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Ecco le regioni europee più esposte alla Brexit

L’IMPATTO ECONOMICO

Ecco le regioni europee più esposte alla Brexit

Theresa May al vertice di Bruxelles dello scorso dicembre (Epa)
Theresa May al vertice di Bruxelles dello scorso dicembre (Epa)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Torneranno nel vivo a breve i negoziati sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione, dopo che i Ventisette hanno deciso in dicembre che le parti possono iniziare a discutere del futuro partenariato, oltre che finalizzare l'accordo sul divorzio. Intanto il Comitato europeo delle Regioni sta facendo campagna per sensibilizzare i negoziatori sul diverso impatto regionale di Brexit. Alcune ricerche mostrano che a soffrire di più saranno regioni in Irlanda, Germania, Belgio, Olanda e in parte Francia.

Secondo una ricerca del Comitato delle Regioni, l'assemblea comunitaria in cui siedono 350 rappresentanti degli enti locali e regionali di tutta l'Unione, tre sono i campi che più preoccupano oggi le regioni europee per via della prossima uscita del Regno Unito dall'Unione: il commercio, il turismo, l'agricoltura e la pesca. Seguono, tra le preoccupazioni, le politiche comunitarie di coesione, gli investimenti immobiliari e le questioni di cittadinanza.

«L'impatto di Brexit – spiega al Sole/24 Ore il presidente dell'istituzione comunitaria, il socialista belga Karl-Heinz Lambertz, originario della piccola regione germanofona del suo paese – varierà molto nelle nostre regioni e città. Il Comitato europeo delle Regioni è al lavoro per fare in modo che i negoziatori dell'Unione siano pienamente consapevoli di queste differenze e capiscano gli effetti concreti di Brexit per le comunità locali e le economie regionali».
A titolo di esempio, il Comitato delle Regioni nota che le province olandesi di Flevoland e di Overijssel potrebbero subire un calo dell'attività di pesca del 60%.

«L'accordo finale, così come le azioni che l'Unione metterà in atto nella fase di implementazione, dovranno tener conto anche delle esigenze delle nostre regioni e città e limitare il più possibile gli effetti negativi di questa separazione così deplorevole», aggiunge il presidente Lambertz. Brexit è prevista nel marzo 2019.

CHI RISCHIA DI PIU'
Quota del Pil regionale esposto alla Brexit (The Continental Divide? Economic Exposure to Brexit in Regions and Countries on Both Sides of The Channel)

La ricerca comunitaria è in divenire, e dà quindi un quadro ancora parziale. Più completo è un rapporto pubblicato in dicembre da un gruppo di professori provenienti da diversi atenei europei. Intitolata The Continental Divide? Economic Exposure to Brexit in Regions and Countries on Both Sides of The Channel, la relazione incrocia dati macroeconomici – l'andamento del prodotto interno lordo, dei redditi, dei flussi commerciali - per calcolare il diverso impatto regionale di Brexit.

A soffrire è naturalmente in prima battuta l'Irlanda, tradizionalmente vicina al Regno Unito. Sul continente, a subire le maggiori conseguenze di Brexit dovrebbe essere una maxiregione che va dall'Olanda alla Germania, passando dal Belgio e in parte dal Nord della Francia. Da tempo ormai, Xavier Bertrand, il presidente della regione Hauts-de-France, sta dando battaglia per evitare un Brexit troppo rigido, tale da penalizzare la sua circoscrizione elettorale.
Sia il rapporto del Comitato delle Regioni che la relazione universitaria mostrano notevoli differenze nazionali. In Italia, la regione più colpita in terlmini relativi sarebbe la Basilicata, perché quest'ultima ospita lo stabilimento da cui Fiat esporta veicoli verso il Regno Unito. In Germania, il Baden-Württenberg, sede di molte aziende industriali (da Daimler a Bosch), soffrirà più della media della Repubblica Federale, secondo uno studio preparato da quattro centri-studi tedeschi.

In Baviera e in Turingia, il governo regionale ha fatto una analisi settore per settore, attribuendo ai propri uffici precisi compiti per limitare l'impatto di Brexit. L'Istituto tedesco di ricerca sulle questioni urbanistiche (noto con l'acronimo BBSR) ha calcolato che hanno attività nell'Unione (in particolare nel Benelux e nel Nord-Reno Vestfalia) 38.900 imprese la cui società madre o azionista di maggioranza ha sede in Gran Bretagna. Viceversa, 65.200 imprese europee hanno filiali o controllate nel Regno Unito.

Come spiegano gli autori di The Continental Divide?, «lo squilibrio nell'impatto di Brexit a livello regionale potrebbe influenzare l'esito del negoziato tra l'Unione e la Gran Bretagna». In ballo, non c'è tanto il divorzio quanto il futuro partenariato. Per ora, le trattative non hanno mostrato divisioni tra i Ventisette, ma il timore di molti osservatori e che a un certo punto emergeranno i diversi interessi nazionali. Una nuova tornata negoziale dovrebbe aver luogo entro fine mese.

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