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Emergenza a Città del Capo: a marzo resterà senza acqua

Effetti di una siccità lunga tre anni

Emergenza a Città del Capo: a marzo resterà senza acqua

Tra i primi a pagarne lo scotto sono stati i giocatori di cricket della nazionale indiana, che dopo il loro recente match contro la nazionale sudafricana, svoltosi negli scorsi giorni a Città del Capo, hanno dovuto abbreviare la durata della doccia post partita a soli due minuti. Ma questo non è che l’inizio: la grande e bella città situata vicino alla punta meridionale del continente africano, rischia di rimanere del tutto senza acqua nel mese di marzo, in seguito a un periodo con piogge eccezionalmente basse che dura ormai da tre anni e che ha messo in sofferenza le fonti naturali di acqua da destinare agli acquedotti cittadini.
Il governo della città, che conta circa quattro milioni di residenti , sta cercando di correre ai ripari. Ciascun cittadino può utilizzare solo 87 litri di acqua al giorno: un quantitativo che, se a un occhio inesperto sembra sufficiente, è in realtà ben sotto la media dell’acqua utilizzata nei paesi industrializzati. In Italia, per fare un esempio, secondo i dati Istat, il consumo di acqua quotidiano pro capite nel 2011 è stato di circa 175 litri.

L’amministrazione di Città del Capo ha anche chiuso gli autolavaggi e molte piscine; tra le raccomandazioni fatte ai cittadini vi è quella di raccogliere l’acqua della doccia e del lavabo e quindi riciclarla per scaricare i wc, lavarsi i denti e farsi la barba usando solo una tazza d’acqua senza lasciare il rubinetto di casa aperto, utilizzare con parsimonia lavatrici e lavapiatti. Nel frattempo, l’amministrazione di Città del Capo sta cercando di correre ai ripari costruendo a tempo di record impianti per la desalinizzazione dell’acqua di mare, mettendo in atto programmi per la raccolta e l’utilizzo delle acque sotterranee di falda e per il riciclo delle acque di scarico.

Il problema idrico nel mondo
Ma l’emergenza acuta che sta affrontando Città del Capo in questi giorni non è sicuramente l’unica. I dati messi a disposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, aggiornati a luglio del 2017, parlano chiaro. Su una popolazione mondiale complessiva di circa 7,3 miliardi di persone, il 29% non può usufruire di acqua potabile da rubinetti o pozzi igienicamente sicuri vicino alla propria abitazione, e addirittura l’11% non ha accesso a una risorsa di acqua potabile che sia a meno di 30 minuti di distanza, andata e ritorno, dalla propria abitazione. Sempre secondo stime recenti dell’Oms, muoiono per conseguenza di dissenteria da acqua contaminata circa 502mila persone all’anno.

L’acqua come diritto di tutti
Nel 2010, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha esplicitamente riconosciuto il diritto dell’uomo all'acqua. Ogni individuo ha diritto ad accedere a un acqua che sia sufficiente, continua, igienicamente sicura, fisicamente accessibile ed economica per l'uso personale e domestico.
Ma nella realtà, i dati Oms testimoniano che non è affatto così. Ovviamente, l’emergenza idrica riguarda quasi esclusivamente i paesi poveri, ma i recenti cambiamenti climatici, e il non isolato esempio di Città del Capo, fanno presagire che le situazioni dove l’approvigionamento idrico può diventare un problema possano diffondersi. Le cause sono molteplici, e non certo tutte derivanti dai mutamenti occorsi al clima negli ultimi decenni. Per esempio, secondo la società di ricerche ambientali tedesca Giz, nei Paesi in via di sviluppo l’80% dell’acqua convogliata negli acquedotti si disperde e non raggiunge i rubinetti delle case, e anche in alcune aree degli evolutissimi Stati Uniti la dispersione tocca il 50%.

Alcune soluzioni tecnologiche

Per far fronte all’emergenza acqua potabile, alcune società hanno realizzato dei metodi per mettere sotto controllo il consumo o per trovare nuove fonti. Per esempio, la compagnia francese CityTaps ha approntato un sistema che, attraverso dei contatori presenti in casa e collegati a Internet, consente di monitorare il consumo di acqua in ciascuna abitazione. Via cellulare, ciascun utente può acquistare “crediti acqua” e viene avvertito nel caso che questi vadano esaurendosi. Quando i crediti sono del tutto esauriti, il flusso viene interrotto. Il sistema è in fase di test in Niger. La società americana WaterSeer ha invece approntato un metodo con cui l’acqua può essere ricavata dall’umidità presente nell’aria, convogliando quest’ultima in camere sotterranee dove la temperatura più bassa consente la condensazione dell’umidità presente nell’aria superficiale.

Entrambe le soluzioni, come molte altre che vengono messe in campo negli ultimi anni, possono sì aiutare a risolvere il problema, ma non sono sicuramente sufficienti. Il problema del diritto all’acqua va sicuramente affrontato con scelte precise e coraggiose a livello mondiale. Altrimenti, il proclama delle Nazioni Unite rischia di restare lettera morta.

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