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Gentiloni attacca Visegrad sulle quote

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Gentiloni attacca Visegrad sulle quote

La riforma della zona euro preme, anche se sarà un processo lungo. Ma con una tabella di marcia che appare già serrata. Dai leader forti dell’Europa è arrivata ieri una spinta positiva: «Troveremo una soluzione comune perché ne abbiamo bisogno, c’è la volontà» di farlo da parte sia della Germania che della Francia. È un messaggio comune del presidente francese Emmanuel Macron insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel durante la conferenza stampa congiunta al termine della due-giorni di vertice europeo.

«Entro marzo vogliamo una posizione comune di convergenza per portare avanti l’Unione economica e monetaria» ha aggiunto la leader tedesca: «Dobbiamo sviluppare un piano d’azione» in vista di decisioni concrete in giugno. Sulla stessa linea è anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: «Non bisogna lasciare l’Eurozona in sospeso senza approfittare del contesto economico e politico favorevole di questi mesi per fare passi avanti, evitiamo il rischio di avere come minimo un’occasione mancata», ha affermato il premier che ha indicato come sulle scelte per il rafforzamento dell’unione monetaria «le posizioni tra i governi al momento sono divaricate».

In fondo, l’obiettivo dei Paesi membri della zona euro è di trovare un nuovo delicato equilibrio tra responsabilità e solidarietà. In ballo vi sono il completamento dell’unione bancaria e la trasformazione del Meccanismo europeo di Stabilità in Fondo monetario europeo, due aspetti su cui tutti sono più o meno d’accordo. Più profonde divisioni permangono a proposito dell’idea di creare una linea di bilancio della zona euro nel bilancio comunitario o di avere un ministro delle Finanze della zona euro.

La riforma dell’unione monetaria è stata uno dei temi centrali del secondo giorno del Consiglio europeo, assieme ai capitoli di Brexit e dell’emergenza migratoria. Su questo dossier, che è stato oggetto di una discussione interlocutoria giovedì sera, il messaggio italiano è netto, anche se i toni sono quelli che usa normalmente il premier Gentiloni: «Resta un’indisponibilità a nostro avviso inaccettabile di alcuni Paesi a rispettare le decisioni prese» sulla gestione dei migranti.

Dopo aver notato i progressi compiuti nella gestione delle frontiere esterne dell’Unione, Paolo Gentiloni ha osservato che permangono scogli nella discussione, in particolare quello della dimensione interna, sulle cosiddette regole di Dublino, che generano tensioni interne tra i Paesi dell’Unione: «Su questo non siamo riusciti a superare le resistenze, che restano, dei Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia) che rifiutano la decisione, che pure è stata presa, di obbligatorietà delle quote di ricollocamento. La mia speranza è che i successi nella lotta al traffico di esseri umani, quindi la riduzione dei flussi irregolari, renda il clima nella discussione sulle regole interne più semplice».

Sul tema è intervenuta anche la cancelliera Merkel: «Non posso accettare che ci sia solidarietà in molte aree ma in altre no, questa solidarietà selettiva è inaccettabile». E ancora: «C’è un largo accordo sulla lotta alla migrazione illegale e sull’affrontare le sue cause alla radice, ma non siamo altrettanto d’accordo sulla solidarietà interna». Da mesi, i Ventotto stanno negoziando una riforma del diritto d’asilo, che prevede una controversa dose di redistribuzione dei rifugiati su tutto il territorio comunitario. Un accordo anche qui è atteso per giugno.

Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, per risolvere il problema dei migranti non basta mostrare solidarietà sul fronte esterno: serve anche quella «sul fronte interno» riferendosi sempre ai Paesi del’Est. Da fonti del Consiglio europeo è emerso che il dibattito dei leader europei alla cena del summit di giovedì sera ha messo in luce come ben 24 Stati membri sarebbero a favore di una riforma del regolamento di Dublino, con un elemento di ricollocamenti obbligatori Paese per Paese dei profughi sbarcati nell’Unione.

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