola in costume tradizionale, il chima jeogori. Ora non piu', spiega Kim, in quanto “ci sono stati incidenti a Tokyo: alcune avevano avuto il costume strappato”. Anche se gli incidenti sono di tipo minore, qualche volta accadono. E soprattutto su Internet proliferano gli “hate speech” degli estremisti di destra che prendono di mira i coreani residenti in Giappone. L'anno scorso e' stata approvata una nuova legislazione contro le espressioni di odio contro intere comunita', ma la normativa non prevede precise sanzioni.
Una curiosita': alle elementari i ritratti dei leader nordcoreani sono posti su un lato dell'aula, mentre alle superiori Kim Il Sung e Kim Jong-Il campeggiano in alto, sopra gli insegnanti. Non si vedono pero' ritratti dell'attuale capo del regime, Kim Jong Un, figlio e nipote dei primi due leader della dinastia. La situazione e' cosi' sintetizzabile: molti coreani non vogliono rinunciare alla loro identita' e quasi sempre, in questo caso, l'unica scelta e' quella di scuole per i figli orientate in favore di Pyongyang, quasi sempre affiliate alla Chongryon (l'associazione generale dei residenti coreani pro-Nord). Il governo giapponese non vuole piu' finanziare questo tipo di scuole e alcune prefetture condizionano l'erogazione di finanziamenti (ridotti rispetto al passato) ad alcune condizioni. Quella di Gumma, ad esempio, ne richiede tre: dettagliate informazioni finanziarie, la citazione del problema dei cittadini giapponesi rapiti dai nordcoreani negli anni ‘70 e ‘80 e il taglio di ogni relazione formale con la Chongryon. I tribunali giapponesi si sono pronunciati a volte con orientamenti diversi, ma per lo piu' in termini negativi, sulle cause promosse dagli studenti coreani di scuole superiori contro l'esclusione dal programma generale di finanziamenti per l'educazione secondaria varato nel 2010 (applicato anche ad alcune scuole superiori “straniere”, ad es. quelle brasiliane). Uno studio dell'Asahi Shimbun rileva che nel 2006 28 prefetture avevano erogato in totale circa 624 milioni di yen in sussidi alle scuole coreane, mentre nel 2016 l'importo e' sceso a circa 122 milioni di yen (1,1 milioni di dollari) da parte di 12 prefetture.

Alla municipalità di Chiba e' in corso una mostra di lavori artistici degli studenti coreani di tutto il Giappone. Curioso un grande aeroplano di carta nel centro della sala. Kim spiega che gli studenti che vanno in visita in Corea del Nord ricevono al governo giapponese un foglio in cui si afferma che non dovrebbero andare in un Paese cosi' pericoloso: in reazione, prima di salire in aereo per Pechino (ovviamente non ci sono collegamenti diretti) , gli studenti piegano il foglio trasformandolo in un aeroplanino di carta, che lanciano nell'aria a mo' di scherno.
Tra ricerca di identità nazionale e propaganda, si percepisce un sottofondo di tensioni. Ma per fortuna c'e' il calcio. Si parla di venti di guerra, ma in deroga alle sanzioni, la nazionale nordcoreana e' venuta a giocare in un torneo quadrangolare a Tokyo (con Cina e Corea del Sud), supportata da molti coreani residenti in Giappone. In una festa dello sport senza animosità, indipendentemente dal risultato della partita. I Blue Samurai hanno vinto con la Corea del Nord per uno a zero, con un gol a tempo ormai scaduto. I nordcoreani hanno dovuto cedere anche alla Nazionale della Corea del Sud, perdendo sempre con un gol di misura. Nel frattempo, nella sua visita a Pechino, il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha concordato con il presidente Xi Jinping che una ripresa della guerra nella penisola non debba mai essere consentita e che i due Paesi opereranno insieme per evitare che accada. Un altola' alle tentazioni di alcuni ambienti americani, a contrasto delle voci secondo cui a partire dalla prossima primavera - dopo le Olimpiadi invernali di PyeongChang - gli Usa potrebbero essere intenzionati ad attaccare.

© Riproduzione riservata