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Il welfare grande vittima dei tagli fiscali

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Il welfare grande vittima dei tagli fiscali

  • –Marco Valsania

La prigione dei debitori non è una pagina rubata al mondo di miseria dietro gli sfarzi vittoriani descritto e vissuto da Charles Dickens, che da ragazzo vide il padre finire dietro le sue sbarre. Oggi la “debtors’ prison” riapre i cancelli nell’era di gloria e vanagloria dell’America First di Donald Trump. Cancelli che faranno entrare non i signori del debito, speculatori o bancarottieri di Wall Street, bensì chi vive nei ghetti e non è in grado di pagare multe o sanzioni, spesso per violazioni triviali.

Il carcere dei debitori torna così a essere un luogo reale. Ma anche metafora, “grimaldello” per aprire uno spiraglio sui rischi della rivoluzione sociale messa in agenda dai repubblicani e dalla Casa Bianca e della quale l’ambiziosa riforma delle tasse appena varata vorrebbe essere un primo passo. Soltanto dal 2016 la versione contemporanea della “debtors’ prison” era stata esorcizzata negli Stati Uniti: l’amministrazione di Barack Obama richiese allora a tribunali e autorità locali di considerare la capacità di pagare prima di condannare qualcuno al carcere. E di privilegiare alternative quali servizi alla comunità, destinando fondi a programmi pilota. Tutto per evitare il ripetersi infinito di saghe portate alla luce da inchieste nei quartieri dove è di casa disagio e degrado, spesso tra afroamericani e ispanici: la signora di 67 anni arrestata e trattenuta mesi per una multa sulla spazzatura; il veterano senza tetto in galera perché a corto di 25 dollari per una sanzione; le manette davanti a una penale esorbitante per il cortile di casa incolto.

Le nuove istruzioni federali sono state ora cancellate dal Segretario alla Giustizia Jeff Sessions. Una decisione ispirata dalla “gabbia” intellettuale dove soffocare l’eredità di New Deal e Great Society - una rete di welfare magra e pur sempre da migliaia di miliardi. Dove cioè neutralizzare programmi sociali e per indigenti visti anzitutto come fucine di sprechi, abusi e dipendenza da combattere. Questo nonostante studio dopo studio in anni recenti abbia denunciato che il tasso di mobilità sociale statunitense è da tempo in calo con l’esplosione della diseguaglianza e che il Paese è in coda alle nazioni industrializzate per opportunità di avanzamento. E nonostante stime che contano tuttora 40,6 milioni di poveri, un tasso del 12,7% che sale al 18% tra i minorenni e al 22% tra gli afroamericani. Oltre 2,5 milioni di americani vivono in miseria con un lavoro a tempo pieno.

Dalla Casa Bianca nei prossimi giorni - o settimane - dovrebbe partire un primo ordine esecutivo che ha l’obiettivo di indurire i criteri per accedere ai servizi per i più deboli. Target iniziali: l’assistenza abitativa, gestita del Dipartimento per l’edilizia e lo sviluppo urbano e che beneficia oggi 4,5 milioni di famiglie. E ancor più i buoni pasto, 70 miliardi di dollari distribuiti dal Ministero dell’Agricoltura a 41 milioni di americani, uno ogni otto, anche durante un’espansione di longevità record. I futuri requisiti dovrebbero introdurre test anti-droga e obblighi al lavoro - idee ripescate da un disegno quadro conservatore del 2016 battezzato “Una via migliore”. Altri propositi riguardano il decentramento dei programmi affidati ai singoli stati e più penali e oneri a carico degli assistiti.

Ma la svolta immaginata dall’amministrazione repubblicana va ben oltre: utilizzerà lo spettro del deficit, aggravato dai neosgravi fiscali per 1.500 miliardi in dieci anni concentrati sui redditi massimi, rilanciando la teoria ultra-conservatrice dell’”Affamare la Bestia”, vale a dire d’un governo ridotto al minimo dal taglio delle risorse. Ha in cantiere di prendere di petto, se possibile, l’intera architettura dell’assistenza: potrebbe mettere in discussione anche i tre pilastri del patto sociale americano, i cosiddetti “entitlements” - o diritti - rappresentati da pensioni del social security, assistenza sanitaria agli anziani, Medicare, e ai meno abbienti, Medicaid. Assieme rappresentano un’alta posta in gioco: il Congressional Budget Office calcola che il governo federale spenderà qui 28.600 miliardi in dieci anni. Costi a lungo termine considerati insostenibili e bisognosi di riforme.

Anche qui i rischi sono però oggi sbilanciati a sfavore di chi vive e teme la prigione della povertà. Medicare, popolarità tra un blocco elettorale influente, è più probabile sopravviva intatto o poco mutato. Social Security potrebbe essere sfrondato in capitoli quali i sussidi di invalidità. Medicaid, usata da un americano su cinque, è il più a rischio, con i repubblicani che hanno già invocato risparmi decennali da oltre 800 miliardi. Un modo per mantenere la promessa fatta da Trump - «Ci butteremo sulla riforma del welfare» - al prezzo di dimenticare Dickens.

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