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Usa, il Kansas paga il prestito universitario a chi si trasferisce

la megabolla dei mutui

Usa, il Kansas paga il prestito universitario a chi si trasferisce

Studenti e neolaureati americani potrebbero scoprire un'improvvisa attrazione per il Kansas, 3 milioni di abitanti nel cuore degli States. Lo «stato dei girasoli» affascinerà meno rispetto agli skyline di Manhattan o San Francisco, ma ha iniziato a fare un'offerta che interessa oltre 40 milioni di cittadini: il rimborso parziale degli student loan, i prestiti contratti per pagarsi gli studi, in cambio del trasferimento della residenza in una delle sue 77 contee. Il programma, che si chiama Rural opporunity zones («Le opportunità delle zone rurali») è stato lanciato dal dipartimento del Commercio locale e sta già dando i suoi frutti.
Anche perché nel frattempo, secondo i dati del portale Student Loan Hero, il debito contratto dagli studenti americani ha raggiunto il volume-monstre di 1,48 trilioni di dollari, spalmato su 44,2 milioni di cittadini e con un tasso di insolvenza (ritardo di almeno 90 giorni sul pagamento) che raggiunge l'11,2%. Secondo un'analisi del quotidiano Usa Wall Street Journal, nel solo terzo trimestre del 2017 quasi 5 milioni di statunitensi sono «andati in default», ovvero non hanno versato una rata per almeno 12 mesi.

Un debito medio di 37mila dollari
Con queste premesse, non sorprende che il dipartimento del Commercio del Kansas abbia già incassato oltre 3.400 domande e giudichi «altamente efficace» la sua iniziativa di valorizzazione delle aree rurali. Lo stato non può estinguere per intero il debito dei partecipanti, ma offre un rimborso pari al 20% della cifra, da un minimo di 3mila a un massimo di 15mila dollari l'anno. I candidati devono presentare uno sponsor, in genere il proprio datore di lavoro, e aver avviato il trasferimento dopo la laurea. Due requisiti che possono essere soddisfatti da una buona quota di debitori, se si considera che la “bolla” dei prestiti ingloba ex studenti da tutto il paese e ammonta una media di 37.172 dollari (media di 351 dollari al mese per i debitori nella fascia 20-30 anni) che fa fatica ad essere ammortizzata con il proprio reddito.

La situazione è così esplosiva che gli stessi college, finanziati in larga parte con i mutui studenteschi, hanno iniziato a fornire alternative per consentire il pagamento delle rette (ed evitare a propria volta di andare in default). La Brown University, uno dei sette atenei del prestigioso circuito della Ivy League, ha annunciato che dall'anno accademico 2018-2019 rimpiazzerà i prestiti con borse di studio, dopo aver una raccolta da 30 milioni di dollari in una campagna ad hoc di crowdfunding (raccolta di fondi online). Ora l'obiettivo è di assicurarsene altri 90, per dare seguito a un'iniziativa che si traduce in maggiori iscrizioni e quindi maggiore visibilità agli occhi dei finanziatori. Il caso della Brown ha fatto notizia, ma rientra in un trend di aiuti gratuiti che ha già coinvolto Columbia, Harvard, la University of Pennsylvania, Yale, la University of Chicago, l'Amherst College e la Stanford University.

I rischi delle (nuove) cartolarizzazioni
Anche alcuni istituti finanziari giudicano «una bolla» il sistema dei prestiti universitari, ma non necessariamente in negativo. Per i propri clienti. Le società che prestano denaro per estinguere i propri debiti sugli student loans, come la californiana Sofi, hanno iniziato da tempo a cartolarizzare e a vendere sul mercato i propri crediti nei confronti degli ex studenti sotto forma di Abs (Asset backed securities, degli strumenti finanziari simili ai bond che pagano al detentore delle cedole a scadenza prefissata). Come funziona? Le società “impacchettano” i prestiti simili fra loro e li rivendono sul mercato, gli investitori incassano indirettamente gli interessi pagati dai laureati. Lo stesso meccanismo che si era verificato ai tempi della crisi dei mutui subprime, i mutui spazzatura che hanno originato la crisi, anche se in quel caso si parlava di affitti e non di prestiti di studio. La stessa Sofi ha chiuso il 2017 annunciando una cartolarizzazione di prestiti universitari per 769 milioni di dollari, portando il totale delle emissioni di Abs a 6,9 miliardi di dollari contro i 4,2 miliardi dell'anno prima.

La speculazione sui prestiti universitari porta con sé i rischi di tutte le cartolarizzazioni, a maggior ragione se si considera l'ascesa dei tassi di insolvenza (se gli studenti non riescono a pagare, il valore scende) e la scarsa conoscenza di uno strumento applicato a un settore abbastanza inedito. Eppure, finora, il giudizio è positivo. Sofi, nell'annunciare la sua cartolarizzazione da quasi 800 milioni di dollari, ha sottolineato di essere la prima società di prestiti universitari ad aver incassato una tripla A (il massimo dell'affidabilità creditizia) da agenzie come Standard & Poor's, Moody's and Dbrs. E anche due strategist della banca di investimento Goldman Sachs, secondo quanto aveva riportato l'agenzia Bloomberg, hanno scritto che il settore potrebbe «meritare un'occhiata».

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