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Perché in Germania si può studiare (quasi) gratis

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Perché in Germania si può studiare (quasi) gratis

Heidelberg (Afp)
Heidelberg (Afp)

«Lo fanno anche in Germania». Quando si tratta di commentare l’annuncio di Liberi e Uguali sull’abolizione delle tasse universitarie, il paragone più immediato è con 16 länder tedeschi: niente rette per gli studenti domestici, europei ed extraeuropei iscritti in tutti gli atenei pubblici del Paese, da Heidelberg a Berlino. Una strategia che ha lasciato il segno sulle iscrizioni internazionali, facendo crescere le immatricolazioni di studenti stranieri del 30% dal 2012 all'anno scorso, con un balzo dell'8% nel solo 2016. Non è del tutto esatto dire che in Germania «si studia gratis», visto che gli iscritti devono sobbarcarsi spese come i costi amministrativi e di iscrizione (comunque sotto ai 300 euro) e il cosiddetto semesterticket (un abbonamento semestrale ai mezzi di trasporto, fino a massimi di circa 450 euro). Ma è un dato di fatto che il capitolo principale di spesa, la retta, è a carico della fiscalità generale e permette a tutti i cittadini di ottenere una laurea triennale e magistrale a costo zero.

Come si regge il sistema «tax free» degli atenei pubblici
Secondo il portale tedesco Study in Germany, il paese contava nel 2015 un totale di 427 atenei accreditati in 180 località, con circa 18mila programmi. La maggioranza degli studenti si iscrive negli istituti statali, anche se una nicchia del 5,5% opta per le istituzioni private («Sono pochi perché le tasse sono molto alte»). Le politiche universitarie non sono decise a livello federale ma dai singoli länder, del tutto indipendenti nel fissare i costi degli atenei statali. Anche senza obblighi formali, il sistema è così rodato che ha finito per uniformarsi a tutte le regioni e all’intero arco parlamentare del Bundestag. «Tutti i partiti, di sinistra o destra che siano, concordano sull’educazione gratuita. Hanno visto che il modello contrario è fallito», spiega al Sole 24 Ore Frank Ziegele, direttore esecutivo del think tank tedesco Centre for Higher Education.

Naturalmente, il tutto ha un costo. «Se non fai pagare le tasse agli studenti vuol dire che devi iniettare un sacco di fondi pubblici nel sistema - dice Ziegele- Ma anche avere dei cittadini disposti a pagarle». Se si guarda ai dati Ocse, la Germania non sembra discostarsi troppo dalla media italiana. La spesa federale tedesca in «education», settore che equivale all’istruzione, è pari al 4,3% del Pil contro il 4% che si registra nella Penisola. La prospettiva, però, si fa un po’ diversa quando si guarda ai valori assoluti. Nel solo 2016 la Germania ha investito 129,2 miliardi di euro, cinque miliardi in più rispetto al 2015. L’Italia supera a fatica 65 miliardi.

Il falso mito delle università “più selettive”
Una fra le interpretazioni è che le università tedesche possano mantenersi gratuite perché tutelate dal numero chiuso, un filtro naturale contro le iscrizioni di massa. In realtà il tasso di accettazione varia a seconda dei dipartimenti, come succede anche in Italia, senza rendere elitario il sistema: «Al contrario, direi che il nostro sistema è molto aperto - fa notare Ziegele - E non è un caso che il totale degli studenti sia cresciuto enormemente negli ultimi anni». Nel solo 2016, secondo l’ufficio federale di statistica (Statistisches Bundesamt), si contavano 2,8 milioni di studenti, in crescita di oltre un milione negli ultimi due decenni. Il paese ha superato nel 2017 il target di 350mila studenti stranieri, con tre anni d’anticipo rispetto alla tabella di marcia ipotizzata dal governo (202o). Merito dei corsi gratis? «Penso che gli studenti internazionali scelgano in base alla reputazione degli atenei - replica Ziegele - Non solo alle tasse». Un banco di prova potrà essere il Baden Württemberg, dove nel 2017-2018 saranno introdotte delle «moderate tasse» per gli studenti extra-europei. Si parla comunque di 1.500 euro a semestre, ben al di sotto della media degli atenei anglosassoni.

Roars.it, un’associazione di docenti universitari, ha svolto un servizio di fact checking sulla fattibilità della proposta di Liberi e Uguali (anche) in raffronto a casi come quello della Germania. Come spiega Giuseppe De Nicolao, ordinario al dipartimento di Ingegneria dell’Università di Pavia e cofondatore del sito, quella tedesca è una scelta, appunto, politica: «In Gran Bretagna hanno tagliato le risorse e fanno pagare gli studenti - dice - In Germania fanno l’opposto, cioè destinare fondi all’università».

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