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Macron in Cina, Airbus firma intesa per aumentare la produzione di aerei

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Macron a Pechino

Macron in Cina, Airbus firma intesa per aumentare la produzione di aerei

Nessun maxi ordine, al momento. Airbus, però, ha raggiunto un’intesa per aumentare il numero degli aerei costruiti in Cina, nel suo stabilimento di Tianjin (la città dove l’Italia ha avuto una concessione coloniale fino al 1943). Dagli attuali quattro velivoli al mese, la produzione passerà a cinque a inizio del 2019 e a sei all’inizio del 2020, nella speranza di incrementare il numero di aerei venduti al governo di Pechino.

L’accordo su Airbus è uno dei risultati della visita di Emmanuel Macron a Pechino, che ha al seguito una cinquantina di manager. Non è stata finalizzata però l’attesa vendita di un centinaio di aerei a medio raggio, quasi una tradizione, ormai, durante le visite dei presidenti francesi. L’anno scorso la Boeing ha firmato un ordine per 300 aerei durante la visita di Donald Trump. È anche vero che a luglio Pechino ha acquistato 140 Airbus con un’intesa da 22 miliardi di euro siglata in occasione della visita del presidente Xi Jinping in Germania e che a dicembre la China Aircraft Leasing Group ha acquisito altri 50 A320 a un prezzo di 5,42 miliardi.

Non è impossibile che abbia pesato sulle trattative per la vendita di nuovi aerei l’acquisto da parte del consorzio europeo della linea di produzione dei jet CSeries della Bombardier, strappato ai cinesi anche grazie all’intervento del governo di Ottawa che voleva mantenere la produzione in mani occidentali. Fonti francesi, ascoltate dalla Bloomberg, hanno però confermato sono aperte trattative anche per l’acquisto di A380, il maxijumbo della Airbus.

Più interessante forse l’accordo stretto dalla Areva, la società pubblica che si occupa di nucleare ed energie alternative, che costruirà un impianto di ritrattamento del combustibile nucleare usato in Cina. Il memorandum d’intesa potrebbe avere un valore di 10 miliardi di euro.

Non è ancora un vero contratto, però. «Abbiamo l’assicurazione di un contratto - ha detto il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, al seguito di Macron - con una scadenza e una firma prevista per la primavera, e tutto questo salverà il settore. Le trattative con la Cina sono estremamente difficili, perché la loro strategia non è quella di imitare la tecnologia, ma di migliorarla». Il ritrattamento dell’uranio consiste nell’estrazione del plutonio dal combustibile nucleare usato per riutilizzarlo, con un processo costoso e pericoloso a cui molti paesi come Usa, Gran Bretagna e Giappone hanno rinunciato.

La Cina presto riaprirà le importazioni di carni bovine francese, ha annunciato Le Maire, mentre la JD.com, il più grande distributore al dettaglio cinese con circa 270 milioni di clienti, si è impegnato a vendere beni francesi per due miliardi di euro nei prossimi due anni, e ad acquistare tecnologia dalla Fives Group (ingegneria industriale) per 100 milioni di euro. La Sodexo (servizi di catering e finanziari) ha firmato un accordo di partnership della durata di cinque anni, e del valore di 400 milioni, con la Huawei. La Safran (aereonautica e difesa) ha concluso un accordo da 2,9 miliardi per fornire motori alla Spring Airlines e analoghe intese sono state strette con la Xiamen Airlines e la Hainan Airlines.

Macron ha comunque continuato a parlare di squilibri nei rapporti commerciali tra i due paesi. «Abbiamo un accesso al mercato che è squilibrato, non soddisfacente», ha detto, mentre il ministro Le Maire ha ricordato che «se gli investitori vengono in Francia o in Europa solo per avere accesso alla migliore tecnologia senza beneficiare la Francia o altri paesi europei, allora non sono i benvenuti». Molte manifestazioni di interesse da parte della Cina sono state respinte, ha aggiunto Le Maire, per proteggere gli interessi francesi.

La proposta di Macron, quindi, sembra essere quella di aprire il mercato francese agli investimenti di Pechino solo in presenza di un’analoga apertura del mercato cinese: «Apriamoci entrambi», ha detto al presidente cinese Xi Jinping. «La Francia si deve aprire di più, la Cina si deve aprire di più», ha riassunto, a margine di un forum tra imprenditori, Jack Ma, fondatore e presidente di Alibaba. In astratto, la Cina sembra interessata. «Diamo il benvenuto alla Francia perché espanda i suoi investimenti e le sue esportazioni di prodotti di alta qualità in Cina - ha detto il premier Li Keqiang a Macron - e speriamo che anche la Francia diventi più flessibile per le esportazioni di prodotti di alta tecnologia».

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