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Navi e migranti, patto Roma-Parigi

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Europa

Navi e migranti, patto Roma-Parigi

  • –Carlo Marroni

ROMA

L'idea era maturata in casa francese dopo il lungo braccio di ferro della scorsa estate con gli italiani attorno ai cantieri navali di Saint-Nazaire. E così si è arrivati all'annuncio dello studio di un trattato Francia-Italia che renda più forti e fluide le consultazioni e le collaborazioni in tutti i campi, dall'economia al militare, dall'immigrazione alla cultura. Il presidente Emmanuel Macron parla apertamente di “Trattato del Quirinale”, che conta di firmare entro il 2018, e il premier Paolo Gentiloni sottoscrive: «Credo sia molto importante che alle relazioni storiche tra Italia e Francia abbiamo deciso di dare una cornice più stabile e più ambiziosa con l'idea, già emersa nel vertice di Lione (del 27 settembre, ndr) e che in questo incontro abbiamo messo a fuoco, di mettere al lavoro un gruppo di persone per un Trattato bilaterale italo-francese. Cooperiamo da sempre in modo straordinario ma siamo convinti che possa rendere ancora più forti e sistematiche le nostre relazioni». Macron ieri a Roma ha incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e poi a lungo Gentiloni a Palazzo Chigi, in un incontro bilaterale che era previsto in dicembre ma che non casualmente è stato spostato in avanti, più a ridosso della campagna elettorale.

È chiaro l'intento di rendere visibile il consenso internazionale verso il governo di centro sinistra e la leadership che lo esprime, e le parole di Macron sono molto esplicite: «L'Italia entra in un periodo elettorale e vorrei sottolineare quanto sono stato contento di lavorare con Gentiloni, la sua azione in Italia, in Europa, con la Presidenza del G7 e al Consiglio di sicurezza dell'Onu ha consentito di avviare una nuova dinamica. Spetterà al popolo italiano esprimersi, decidere ma consentitemi di dire che l'Ue ha avuto molta fortuna ad avere Gentiloni in questi ultimi mesi. Un'Italia che crede nell’Ue è positiva per l'Europa, il mio auguro è che potremo continuare il lavoro che abbiamo cominciato». Reso chiaro su chi punta (per ora) l’Eliseo, si cerca di dare comunque stabilità alle relazioni e continuità ai progetti avviati, come nella cooperazione navale «dove si sta avanzando in modo chiaro e con rispetto reciproco». Altro capitolo importante è l'immigrazione: Roma e Parigi hanno individuato il campo d’azione, che ormai abbraccia i paesi di origine e quelli di transito, oltre che la stabilizzazione della Libia. «Quello che non possiamo dire ai cittadini europei è che il problema dei flussi migratori si possa improvvisamente cancellare – dice Gentiloni - dobbiamo accogliere i rifugiati che hanno diritto d’asilo, velocizzare le procedure e trasformare il fenomeno migratorio che viene dall'Africa da fenomeno complementare e illegale a fenomeno gestibile, sicuro e legale. Il che vuol dire che i flussi devono diminuire. Nessuno in Europa si può sottrarre alla responsabilità di dare un contributo».

La collaborazione italo-francese sull’immigrazione dovrà quindi proseguire quale sia l’esito del voto, se si vuole ottenere un risultato duraturo, con il rischio-populismo che incombe. «Abbiamo bisogno di un’Europa più unita. I processi di armonizzazione consentiranno di ridurre i populismi. L'Europa ha mancato di solidarietà nella gestione della crisi e di spirito democratico. Avere un’Europa più sovrana, unita e democratica, ridurrà gli estremismi, i movimenti che cercano di fratturare l'Europa e ripiegarci verso i nazionalismi».

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