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Sudafrica, più vicino l’impeachment per Zuma

dopo la svolta dell’anc

Sudafrica, più vicino l’impeachment per Zuma

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La Corte costituzionale del Sudafrica apre la strada all’impeachment del presidente Jacob Zuma: un passo che era apparso inevitabile, nei giorni scorsi, dopo l’elezione di Cyril Ramaphosa ai vertici dell’African National Congress, il partito al potere. Criticando il Parlamento per non essere intervenuto finora, la massima istanza giudiziaria del Paese gli ha infatti ordinato - decidendo all’unanimità - di avviare entro sei mesi i procedimenti per la deposizione di Zuma. Accusato di non aver restituito i fondi pubblici utilizzati per ristrutturare la propria residenza privata. Lo scorso anno la stessa Corte aveva stabilito che per questo scandalo il presidente Zuma aveva violato la Costituzione.

Ora il Parlamento dovrà «istituire un meccanismo che possa essere utilizzato per rimuovere il presidente dall’incarico». Quello relativo all’abitazione di Zuma è soltanto uno dei casi di corruzione in cui il presidente è coinvolto, e per i quali nell’ultimo anno si sono moltiplicate, all’interno dell’Anc, le richieste di sue dimissioni. Per contrastarle Zuma ha ingaggiato una lunga battaglia contro Ramaphosa per far eleggere alla guida del partito di Nelson Mandela l’ex moglie, Nkosazana Dlamini-Zuma. Alla fine lo scarto, per il vincitore, è stato minimo. In questi anni più di una volta Zuma, sostenuto dalla propria fazione, è sopravvissuto a voti di fiducia o tentativi di impeachment.

Ramaphosa, l’uomo che Mandela avrebbe voluto come proprio successore, ex sindacalista divenuto imprenditore, ha fatto della lotta alla corruzione la propria bandiera. L’elezione ai vertici dell’Anc è vista come un passo verso la presidenza: diversi analisti sostengono che piuttosto che attendere la conclusione del processo di impeachment in Parlamento (che avrebbe bisogno di una maggioranza di due terzi dei voti), Ramaphosa potrebbe lavorare a un’uscita di scena anticipata di Zuma dall’interno del partito. La scadenza naturale del suo mandato e le elezioni sono previste nel 2019.

Il comitato esecutivo del partito - diviso equamente tra fedeli di Zuma e Ramaphosa - scrive in una dichiarazione che studierà il giudizio della Corte costituzionale e le sue implicazioni: non è ancora chiaro quali passi specifici compirà invece il Parlamento che, secondo i giudici, «ha mancato di adempiere ai propri impegni». Nel marzo 2016 la Corte aveva ordinato il rimborso dei 15 milioni di dollari di soldi pubblici spesi da Zuma per ristrutturare la propria casa, nella provincia del KwaZulu-Natal. I 631mila dollari restituiti non sono stati ritenuti sufficienti dai partiti di opposizione, che hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale.

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