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Usa e Corea del Sud sospendono le esercitazioni militari congiunte. Pyongyang accetta dialogo con Seul

Donald Trump ingrana la retromarcia sulla retorica bellicosa contro Pyongyang. E assieme alla Corea del Sud sceglie di sospendere esercitazioni militari primaverili nella penisola divisa che avrebbero coinciso con le Olimpiadi invernali organizzate da Seul a partire da febbraio. Un gesto dai contorni distensivi che potrebbe dare una chance agli spiragli diplomatici sulla crisi nucleare affiorati negli ultimi giorni tra le due Coree e che finora erano stati invece apostrofati con estremo scetticismo da Washington.

Spiragli confermati dalla notizia riportata dall’agenzia Yonhap secondo cui la Corea del Nord ha accettato la proposta di Seul di undialogo ad alto livello» da tenere martedì 9 gennaio sulla partecipazioni di atleti nordcoreani ai Giochi invernali che si svolgeranno a febbraio in Corea del Sud.

Trump ieri ha cambiato i toni: nei suoi tweet ha rivendicato di aver contribuito lui stesso ai venti di disgelo con il suo atteggiamento aggressivo per confrontare Pyongyang e ha proseguito dichiarando apertamente che «i colloqui sono una buona cosa».

L’annuncio della cancellazione o quantomeno rinvio a data da destinarsi della prova di forza militare è stato dato da Seul, attraverso una nota del presidente Moon Jae-in reduce da una telefonata di mezz'ora con Trump. La Casa Bianca non ha fatto immediatamente riferimento alle esercitazioni ma ha indicato che la conversazione tra i due leader, in passato protagonisti di screzi per la propensione diplomatica di Seul considerata troppo morbida dalla Casa Bianca, è stata «positiva».

Moon, nei giorni scorsi, aveva risposto raccogliendo e rilanciando iniziali aperture da parte del dittatore della Corea del Nord, Kim Jung Un. Quest'ultimo, in un discorso di Capodanno, aveva proposto di discutere la partecipazione di una delegazione del Paese alle Olimpiadi invernali. Poco dopo è scattato il ripristino di linee di comunicazione tra Nord e Sud mute dal gennaio del 2016, con un primo colloquio telefonico in un villaggio di frontiera durato una ventina di minuti. Le prossime esercitazioni militari congiunte tra Seul e Stati Uniti erano adesso considerate da Kim un significativo ostacolo da rimuovere per procedere nei contatti.

La potenziale svolta è tanto più significativa perchè negli stessi giorni dei nuovi contatti tra le due Coree l’amministrazione statunitense aveva reagito con malcelato disprezzo. Trump aveva preferito innescare una “Guerra dei Bottoni”, affermando che il suo pulsante nucleare era più grosso di quello che Kim aveva rivendicato di avere ormai sulla scrivania. E il suo ambasciatore all'Onu Nikki Haley aveva detto che negoziati erano inutili se Pyongyang non rinunciava prima del tutto ai programmi atomici e missilistici, che nell'ultimo anno si sono intensificati e hanno nel mirino anche il territorio statunitense.

Ma la nuova presa di posizione appare anche il tentativo di correre ai ripari per evitare rischi di aggravare fratture tra alleati, che possono mettere in dubbio sia l'efficacia di trattative che di manovre di continuo isolamento e pressione internazionale ai danni della Corea del Nord. A questo spettro è parsa alludere ieri Seul assicurando stretta collaborazione con la Casa Bianca: «Coopereremo da vicino con gli Stati Uniti in qualunque negoziato con la Corea del Nord - ha sottolineato dal palazzo della Presidenza -. E crediamo fermamente che colloqui inter-coreani possano creare un'atmosfera desiderabile per trattative tra Stati Uniti e il Nord volti a risolvere la questione delle armi nucleari nordcoreane». Trump, ha aggiunto il comunicato, nella telefonata bilaterale si sarebbe impegnato a sostenere Moon «al cento per cento».

Un disgelo per disinnescare la minaccia di conflitti o crisi nucleari nella penisola coreana, avvertono gli osservatori più cauti, è ancora ipotetico e affidato alle parole. La dinamica tra Pyongyang, Seul e Washington e anche Pechino, tuttora la più vicina al regime di Kim, è parsa finora estremamente incerta. Complicata dalla corsa al riarmo della Corea del Nord, che ha moltiplicato test di ordigni e vettori balistici, e dall’imprevedibile politica di America First della Casa Bianca, che vede Trump alludere a rinunce a ruoli di leadership multilaterale e fa temere ad alleati e avversari decisioni frutto di incompetenza o vocazioni isolazioniste. Promesse di colloqui appaiono però più promettenti di battute sulle dimensioni dei propri “bottoni” nucleari.

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