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Crescita tedesca record al 2,2%

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Europa

Crescita tedesca record al 2,2%

  • –Isabella Bufacchi

FRANCOFORTE

Il trionfo del Pil tedesco, che nel 2017 è aumentato del 2,2% ai massimi dal 2011 segnando il quarto anno consecutivo di crescita sopra il potenziale a lungo termine, strideva ieri con il tonfo della politica e la “lunga notte” dei negoziati preliminari tra Csu/Cdu e Sps per trovare un primo accordo - il primo di una lunga serie - per formare un governo di Grande Coalizione.

Al bel dato preliminare sul Pil diffuso dall’ufficio nazionale di statistica, si sono poi aggiunti altri numeri positivi a conferma dell’ottimo stato di salute di cui gode la Germania ora: da un lato l’avanzo primario da record all’1,2% e dall’altro lato la bassissima spesa per gli interessi sul debito pubblito calata nel 2017, stando ai dati resi noti ieri stesso dalla Bundesbank, all’1,86% per la prima volta sotto il 2% in dieci anni con un risparmio di 50 miliardi rispetto al tasso medio di costo di rifinanziamento del debito del 2007 (4,23%). Proprio una Germania che scoppia di salute, paradossalmente, crea più attrito che altro tra i due schieramenti di centro-destra e centro-sinistra in cerca di un accordo per governare insieme: le divergenze si esasperano proprio su come e dove spendere il bottino.

A complicare il quadro, già molto complesso, è anche la verifica con la “base” che il leader dell’Sps Martin Schulz dovrà fare già tra una settimana, quando i membri del suo partito saranno chiamati a dare formalmente il disco verde all’accordo sulla trattativa esplorativa (se raggiunto stanotte dai 39 partecipanti) sulla base del quale avviare la nuova tornata di negoziati preliminari che potrebbero durate settimane o anche mesi prima di poter dare corpo alla Grande Coalizione.

Sebbene i negoziati in corso siano blindati e chiusi nella più grande segretezza, quel che trapelava ieri sera era una lista dei temi in disaccordo più lunga di quelli concordati. Un punto di convergenza sarebbe stato trovato, per esempio, sulla rinuncia al target climatico del 2020. Ma le posizioni erano date ieri sera ancora molto distanti sul tipo di progressi richiesti nell’Unione europea. Schulz ha bisogno di spingere sull’acceleratore del programma europeista, per recuperare consensi nel suo partito, mentre la Cdu è fredda. Un altro nodo importante che ieri sera restava da sciogliere riguarda la tassazione: la crescita, l’occupazione record e la bassa disoccupazione hanno fatto lievitare le entrate tributarie e questo per il Cdu ampia i margini di manovra per abbassare, per esempio, le tasse societarie.

I socialdemocratici per contro hanno in mente di alzare le tasse sui cittadini più benestanti, per una migliore distribuzione della ricchezza. Altri punti caldi della trattativa riguardavano ieri ancora i rifugiati (soprattutto il ricongiungimento familiare), il sistema sanitario (con Spd sul piede di guerra per estendere il pagamento dei contributi anche ai redditi provenienti da investimenti finanziari e affitti).

Nella trattativa, tuttavia, dovrà rientrare anche un altro versante che è quello della sostenibilità e del rafforzamento della crescita economica. Il lavoro, da questo punto di vista, non manca stando alle valutazioni dei mercati: sebbene il 2% di aumento del Pil sia alla portata di mano per gli anni 2018-2020, alla Germania manca la mano d’opera specializzata e questa carenza andrà colmata con una maggiore spesa anche pubblica a favore di maggiori investimenti nell’apprendistato e nella formazione professionale. La Germania inoltre può fare di più nel digitale e nelle infrastrutture, che sono rimaste indietro. L’euro forte non ha compromesso le esportazioni, che restano robuste, per i prodotti tedeschi con prezzi inelastici e specializzati: ma maggiori investimenti nella ricerca e nell’innovazione sono irrinunciabili anche in un Paese come la Germania che economicamente e sotto il profilo dei conti pubblici gode di ottima salute.

.@isa_bufacchi

isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

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