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Il New York Times: in Yemen bombe prodotte in Italia

Medio Oriente

Il New York Times: in Yemen bombe prodotte in Italia

«Come hanno fatto bombe made in Italy a uccidere una famiglia in Yemen?». È il titolo del video-reportage pubblicato sulla homepage del New York Times. Riannoda, con immagini di bambini uccisi dai bombardamenti nella guerra civile yemenita, la storia di una fabbrica di armamenti in Sardegna che esporta a Riad. L’Arabia Saudita, secondo il reportage, non usa le bombe solo contro i combattenti Houthi sciiti ma anche contro civili,in particolare una famiglia di sei persone uccisa dai bombardamenti.

Il servizio ricostruisce minuziosamente il percorso che dal cuore della Sardegna, dalla fabbrica Rwm Italia di Domusnovas, conduce in Arabia Saudita. Mostra le «prove» dell’uso contro i civili, con pezzi di bomba e numero che identifica il tipo. Il quotidiano newyorkese sottolinea che tanti Paesi stanno aumentando l’export di armi all’Arabia, ma poi si concentra sulla fabbrica italiana mettendo una accanto all’altra le immagini di guerra e quelle di spiagge bianche e mare trasparente dell’isola italiana. Il Nyt solleva il dubbio che l’Italia possa violare le leggi nazionali e internazionali nonostante il nostro Governo abbia sempre affermato di rispettare tutte le norme. «Esperti europei dicono che vendere queste bombe è illegale», si afferma nel servizio, in cui si ricorda come in Italia ci sia una delle normative più severe che proibisce la vendita di armamenti a Paesi coinvolti in conflitti: proprio come il caso dell’Arabia in Yemen.

La replica è arrivata da fonti della Farnesina, raccolte dall’Ansa. «L’Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale e internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre e immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L’Arabia non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea. Le richieste di società italiane per ottenere licenze di esportazione di materiali d’armamento - ha proseguito la fonte - sono valutate sempre in modo rigoroso e articolato, caso per caso, sulla base della normativa italiana, europea e internazionale». Inoltre, «quanto riportato dal New York Times è una vicenda già nota, sulla quale il Governo ha fornito chiarimenti più volte nel corso della legislatura, anche in sede parlamentare».

Il reportage è basato anche sulle denunce del deputato di Unidos, Mauro Pili. «Sono quattro mesi che ci lavoriamo insieme - ha detto ieri sera Pili - e i viaggi e le connessioni presenti nel reportage del New York Times sono quelli documentati da me: una storia che inizia tre anni fa con il mio primo intervento in Parlamento in cui chiedevo al Governo di bloccare quello che sarebbe stato un traffico illegale. Oggi, dopo questo, le Procure facciano quello che devono fare».

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