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Iran, Pasdaran: la rivolta è stata sconfitta. Accuse ad…

BLOCCATO TELEGRAM

Iran, Pasdaran: la rivolta è stata sconfitta. Accuse ad Ahmadinejad. Bloccato Telegram

  • – di Redazione online
Proteste in Iran (Afp)
Proteste in Iran (Afp)

«La rivolta in Iran è stata sconfitta». Lo ha affermato il comandante dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) generale Mohammad Ali Jafari. L'alto responsabile iraniano ha poi ha fatto riferimento, senza nominarlo, all'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, accusandolo di aver orchestrato la sommossa. «Tutto è avvenuto dopo un appello di un sito affiliato a una persona che oggi parla contro il sistema islamico», ha detto Jafari. Verso fine dicembre erano scoppiate delle proteste contro il governo, innescate dal caro-prezzi su beni di primo consumo e dilagate poi in manifestazioni contro le autorità di Teheran. La televisione di stato ha diffuso in diretta le immagini di manifestazioni di massa a favore della Guida suprema ayatollah Alì Khamenei in varie città tra cui Qom, capitale religiosa dell'islam sciita in Iran, Ahvaz (sud-ovest), Arak (centro), Gorgan (nord), Ilam e Kermanshah (ovest). «Fomentatori di disordini» è il termine con il quale i manifestanti definiscono chi critica il regime con le dimostrazioni che dallo scorso dicembre hanno lasciato sul terreno almeno 23 morti. Insieme agli slogan a favore di Khamenei, vengono scanditi anche «Morte all'America» e «Morte a Israele».

La sospensione a Telegram, la “app della rivolta”
In precedenze le autorità iraniane avevano bloccato l’uso della app di messaggistica istantanea a Telegram «per mantenere la pace» nel paese, travolto dalle proteste contro il governo scoppiate a fine dicembre. La chat, fondata dall’imprenditore russo Pavel Durov, era diventata in fretta un canale di comunicazione privilegiato fra i manifestanti grazie alle sue caratteristiche tecniche: dalla possibilità di sfuggire ai filtri governativi sul Web all’adattabilità alla scrittura da destra a sinistra, oltre alla chance di trasmettere file di grossa dimensione e avviare gruppi con una capienza di migliaia di scritti. L’azienda,che pure aveva collaborato con il regime chiudendo canali giudicati «violenti», non sembra aver gradito le ultime restrizioni. Almeno ufficialmente. Il fondatore Durov ha prima rivendicato il suo rifiuto di sospendere canali di «protesta pacifica» e poi fatto notare che la rivale Whatsapp resta «del tutto accessibile» nel paese. Secondo dati forniti da Telegram, la chat conta attualmente 40 milioni di utenti in Iran, con una media di 25 milioni di utenti attivi al giorno.

Come funziona la chat e perché piace(va) agli iraniani
Lanciata nel 2013, Telegram è una app di messaggistica istantanea via cloud che consente di inviare e ricevere messaggi in simultanea da più dispositivi. Gli utenti possono far circolare file di ogni genere (dagli Mp3 ai documenti di testo) fino a un massimo di 1,5 gigabyte, creare gruppi privati fino a 50mila partecipanti e inaugurare canali telematici senza alcun tetto sulle iscrizioni. Secondo le rivendicazioni della stessa Telegram, la chat è «molto più sicura» di Whatsapp grazie al suo sistema di crittografia e non prevede né costi aggiuntivi né inserzioni pubblicitarie. Stando agli ultimi dati disponibili, la chat ha raggiunto 100 milioni di utenti e cresce a un ritmo annuo del 50%. L’azienda, nata a San Pietroburgo, ha cambiato diversi domicili legali e ora risulta registrata a Dubai. Per ora, visto che l’intenzione è di «rilocalizzarsi di nuovo nel caso cambino le leggi».

Il suo successo nella protesta iraniana si spiega con le caratteristiche di «libertà e sicurezza» rivendicate dalla stessa Telegram. La chat consente di avviare conversazioni segrete, cancellare o modificare messaggi dopo 48 ore e raggiungere un ampio numero di utenti con gruppi privati. In aggiunta, il lancio di canali tematici fa circolare messaggi in simultanea a un pubblico illimitato, a patto di restare nelle condizioni dettate dalla policy societaria. Prima del blocco imposto dal Teheran, Telegram aveva già accettato di sospendere AmadNews, un canale di propaganda accusato dai ministeri locali di promuovere «l’uso di Molotov e armi da fuoco contro la polizia». Durov ha accettato, sostenendo che il canale avesse violato il regolamento della stessa chat.

Il rischio di un blocco completo del Web
Le restrizioni a Telegram non sono isolate. Il blocco è scattato in simultanea anche per Instagram, il social network delle immagini di Facebook che conta a sua volta 20 milioni di utenti. Il ministro dell’Ict iraniano, Mohammad-Javad Azari Jahromi, ha dichiarato a più riprese che le sospensioni sono «momentanee» e non definitive. Jahromi comunica via Twitter, social bloccato per il resto del paese dal 2009. Mahsa Alimardani, una ricercatrice dell’Oxford Internet Institute, ha segnalato il rischio di un filtro globale sulla Rete, ancora più pervasivo di quello dispiegato oggi su singoli portali e applicazioni. «Telegram ha degli obblighi verso gli iraniani in un momento di estremo pericolo - ha scritto Alimardani su Politico, una testata online - L’azienda userà questo potere umanamente e saggiamente?».

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